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Ambiente | 18 giugno 2026 | 12:00

"Sono l'equivalente di due grattacieli di settanta piani: l'Umbria scompare di questo passo". Fiorello, le pale eoliche e una narrazione sulle rinnovabili da ripensare

La transizione energetica in Italia non è mai stata accompagnata da una seria discussione con i territori, ma è spesso accompagnata da immagini e paure alimentate da chi non ritiene economicamente vantaggiosa la transizione verso le fonti rinnovabili. Eppure il rigore paesaggistico che pretendiamo dalle queste ultime non lo abbiamo richiesto alle fonti fossili

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Sette aerogeneratori da 200 metri tra le colline di Castel Giorgio e Orvieto, vicino al confine tra Umbria e Lazio. Il progetto del parco eolico Phobos, promosso da RWE Renewables Italia per una potenza totale di 42 MW, avrebbe generato elettricità per circa 35.000 famiglie (95.000 MWh l’anno) ed era arrivato alle ultime valutazioni positive di impatto ambientale della Regione Umbria prima di procedere con il silenzio assenso. Nel giro di qualche giorno, a fine maggio, tutto si è bloccato. Non per difformità nella progettazione o per ricorsi giuridici, ma per una frase pronunciata dal comico Fiorello in radio.

 

 

"Due grattacieli di settanta piani"

 

Durante il programma "La pennicanza" di Radio2, il conduttore si è espresso sul progetto umbro usando toni non proprio accondiscendenti: "Non si può devastare una terra meravigliosa come l'Umbria". Parole che nel giro di poche ore sono diventate virali tanto da spingere la presidente della Regione Stefania Proietti ad avviare il riesame in autotutela del silenzio-assenso sul cantiere, e che sono state accompagnate da fotomontaggi, circolati sui social, che mostravano gigantesche pale eoliche sovrastare il paesaggio di Orvieto. Fiorello, dai microfoni di Radio 2 ha continuato: "Ce l’avete presente l’Umbria quanto è piccola? Ma a scuola avete studiato le proporzioni? Lo faranno tra Orvieto e Castel Giorgio, una zona turistica, paesaggi rurali intatti per secoli, città, piazze. L’equivalente di due grattacieli di settanta piani, un impatto devastante! L’Umbria scompare, di questo passo".

Nessuno può negare che una turbina alta 200metri non abbia un impatto sul paesaggio e nessuno può negare che le colline umbre non abbiano valore turistico e agricolo, ma il modo in cui questo progetto è stato raccontato, e bloccato, meritano una riflessione che va oltre le pale umbre.

Nel dibattito nato sui social dopo le parole del comico, sono iniziate a circolare immagini non coerenti con la realtà. L’uso del termine "grattacielo" catapulta l’immaginario verso delle costruzioni massicce ed enormi, molto distanti dall’effettiva geometria di un generatore eolico. Per polarizzare ulteriormente la discussione e confondere ulteriormente i lettori, sono state accostati alle pale monumenti e chiese che nella realtà si trovano a chilometri di distanza (tra cui un accostamento tra una pala e il Duomo di Orvieto pubblicato dal Corriere della Sera il 28 maggio 2026). Secondo ANEV, l’associazione che raccoglie i produttori di energia eolica, "il dibattito su alcuni progetti eolici, tra cui Phobos, ha assunto una rilevanza nazionale anche per via degli interventi mediatici e della loro ampia ripresa sui media. Dinamiche legittime, ma che rischiano di produrre effetti distorsivi quando influenzano la percezione di procedimenti già istruiti dalle istituzioni".

 

Inserimento fotografico da Montefiascone

Provando a sviluppare una riflessione di respiro più ampio, l'attenzione ambientale e paesaggistica che richiediamo alle fonti rinnovabili non è mai stata pretesa dalle fonti fossili. Portando alcuni esempi, la torcia della Montedison a Marghera, a pochi passi dalla città di Venezia, misura 167 metri, senza considerare l’impatto dei siti petroliferi (tra cisterne, centrali e industrie) che si vedono arrivando e lasciando la città Unesco. Vicino a Siracusa, ad Augusta e Priolo, incontriamo il più grande polo industriale e petrolifero d’Europa situato a ridosso della riserva naturale Saline di Priolo.

Nessuno di questi siti industriali ha avuto il suo Fiorello, così come nessuna comunità locale ha avuto voce in capitolo sull’impatto di questi siti. Alle pale eoliche, visivamente impattanti ma che generano energia pulita, chiediamo di essere anche invisibili, dopo aver passato più di un secolo a sacrificare siti storici e culturali alla lavorazione dei combustibili fossili. La politica, che ultimamente ha trovato nell’energia rinnovabile la propria battaglia esistenziale, cavalca questo sentimento popolare basato su false percezioni.

