Contenuto sponsorizzato
Ambiente | 17 giugno 2026 | 06:00

Il nevaio del Monte Pollino, uno tra i più meridionali d'Europa, appare in buone condizioni: ora è un evento eccezionale, un tempo era la normalità

Si trova a 2.225 metri di quota, in una dolina che lo protegge dall'irraggiamento solare diretto, e quest'anno presenta circa 6 metri di spessore del manto nevoso, con una distesa stimata attorno ai 60 metri di lunghezza per 30 di larghezza. Siamo tornati per un momento a qualcosa che somiglia alla normalità di un tempo. E quella normalità ci appare oggi come una meraviglia

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

In questa prima metà di giugno stiamo documentando, sulle pagine de L'Altramontagna, una serie di situazioni che a prima vista potrebbero sembrare eccezionali. La Coppa del Monte Vettore con lo sci estivo sui Sibillini, il Lago di Pilato che torna ad unire le sue due vasche per la prima volta dal 2018, e oggi il nevaio del Monte Pollino che si presenta in condizioni che non si vedevano da anni. Eppure c'è qualcosa di importante da dire: tutto questo, fino a non molti anni fa, era semplicemente la normalità.

 

Sulle vette dell'Appennino i nevai erano una presenza consueta, e in alcuni casi si parlava persino di ghiacciai veri e propri, per quanto modesti. Sul Gran Sasso, fino al 1973 e anche qualche anno dopo, si sciava in pieno agosto. Lo ricordiamo bene, e lo scorso anno abbiamo dedicato un articolo proprio alla gara di slalom gigante del 15 agosto del '73, un documento fotografico e storico straordinario che dice tutto su come fosse diversa la montagna appenninica di allora.

I cambiamenti climatici in atto stanno modificando profondamente questi equilibri. Le temperature mediamente più alte del normale accelerano e anticipano la fusione del manto nevoso, mentre la quota neve si alza progressivamente, con il risultato che alle medie quote — intorno ai 1600/1700 metri — quello che un tempo era neve è diventato pioggia. E non pioggia qualunque: questo inverno passato le precipitazioni liquide a queste altitudini sono state davvero eccezionali per quantità, mentre la neve abbondante si è concentrata solo in alta quota.

 

Un inizio d'estate non eccezionalmente caldo, seguendo tutto sommato il trend degli ultimi anni, ha però favorito scenari che non eravamo più abituati a vedere. Ed è proprio questo il punto: non è che stia succedendo qualcosa di straordinario in senso positivo, è che siamo tornati per un momento a qualcosa che somiglia alla normalità di un tempo. E quella normalità ci appare oggi come una meraviglia.

Il nevaio del Monte Pollino è uno dei più meridionali d'Europa. Si trova a 2.225 metri di quota, in una dolina che lo protegge dall'irraggiamento solare diretto, e quest'anno si presenta in condizioni decisamente buone: circa 6 metri di spessore del manto nevoso, con una distesa stimata attorno ai 60 metri di lunghezza per 30 di larghezza. A documentarlo sul posto è stato Gaetano Costanza, che ha condiviso con noi immagini e video di una bellezza quasi irreale, con il bianco compatto del nevaio che contrasta con i prati verdi di inizio estate del Parco Nazionale del Pollino.

 

Alla base di questa situazione c'è soprattutto il ciclone Erminio, che tra la fine di marzo e i primi di aprile ha scaricato precipitazioni eccezionali e nevose in quota, portando accumuli (già presenti nel corso dell’anno) che localmente hanno contribuito a permettere di superare i 15 metri. Un contributo straordinario che si è sommato a quanto già depositato durante l'inverno.

 

Lo scorso anno, in questo stesso periodo, il nevaio era già completamente scomparso. Negli anni precedenti la situazione non era migliore. Ora è lì, imponente, e fa riflettere.

Non è detto però che riesca a passare l'estate indenne. Da domani le temperature torneranno ad essere eccezionalmente miti e le previsioni lasciano pensare che questa condizione possa protrarsi fino a fine mese. Continueremo a monitorarlo, come facciamo ogni anno, perché il destino estivo di questo nevaio racconta ogni volta qualcosa di più grande: la storia di una montagna che cambia, e di ciò che stiamo perdendo senza nemmeno accorgercene del tutto.

 

Fotografie e video di Gaetano Costanza

Contenuto sponsorizzato