"Solo il 4% del territorio umbro sarebbe idoneo per l'installazione di rinnovabili", l'assessore all'ambiente Thomas De Luca risponde al decreto "aree idonee"

"Non possiamo correre il rischio che il territorio, che serve alle nostre comunità per i propri impianti, venga messo esclusivamente a servizio di grandi gruppi speculativi. Immagino l’Umbria come un laboratorio, dove storia ed energia si incontrano attraverso la pianificazione intelligente e rispettosa". Con la pubblicazione del DL n. 175/2025, il governo mette dei vincoli molto pesanti sull'installazione delle rinnovabili, rendendo pressoché impossibile raggiungere gli obiettivi energetici contenuti nella legge stessa. Thomas De Luca, assessore all'ambiente della Regione Umbria, ha risposto al alcune domande sulle aree idonee, sulle CER e su come integrare rinnovabili e paesaggio per garantire un governo del territorio che non lasci indietro le piccole imprese e i privati

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Con la pubblicazione del DL n. 175/2025 ( qui l'articolo de L'Altramontagna), il governo mette dei vincoli molto pesanti sull'installazione delle rinnovabili, rendendo pressoché impossibile raggiungere gli obiettivi energetici contenuti nella legge stessa. Thomas De Luca, assessore all'ambiente della Regione Umbria, ha risposto al alcune domande sulle aree idonee, sulle CER (le Comunità Energetiche Rinnovabili) e su come integrare rinnovabili e paesaggio per garantire un governo del territorio che non lasci indietro le piccole imprese e i privati.
Assessore, sulla questione "aree idonee" l’Umbria è stata una delle regioni apripista sulla legge relativa, ancora prima che il quadro normativo nazionale fosse definito. Con l’approvazione del DL n. 175/2025 i vincoli sulle aree si fanno più restringenti. In che modo le regioni potrebbero agire per fare si che la transizione energetica avvenga realmente sui territori evitando che i vincoli diventino un blocco totale per gli investitori ma evitando che il territorio subisca delle pesanti speculazioni energetiche?
L’Umbria è stata lungimirante, è vero, e la nostra Legge Regionale 7/2025 aveva introdotto importanti innovazioni, come garantire la qualifica di area idonea a ogni progetto destinato alle Comunità Energetiche Rinnovabili e finalizzato ai loro fabbisogni. Tuttavia, il quadro normativo nazionale, in particolare il Decreto Legge n. 175/2025, ha creato un paradosso, poiché da un lato ci impone di quadruplicare la potenza installata, ma dall'altro introduce vincoli restrittivi come il divieto di individuare aree idonee entro 500 metri dai beni tutelati per il fotovoltaico e tre chilometri per l'eolico, riducendo a meno del 4% il territorio umbro individuabile come area idonea. La norma rende compatibili i grandi interventi, ma esclude i progetti medio-piccoli. L'installazione di impianti agrivoltaici di grandi dimensioni, per esempio, in posizione adeguatamente elevata da terra, viene invece "comunque sempre consentita". Contemporaneamente, alle Regioni e ai Comuni è stata eliminata la possibilità di definire per legge aree non idonee, privandoci di strumenti per il governo del territorio rispetto ai grandi impianti. Per evitare che i vincoli diventino un blocco totale e per scongiurare la speculazione, le regioni devono difendere la propria autonomia regolatoria e di pianificazione urbanistica. Stiamo agendo su due fronti: i nostri Uffici regionali stanno analizzando approfonditamente il nuovo scenario e stiamo portando la discussione in tutti i consessi possibili, inclusa la Conferenza Stato-Regioni, per rappresentare le criticità ed elaborare emendamenti migliorativi in sede di conversione in legge del Decreto. È fondamentale che si attivino subito tavoli di concertazione nazionali che tengano conto delle richieste regionali.

