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Ambiente | 27 novembre 2025 | 12:00

Entra in vigore il Decreto-Legge sulle aree idonee per l'installazione di rinnovabili: vincoli di 3 chilometri dai beni culturali, cave dismesse, agrivoltaico

Considerata la peculiarità di molte aree montane e non solo, è possibile che i vincoli normativi rendano di per sé impossibile l’installazione di impianti rinnovabili su una percentuale molto ampia del territorio nazionale ostacolando, di conseguenza, il raggiungimento degli obiettivi nazionali di produzione di energia rinnovabile

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

È entrato in vigore il Decreto legge n.175 del 21 novembre 2025 "Misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili" che contiene le aree idonee ad ospitare impianti ad energia rinnovabile e fissa gli obiettivi energetici di ogni regione al 2030. L’articolo 2 apporta delle modifiche significative al DL 25 novembre 2024, n. 190 cercando di fare chiarezza sulle aree destinate alla produzione di energia rinnovabile, sia in-shore (sulla terraferma) che off-shore (in mare). Le regioni e le provincie autonome avranno 120 giorni per individuare ulteriori aree idonee rispetto a quelle già indicate nel decreto.

 

Quali sono le aree idonee

 

Il decreto individua, tramite l’articolo 11-bis, le aree idonee per l’installazione di rinnovabile. Sono da considerare aree idonee i siti esistenti (dove insistono già degli impianti che saranno soggetti a rifacimento e potenziamento), i siti degradati e soggetti a bonifica, cave e miniere dismesse e discariche chiuse. Il decreto individua anche delle aree demaniali dove l’installazione è consentita: dai beni del demanio militare ai siti in gestione delle Ferrovie dello Stato italiane o sui bene immobili di proprietà dello stato individuati dall’agenzia del demanio. Non tutti gli immobili saranno soggetti all’integrazione di impianti di produzione di energia in quanto il vincolo dei beni culturali è maggiore.

Tra le aree idonee "aggiuntive per specifici impianti" ricadono le aree adiacenti alla rete autostradale. Le aree interne agli impianti industriali sottoposte ad autorizzazione integrata ambientale (AIA), le aree adibite a parcheggi, gli invasi idrici o i laghi di cave e miniere dismesse.

Un focus particolare è stato fatto sull’installazione di fotovoltaico a terra, il quale è consentito esclusivamente sui siti esistenti, in cave e miniere dismesse, in siti aeroportuali o ferroviari in aree industriali adiacenti alle autostrade. L’agrivoltaico è sempre consentito con moduli elevati da terra in modo da consentire la continuità delle attività agro-pastorali.

 

Gli obiettivi regionali per la produzione di energia rinnovabile

 

Il decreto contiene gli obiettivi di potenza installata al 2030 ma vincola tali valori alla tutela delle aree paesaggistiche e culturali (tra cui la tutela dei corpi idrici, delle aree agricole di pregio, delle aree forestali e delle zone Rete Natura 2000). Secondo il decreto è vietato prevedere dei divieti generici per l’installazione di rinnovabile se non nelle aree agricole di pregio e nei siti UNESCO (in cui ricadono anche molti centri storici dove non si potrà integrare il fotovoltaico agli edifici esistenti). Le priorità rimangono sulle aree industriali, sulle superfici impermeabilizzate (come parcheggi e capannoni) e sulle aree industriali in crisi per favorire l’autoconsumo e la riconversione industriale.

L’obbiettivo al 2030 di installare 80.001 MW di energia rinnovabile si dovrà scontrare con i vincoli contenuti nel decreto, come l’esclusione delle aree comprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela del Codice dei beni culturali e del paesaggio e le aree comprese in una fascia di rispetto di 3km da tali beni, per l’eolico, e 500metri per il fotovoltaico. Vista la peculiarità di molte aree montane e non solo, è possibile che questi vincoli rendano di per se è impossibile l’installazione di impianti rinnovabili su una percentuale molto ampia del territorio nazionale e minino di conseguenza il raggiungimento degli obiettivi nazionali di produzione di energia rinnovabile.

Tra le regioni montane, la Valle d'Aosta dovrebbe aumentare la propria potenza rinnovabile del 1114% (al 2030), l'Umbria del 529% mentre le provincie autonome di Trento del 350% e quella di Bolzano del 270%. I prossimi mesi saranno cruciali per capire come i vincoli paesaggistici permetteranno di raggiungere gli obiettivi contenuti nel Decreto stesso. 

 

Gli obiettivi di installazione di rinnovabile contenuti nel decreto

Le prime reazioni di Umbria e Sardegna

 

Diverse reazioni sono già arrivate al decreto-legge. Dopo gli scontri tra governo e regioni sulle definizioni di "aree idonee", l’obiettivo di questo decreto sarebbe stato quello di riscrivere in modo omogeneo la carta nazionale delle rinnovabili.

Secondo Alessandra Todde, presidente della Regione Sardegna, il decreto "è un atto di forza che calpesta il ruolo delle Regioni e ignora completamente la voce dei territori" in quanto il decreto rende inefficaci tutte le leggi regionali sulle aree idonee e impone a livello statale una visione uniformata sulla transizione energetica senza accogliere le specificità dei territori. Secondo Todde "alle Regioni viene chiesto di adeguare le proprie norme al decreto del Governo, cancellando la possibilità di governare la transizione energetica secondo le esigenze del territorio". La Sardegna, regione a produzione energetica prevalentemente fossile, è stata oggetto negli ultimi anni di una vera e propria speculazione energetica, tanto da approvare una moratoria che bloccasse tutti gli impianti a produzione rinnovabile sul territorio regionale, che è stata poi dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale nel 2025.

In Umbria la discussione sulle aree idonee ha preso un’altra sfumatura: secondo l’assessore all’Ambiente Thomas De Luca, la priorità del governo e delle regioni deve essere quello dell’autonomia energetica e della salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico. L’Umbria era stata una delle prime regioni a dotarsi di una norma regionale sulle aree idonee e ad incentivare le Comunità Energetiche (CER) e i piccoli impianti. Secondo De Luca, il decreto entrato in vigore il 22 novembre "impedisce alle Regioni di individuare aree idonee entro 500 metri dai beni tutelati dal Dlgs 42/2004. Una norma che, de facto, cancella la grande innovazione introdotta dalla Legge Energia regionale sulle CER, che garantisce la qualifica di area idonea a ogni progetto destinato alle comunità energetiche e finalizzato ai loro fabbisogni". Sempre secondo l’assessore umbro, le CER sono un elemento centrale nel bilanciamento della rete e nella produzione energetica e l’Umbria si impegnerà nei prossimi mesi a compensare le mancanze governative.

 

 

 

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