Contenuto sponsorizzato
Ambiente | 20 aprile 2026 | 06:00

Le piante che hanno preso la forma delle piramidi: modellati dal vento e dagli animali al pascolo, gli affascinanti agrifogli delle Madonie mettono in dialogo pastorizia e vegetazione

A raccontarci, con parole e immagini, le splendide "piramidi" del Parco delle Madonie è Matteo Orlando, fotografo naturalista siciliano. Ci troviamo infatti poche centinaia di metri di dislivello sopra l'antico paese di Geraci Siculo, un luogo dove da secoli uomo e natura adattano le proprie abitudini nel nome di una convivenza millenaria

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Per generazioni, le persone partivano all’alba dai paesi, come Geraci Siculo, e salivano lungo questi pendii seguendo sentieri imparati a memoria. Era un movimento continuo, stagionale ma anche quotidiano, legato al pascolo, alla gestione degli animali, alla sopravvivenza stessa. L’uomo modificava il territorio, ma allo stesso tempo nè rispettava i limiti e le dinamiche. Gli agrifogli, con le loro forme, sono il risultato visibile di questo dialogo millenario".

 

Oggi, salendo dall’abitato di Geraci Siculo, un paese di origini medioevali a mille metri in provincia di Palermo, e attraversando l’ampio vallone che vi si apre di fronte, si incontreranno una serie di antichi recinti usati dai pastori per il bestiame. La zona è puntellata di torrenti e abbeveratoi, alternati qui e lì da qualche primo agrifoglio. È il cuore del Parco delle Madonie, un luogo storicamente formato dall’interazione tra l’ambiente naturale e l’attività antropica.

 

Arrivando più in quota, si entra in una faggeta intervallata da piccole radure, fino a giungere nel più grande recinto delle Madonie, il Màrcato Cixè, fatto interamente con le pietre del luogo. Proseguendo in falsopiano si raggiunge quindi Pietra Giordano, dove si trovano gli agrifogli più belli del comprensorio, i quali, modellati dal vento e dagli animali al pascolo, hanno preso la forma di piramidi vegetali, ora piccole ora imponenti, che con le loro foglie aguzze nascondono il tronco fino al suolo.

 

A raccontarci questo luogo oggi è Matteo Orlando, fotografo naturalista e paesaggista, nonché studente di Scienze Biologiche, tirocinante all’Ente Parco delle Madonie. Nel 2025, Orlando ha pubblicato il libro "Le Madonie attraverso i miei occhi", che raccoglie sette anni di lavoro e 15mila ore di lavoro sul campo: un racconto fatto di immagini, ma anche di esperienze, silenzi, attese e incontri.

Ci descriveresti la vista di quel crinale? Come sono fatte queste piramidi? Quali forme assumono?

.

Lo sguardo scende verso Geraci Siculo, con il paese che appare come un punto di riferimento lontano ma costante, dall’altro si aprono distese ampie, dove il senso dello spazio diventa protagonista creando centinaia di campi di calcio. La vista da quel crinale è qualcosa che non si esaurisce in uno sguardo, è un’esperienza che cambia con la luce, con il vento, con le stagioni.

Il versante alterna pendii ripidi, affioramenti rocciosi e pianori. In questo contesto emergono le cosiddette "piramidi": agrifogli che, nel corso dei decenni o dei secoli, hanno assunto forme sorprendenti. Alcuni sono quasi perfetti nella loro geometria, conici e compatti come se fossero stati modellati intenzionalmente. Altri invece raccontano una storia più tormentata, sono storti, inclinati, e a volte contorti, cresciuti attorno o sopra le rocce, adattandosi a ogni ostacolo.

Ci sono esemplari piccoli, bassi e densi, che resistono al vento e alla neve, e altri più grandi, che si elevano come presenze monumentali nel paesaggio. Camminare tra loro dà davvero la sensazione di trovarsi in un museo a cielo aperto, dove ogni forma è unica e irripetibile, e dove il tempo ha lavorato lentamente, senza fretta, trasformando semplici arbusti in vere e proprie sculture naturali.