 

 

Un paese impreparato alla transizione energetica

 

L’Italia è ancora fortemente ancora alle fonti fossili in termini di produzione di energia elettrica. E questa forte dipendenza, figlia di scelte politiche ben delineate, ci porta ad avere un costo dell’energia tra i più alti d’Europa, mentre le installazioni di rinnovabile sul territorio nazionale arrancano (secondo lo studio di Legambiente Italia Rinnovabile a fine marzo 2026 il paese aveva raggiunto appena il 33,2% dell'obiettivo complessivo al 2030). Negli ultimi giorni l’Europa ha smesso di essere accondiscendente in termini energetici e ha scritto esplicitamente, nelle raccomandazioni economiche 2026, di accelerare su rinnovabili e stoccaggi (BESS). Anche Confindustria, fino a poco tempo fa in prima linea contro le "ideologie green" che accompagnavano le rinnovabili come eolico e fotovoltaico, si è svegliata dal torpore in seguito alla chiusura dello stretto di Hormuz: l’industria italiana paga a caro prezzo questa dipendenza dal gas straniero e gli effetti sono visibili anche sul breve termine. Orsini, presidente della confederazione degli industriali, ha evocato lo sblocco degli impianti rinnovabili e ha chiesto "coerenza tra le dichiarazioni nazionali e le decisioni sui territori: non si possono invocare più rinnovabili e poi bloccarne le autorizzazioni".

In questo contesto, una discussione sull’integrazione delle rinnovabili va oltre il solo impatto ambientale ma diventa una questione industriale e politicamente strategica.

La transizione energetica in Italia non è mai stata accompagnata da una seria discussione con i territori ma è stata lasciata a immagini, metafore e paure costruite da chi non ritiene economicamente vantaggiosa la transizione verso le rinnovabili. Quando un personaggio mediatico come Fiorello parla a milioni di ascoltatori senza contraddittorio o senza informare sugli effetti, sia positivi che negativi, di queste centrali, il discorso si polarizza su chi ha il microfono. La partecipazione dei territori durante la progettazione serve proprio ad evitare che questa polarizzazione arrivi ad essere l’unico modo di affrontare il tema rinnovabile. La responsabilità politica, a livello nazionale e locale, non ha il solo scopo di snellire la burocrazia e accelerare le concessioni, ma deve creare le condizioni affinché quella conversazione avvenga con strumenti adeguati, non solo in risposta a pressioni mediatiche.

 

 

L’Umbria in prima linea come laboratorio sulle rinnovabili

 

Regione Umbria è uno dei primi laboratori italiani su cui si sperimenta l’integrazione tra rinnovabili, turismo e paesaggio. Il DL 175/2025 (il decreto-legge "aree idonee") impone di quadruplicare la potenza installata di rinnovabili mentre introduce dei vincoli molto restrittivi sulle aree dove installare eolico e fotovoltaico anche in relazione ai beni culturali (in Umbria sarebbe possibile installare rinnovabili solo sul 4% del suolo regionale).

L'assessore regionale all'ambiente Thomas De Luca ha descritto la propria visione con chiarezza: "Non immagino l'Umbria come un museo intoccabile. Immagino l'Umbria come un laboratorio, dove storia ed energia si incontrano attraverso la pianificazione intelligente e rispettosa". È una visione ambiziosa che presuppone l’apertura verso processi decisionali trasparenti e comunitari: il progetto Phobos negli ultimi anni è stato oggetto di discussioni, assemblee pubbliche e documentazione tecnica integrativa. Tutto questo processo si è bloccato con le parole di Fiorello.

Parlando a RAI News24, l'assessore De Luca ha dichiarato: "Stiamo cercando un equilibrio tra la necessità di installare impianti da energia rinnovabile per raggiungere gli obiettivi del 2030 riducendo emissioni di gas climalteranti e costi energetici, e l'applicazione di un principio di governo del territorio che permetta anche tutela del paesaggio e riduzione del consumo di suolo. Attraverso l'aggiornamento del piano paesaggistico regionale, la nostra legge regionale sulle aree idonee e il piano delle aree di accelerazione vogliamo creare un sistema che dia semaforo verde per impianti compatibili con il territorio, arancione dove ci sono criticità e rosso dove riteniamo che ci siano incompatibilità con le tutele preesistenti".

Phobos non è la fine dei parchi eolici. È il segnale che l'Italia deve ancora imparare a fare una cosa difficile: decidere insieme dove mettere il vento. E per farlo bene c’è bisogno di partecipazione reale, con dati, tempo e ascolto.

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