La conquista del K2: una serata per Giuliano De Marchi, dalla grande controversia del 1954 alla salita 50 anni dopo. "In Nepal oggi aiutiamo gli ultimi che lui amava"
Nella serata di giovedì 16 aprile il Cinema Italia si è riempito di persone appassionate di alpinismo e che stimavano Giuliano De Marchi, medico e alpinista bellunese (di adozione) morto nel 2009 sull’Antelao. L’occasione è stata la proiezione del documentario “K2 La grande controversia”, che ha permesso di analizzare la salita italiana del 1954 ma anche ricordare come la storia dell’alpinismo si intrecci con quella di popoli che oggi l'associazione in suo nome aiuta con progetti sanitari ed educativi

BELLUNO. Una serata per ricordare Giuliano De Marchi andando sul K2 con lui e, cinquant’anni prima, con Walter Bonatti. E raccontare la storia di un Ottomila in connessione con le Dolomiti bellunesi, passione di De Marchi ma anche di Reinhold Messner che ha realizzato un documentario per far luce sulla nota spedizione del 1954.
Nella serata di giovedì 16 aprile il cinema Italia si è riempito di persone appassionate di montagna, alpinismo, o semplicemente che stimavano Giuliano che, nato a Conegliano, è vissuto a Belluno dove ha lavorato come urologo. Membro del Soccorso alpino ed esperto di medicina d’alta quota, faceva parte della Commissione medica centrale del Cai e della Commissione del Ministero della sanità per lo studio dei problemi della sanità nelle aree montane.
Amante delle Dolomiti, ha conquistato tre Ottomila e partecipato a una delle due spedizioni sul K2 organizzate 50 anni dopo l’ascesa della “grande controversia”, come si intitola il documentario. Parliamo infatti della nota vicenda legata alla salita italiana del 1954, quando l’Italia “uscita in maniera disastrosa dalla seconda guerra mondiale - spiega lo scrittore Flavio Faoro - tentò il riscatto sul terreno delle conquiste dell’Himalaya. Quattro anni dopo il primo Ottomila, provò a dire la sua anche grazie ad Alcide De Gasperi, che ottenne dal governo pakistano il permesso di farlo: fu una spedizione gigantesca, con 450 portatori e 14 alpinisti, tra cui il giovane 24enne Walter Bonatti”.
Il resto è storia, legata sia alla conquista della vetta da parte di Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sia alla controversia sul ruolo di Bonatti e la notte trascorsa insieme all’alpinista e portatore Amir Mahdi all’esterno, esposti a un serio rischio di assideramento e dopo lo sforzo sovrumano per recuperare le bombole dell’ossigeno. Per decenni dovettero difendere la loro versione dalle accuse di aver voluto sabotare l’impresa dei compagni per salire sulla cima al loro posto. Fu quarant'anni dopo, nel 1994, che il Cai pubblicò i primi articoli che davano ragione a Bonatti e solo nel 2004 incaricò tre storici di un’indagine finale, che confermò la sua versione sul bivacco e l’ossigeno.
Il documentario è stato presentato per la prima volta lo scorso ottobre e a Belluno è stato riproposto insieme alle riprese di De Marchi girate su quella stessa montagna nel 2004. Descritto come “in profonda sintonia con la natura e l’universo che lo circondava”, De Marchi è mancato il 5 giugno 2009 durante una salita scialpinistica in solitaria sull’Antelao, “tra le montagne di casa sua”. Dai suoi video emerge una montagna diversa, non solo sportiva, avventurosa, rischiosa, ma anche umana, con le voci della gente locale, l’interesse antropologico per le altre culture, e il legame con i compagni di spedizione, di cui in quell’occasione assunse la guida dopo che il capo spedizione dovette rientrare in Italia. Una scelta definita “giusta, vista la sua grande esperienza himalayana, la sua saggezza e il suo carisma”.
A raccontare tutto ciò è la voce della moglie Simonetta Civran, oggi presidente dell’associazione Giuliano de Marchi per il Nepal, con sede a Belluno e oltre 25 progetti per aiutare quegli ultimi dai quali Giuliano sarebbe voluto tornare dopo la pensione. “La nostra associazione è attiva da anni in Nepal - sottolinea - e si rivolge alle categorie di persone più fragili: giovani in cerca di lavoro, donne vittime di violenza, famiglie bisognose, anziani. Lo facciamo con ricostruzioni post terremoto, ambulatori e centri medici, sostegno di ragazzi nelle scuole: nel nostro sito (https://giulianodemarchi-nepal.org) abbiamo scelto di mettere molte fotografie affinché quello tra i progetti possa essere un viaggio da fare in un Nepal non turistico o legato alle grandi scalate, ma quello della povera gente che non va dimenticata”.
E se, come ribadisce Messner, la storia dell’alpinismo è importante quanto l’alpinismo stesso al punto che “solo chi ha sofferto lassù, può davvero raccontare il K2”, allora anche raccontare e ascoltare la solidarietà è importante quanto farla, perché solo così si può rendere il mondo, tutti insieme, un posto migliore.