In che modo la forma piramidale di questi agrifogli è l’esito dell’interazione tra uomo e natura?

 

Per secoli, questi territori sono stati attraversati e vissuti da pastori e allevatori. Il pascolo continuo di bovini, ovini e cavalli ha esercitato una pressione costante sulla vegetazione. Gli animali tendono a brucare le parti più basse e accessibili delle piante: rami giovani, foglie tenere, tutto ciò che è alla loro portata. Così l’agrifoglio, per sopravvivere a questo tipo di pressione, ha progressivamente adattato la propria crescita.

Un dettaglio molto interessante riguarda anche la differenza tra le foglie nelle varie parti della pianta, la parte bassa degli agrifogli è fitta, compatta e caratterizzata da foglie piccole e molto spinose, una vera difesa contro il morso degli animali. Man mano che si sale in altezza, dove il rischio di brucatura diminuisce, le foglie diventano progressivamente più grandi, lisce e prive di spine, perché la pianta non ha più bisogno di investire energia nella difesa. Questo processo, ripetuto per generazioni, ha portato alla formazione di chiome compatte e coniche.

Ma non è solo il pascolo a intervenire. Il vento costante modella le superfici esterne, la neve in inverno comprime e piega i rami, rendendoli più resistenti e compatti, mentre il terreno roccioso limita e indirizza lo sviluppo delle radici.

L’uomo non ha "creato" queste forme, ma ha innescato una dinamica che la natura ha poi elaborato e perfezionato nel tempo. È un equilibrio delicato, una vera e propria coevoluzione in cui ogni elemento animali, clima, suolo e presenza umana contribuisce a definire il risultato finale.

Perché quello di Geraci Siculo si presenta così diverso dal crinale opposto, che guarda a Petralia Soprana?

 

Dal lato di Petralia Soprana il paesaggio si apre in modo più ampio, grandi pianori si alternano a distese fitte di ginepri, talmente compatti da creare quasi una trama continua. Qui troviamo anche faggete monumentali, con alberi antichi, dai tronchi nodosi e dalle forme scolpite dagli anni. È un ambiente che trasmette una sensazione di respiro, di apertura, quasi di vastità "infinita".

Sul versante di Geraci Siculo, invece, il paesaggio cambia completamente, diventa più frammentato, più "verticale" e scultoreo. Gli agrifogli piramidali emergono tra le pietre e dominano la scena, qui ogni elemento appare più individuale, più definito, come se ogni pianta avesse una propria identità.

Troviamo anche un ambiente umido e paludoso, con torbiere che custodiscono informazioni ecologiche e storiche preziose, veri archivi naturali della memoria del territorio. Allo stesso tempo, si trovano anche antichi "marcati " utilizzati dai pastori, un tempo animati dalla vita quotidiana dei nostri antenati. Alcuni sono ancora in uso, altri sono ridotti a semplici pietre sparse, testimoni di un tempo in cui le montagne rappresentavano fonte di sostentamento, fatica e sacrificio quotidiano.

Questa differenza è il risultato di una combinazione di fattori: l’esposizione ai venti, la quantità di umidità, la composizione del suolo, ma anche e direi soprattutto la storia dell’utilizzo umano del territorio. Le modalità di pascolo, la frequenza, le aree più o meno frequentate dagli animali nel corso dei secoli hanno inciso profondamente sull’evoluzione del paesaggio.

È come se i due versanti raccontassero due storie diverse della stessa montagna.

Foto credits: Matteo Orlando

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
| 19 aprile | 19:00
Un itinerario ad anello che conduce alla scoperta di un paesaggio sorprendente. Da Ceriana fino alla Cima [...]
Storie
| 19 aprile | 18:00
Tor è un villaggio in cui il tempo per lunghi decenni sembra aver seguito due ritmi paralleli: quello dei pascoli e [...]
Attualità
| 19 aprile | 13:00
Dalle iniziative educative, agli spazi polifunzionali, ai progetti di invecchiamento attivo: i lavori finali dei [...]
Contenuto sponsorizzato