Il "colporteur" del Monte Bianco affiora con due mesi di anticipo. Un segnale dalla montagna per constatare lo stato dei ghiacciai, minati dall'ondata di calore che sta colpendo la Francia

Nel folclore alpino, la montagna non è mai silenziosa. Tra le figure più affascinanti ed evocatrici c'è sicuramente "il portatore del Monte Bianco" che affiora tra i ghiacci e le rocce dell'Aiguille de Bionnassay. Per consuetudine il portatore si manifesta a fine agosto, ma quest'anno è apparso il 23 giugno

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nel folclore alpino, la montagna non è mai silenziosa. Le figure che abitano i boschi, i ghiacci e le creste alpine, scandiscono il tempo e custodiscono la memoria dei luoghi. Tra le figure più affascinanti ed evocatrici c’è sicuramente il colporteur du Mont Blanc (il portatore del Monte Bianco) che affiora tra i ghiacci e le rocce dell'Aiguille de Bionnassay.
La leggenda vuole che questa sagoma, con bastone e zaino, rappresenti il fantasma di uno dei grandi alpinisti di un tempo: c’è chi vi riconosce Edward Whymper, chi Jacques Balmat, e chi pensa sia il fantasma di un alpinista del passato che veglia sugli alpinisti odierni.
Per consuetudine, il portatore si manifesta a fine agosto, quando la stagione estiva ha liberato le rocce dalle nevi e dai ghiacci. La sua ricomparsa è attesa ed è divenuta quasi un rituale per gli abitanti delle valli sottostanti.
Quest'anno, però, qualcosa è cambiato. Il 23 giugno 2026 il colporteur è apparso con quasi due mesi di anticipo.
È possibile che la comparsa anticipata del portatore sia dovuta all’intensa ondata di calore che sta interessando la Francia e le Alpi Occidentali e che sta accelerando il disgelo in alta quota con settimane di anticipo rispetto alle serie storiche (e che arriva dopo un’altra ondata di calore a maggio).
Martedì 23 giugno 2026 è stata la giornata più calda in Francia dal 1947, ossia da quando vengono registrati i dati a proposito. Nel paese di Pissos, vicino Bordeaux, sono stati registrati 44,3°C, mentre a Chamonix, ai piedi del Monte Bianco, si sono toccati i 31°C. Il portatore di pietra non sa di essere arrivato troppo in anticipo. Eppure racconta in modo preciso l’intensificarsi delle ondate di calore in alta montagna e l’accelerazione della fusione dei ghiacciai. È ancora presto per capire se il 2026 sarà un anno nero per i ghiacciai (come lo fu il 2022), ma il segnale che arriva dall'Aiguille de Bionnassay merita attenzione.













