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Ambiente | 25 giugno 2026 | 13:00

"Un tempo, per non lasciarli volar via, li accecavano. Oggi li rinchiudono in minuscole gabbie". Marco Albino Ferrari e il Ddl caccia: "Agli uccelli si spara solo per sadica crudeltà"

"È vero che con l'abbandono delle attività agrosilvopastorali le nostre montagne si sono ripopolate di fauna selvatica. Ma è vero anche che l'avifauna è calata drasticamente". Nonostante le proteste, è arrivato il via libera del Senato al decreto legge sulla caccia. Il commento dello scrittore sulle pagine social

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Nonostante le proteste dell’opposizione, l’Aula del Senato ha concesso il primo via libera alla riforma della legge sulla caccia, con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti.

 

Il disegno di legge 1552, altrimenti noto come "Ddl caccia", porta la firma del capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan, ed è stato voluto fortemente dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Ora, l’iter per l’approvazione prevede l’esame della Camera.

 

Se dovesse andare a buon fine, il disegno di legge andrebbe a rivedere le norme definite dalla legge 157 del 1992 per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Tra le modifiche vi sarebbe l’aumento del numero di animali cacciabili e delle aree di caccia consentite, la semplificazione dell’iter per convertire i porti d’arma stranieri. Uno dei punti più contestati è, inoltre, la presenza di limiti meno rigidi sui richiami vivi: uccelli in gabbia usati come esca sonora negli appostamenti di caccia.

 

Nei precedenti articoli avevamo ospitato le voci – per molti versi contrastanti - di Giovanni Albarella, referente dell’associazione Lipu, e Giuliano Milana, vicepresidente di Wilderness Italia. Oggi, riportiamo il commento che lo scrittore Marco Albino Ferrari ha voluto affidare ai suoi social.

 

 

Il post di Marco Albino Ferrari

 

Un tempo, per non lasciarli volar via, li accecavano. Oggi li rinchiudono in minuscole gabbie. Vengono sfruttati durante le cacce, quando il loro canto attira i consimili fino a portata di fucile.

 

Mi capita di incontrare sui sentieri questi cacciatori armati di richiami vivi (nella foto, lo scorso gennaio verso i Piani di Artavaggio). Intorno a loro un pigolare festoso, che suona come un preludio alla morte.

 

Con il recente DDL 1552 di modifica della Legge sulla caccia queste pratiche saranno soggette a un sistema di autorizzazione e controllo allentato, con 40 uccelli catturati per il richiamo a testa (10 per specie), e nessun limite per gli esemplari allevati. Non solo, si potrà sparare di notte con l’ausilio dei visori, si ridurranno le zone di tutela (comprese le distanze minime di sicurezza, anche in prossimità di centri abitati) e si estenderà il periodo venatorio.

 

È vero che con l’abbandono delle attività agrosilvopastorali le nostre montagne si sono ripopolate di fauna selvatica. Ma è vero anche che l’avifauna è calata drasticamente: i dati del Farmland Bird Index parlano di una riduzione del 33% a livello nazionale, con punte del 50% nelle pianure. È un calo che non può stupire.

 

L’uso intensivo dei pesticidi ha ridotto la presenza degli insetti, che sono la base alimentare di molte specie di uccelli. In più, il cambiamento del clima ha portato inverni sempre più tardivi: ciò significa che se a marzo è presente la neve e le temperature sono ancora tipicamente invernali, gli insetti sono scarsi. E per gli uccelli giunti sfiniti dalle migrazioni sahariane è un problema. Che diverrà fatale se la stagione venatoria sarà prolungata fino a quel delicato periodo (come consente il DDL 1552).

 

Agli uccelli non si spara per saziarsi (cosa sono pochi grammi di carne?). Agli uccelli non si spara per contenere una popolazione invasiva e molesta (come è quella dei cinghiali giganti importati dal Nord Europa). Agli uccelli si spara solo per sadica crudeltà, non saprei che altro termine usare. Che tristi i boschi silenziosi! Facciamo in modo che tordi, allodole e beccacce, continuino a cantare, mai però da una gabbia.

 

 

In copertina: Foto a sx: Marco Albino Ferrari; Foto a dx: Lipu

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