Rimanendo sulla legge delle "aree idonee", che ripercussioni si aspetta sull’economia regionale nei prossimi anni? Questo regime normativo può legarci al fossile (con le conseguenze sul paesaggio e sul patrimonio culturale che vediamo) impedendo ai centri storici e alle aree interne di poter produrre e consumare la propria energia?
Le ripercussioni sull’economia sono potenzialmente devastanti. Il nuovo scenario normativo, combinato con i rilievi ministeriali, rende di fatto impossibile per famiglie e imprese realizzare impianti per i propri fabbisogni o per una CER. Il decreto ha soppresso la disposizione della nostra Legge regionale che qualificava come aree idonee quelle destinate ai progetti per le Comunità Energetiche Rinnovabili. In Umbria, imprese e famiglie si troveranno con iter autorizzativi più difficili e costi energetici che continueranno a pesare. Non solo rischiamo di non raggiungere gli obiettivi del PNIEC, ma assistiamo a un capovolgimento: si blocca la transizione democratica basata sulle piccole e medie imprese e sulle comunità, mentre si spiana la strada ai mega impianti, come i grandi agrivoltaici ed eolici, legando la nostra regione a un sistema energetico meno partecipato. Inoltre, il MASE ha riscontrato che anche le previsioni dell'articolo 7, comma 3, della nostra legge, che si occupano di impianti mini e micro (fino a 3 e 500 kW per il fotovoltaico), non sono in linea con la disciplina dei regimi amministrativi semplificati previsti dal quadro normativo statale (D.Lgs. n. 190 del 2024). Ciò significa che anche i piccoli progetti, fondamentali per la produzione e il consumo di energia nelle aree interne, potrebbero incontrare difficoltà procedurali se le disposizioni regionali non vengono adeguate. Un'ulteriore grave conseguenza della restrizione delle aree idonee è il rischio di far schizzare alle stelle il prezzo dei terreni, soprattutto quelli industriali e produttivi, con danni devastanti per la nostra economia. Non possiamo correre il rischio che il territorio, che serve alle nostre comunità per i propri impianti, venga messo esclusivamente a servizio di grandi gruppi speculativi.
Parlando di aree interne, le CER sono uno strumento fondamentale per i cittadini e le piccole medie imprese. Vista la rimodulazione del GSE e del MASE sui fondi PNRR (a raggiungimento dell’obiettivo in termini di MW), come stanno le CER in Umbria? La regione ha intenzione di mettere a disposizione dei propri cittadini degli strumenti economici per supportare ancora questa iniziativa senza che le CER vengano fagocitate dalle grandi aziende energetiche?
Le CER rappresentano un pilastro fondamentale della politica energetica della Regione Umbria. Sono infrastrutture strategiche, essenziali non solo per la produzione, ma anche per il bilanciamento dei consumi sulla rete di distribuzione. Tuttavia, la situazione è di grande preoccupazione. Abbiamo subito un taglio retroattivo di 23 milioni di euro sulle risorse del PNRR destinate al finanziamento delle CER nei comuni con meno di 50mila abitanti. Questo ridimensionamento drastico della dotazione finanziaria (che a livello nazionale è scesa da 2,2 miliardi a 795,5 milioni, un taglio del 64%) è arrivato a pochi giorni dalla scadenza del bando PNRR, bruciando i business plan di migliaia di aziende. A questo si aggiunge la beffa del DL 175/2025, che ha cancellato la nostra legge regionale che definiva le aree destinate alle CER come aree idonee. Come Regione, la nostra intenzione è chiara: ci impegneremo a fare tutto il possibile per compensare i tagli decisi dal Governo. Stiamo già lavorando sulla riprogrammazione dei fondi europei e su un'attenta valutazione delle opportunità offerte dalla Mid Term Review sugli interconnettori energetici. Questi strumenti economici sono essenziali per sostenere i progetti e impedire che le CER, concepite per essere un motore economico e democratico che crea valore nei territori, vengano bloccate o, peggio, fagocitate da grandi interessi esterni. Ogni semplificazione e incentivo per le CER è un investimento, non una spesa.
Per concludere, l’Umbria ha un assetto prevalentemente montano, con un patrimonio culturale e ambientale molto vasto e diffuso. Si parla spesso di un conflitto tra paesaggio e rinnovabili che, il più delle volte, sembra incolmabile. Come immagina il paesaggio umbro tra 10 anni? Un museo intoccabile o un laboratorio dove storia ed energia possono incontrarsi?
L'Umbria è un territorio di identità e paesaggio unici, e siamo consapevoli delle implicazioni della normativa sulla salvaguardia paesaggistica. La nostra Legge regionale, prima del DL 175/2025, cercava proprio di indirizzare i progetti, ad esempio quelli eolici, fuori dalle visuali panoramiche identitarie, individuando aree idonee con una buona disponibilità di vento ma con basso impatto panoramico dai centri storici. La mia visione per l’Umbria tra 10 anni non è quella di un museo intoccabile, sterile e fermo. Un paesaggio intoccabile che ci condanna all'impossibilità di raggiungere gli obiettivi del PNIEC e ci rende dipendenti da energie esterne, non è sostenibile. Immagino l’Umbria come un laboratorio, dove storia ed energia si incontrano attraverso la pianificazione intelligente e rispettosa. Questo significa una transizione energetica che sia radicata nei territori e democratica, che valorizzi l'autoconsumo e le Comunità Energetiche, e che eviti le grandi speculazioni. Lavoriamo affinché i cittadini e le imprese umbre possano produrre la propria energia in armonia con il paesaggio, assicurando che la nostra terra non sia messa al servizio esclusivo di altri. Dobbiamo fare sistema e coesione per difendere l'equilibrio tra sviluppo economico e tutela del paesaggio, trasformando il conflitto in una coesistenza virtuosa. Il futuro del paesaggio umbro deve essere un futuro di sostenibilità ambientale ed economica.












