La "seggiovia fantasma" che è impossibile non fermarsi a guardare: l'impianto, fermo da anni, domina ancora il versante della montagna

C'è qualcosa di particolare in questo impianto sul monte Cusna: non trasmette soltanto nostalgia, ma racconta l'evoluzione della montagna e il cambiamento climatico e del turismo negli ultimi anni

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Ci sono montagne che lasciano il segno ancora prima di iniziare il cammino. Il monte Cusna, con i suoi 2.121 metri, è una di queste. La nostra escursione è partita da Febbio 2000, storica località sciistica dell'Appennino Reggiano, oggi sempre più punto di riferimento per il turismo escursionistico.
Appena arrivati è impossibile non fermarsi ad osservare quella che ormai tutti conoscono come la "seggiovia fantasma".

L'impianto, ormai fermo da anni, domina ancora il versante della montagna e rappresenta uno dei simboli più caratteristici di Febbio. Le vecchie seggiole sospese, i piloni e la linea che sale verso la quota superiore raccontano una storia fatta di inverni ricchi di neve, piste affollate e migliaia di sciatori che per decenni hanno scelto questa località.

Prima di partire ci siamo soffermati a osservarla. C'è qualcosa di particolare in questo impianto: non trasmette soltanto nostalgia, ma racconta l'evoluzione della montagna e il cambiamento climatico e del turismo negli ultimi anni.

Oggi Febbio guarda al futuro con una nuova vocazione. La moderna seggiovia permette di raggiungere comodamente quota 1.550 metri, punto di partenza ideale per escursioni verso il Monte Cusna, itinerari in mountain bike e passeggiate.
Noi abbiamo affrontato la salita insieme al Cai di Popoli, seguendo uno dei sentieri più belli dell'Appennino settentrionale. Fin dai primi metri il panorama si apre sulle montagne emiliane, mentre il percorso attraversa pascoli d'alta quota e ambienti dove la fauna è protagonista. Lungo il sentiero abbiamo osservato diverse tane di marmotte e avuto anche la fortuna di vedere alcuni esemplari correre tra le rocce.

Uno dei punti più significativi dell'itinerario è il rifugio Cesare Battisti, storico presidio dell'Appennino Tosco-Emiliano e tappa obbligata per chi frequenta il crinale. Il rifugio è conosciuto anche ben oltre i confini dell'Emilia-Romagna grazie alle straordinarie immagini che ogni inverno mostrano accumuli di neve davvero impressionanti. Le fotografie del Battisti completamente sommerso dalla neve hanno fatto negli anni il giro del web, diventando uno dei simboli degli inverni più rigidi dell'Appennino.

Proseguendo lungo la dorsale si raggiunge infine la vetta del monte Cusna, conosciuto anche come "L'Uomo Morto", un nome che deriva dal caratteristico profilo della montagna osservata dalla pianura, dove ricorda la sagoma di una persona distesa.
Dalla cima il panorama ripaga ampiamente della salita. Lo sguardo spazia sulle montagne dell'Appennino Tosco-Emiliano in un ambiente ancora autentico, dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso.
Eppure, tornando con lo sguardo verso valle, è proprio quella vecchia seggiovia a catturare nuovamente l'attenzione. Rimasta immobile per anni, continua ad essere uno dei simboli di Febbio 2000 e della sua storia. Un impianto che racconta il passato dello sci sull'Appennino, ma che oggi convive con una nuova idea di montagna fatta di escursionismo, natura e turismo sostenibile.
Visitare il monte Cusna significa proprio questo: camminare tra paesaggi spettacolari, rifugi storici e sentieri ricchi di fascino, senza dimenticare le testimonianze di un passato ancora visibile in questo angolo dell'Appennino.
Fotografie di Thomas Di Fiore e cartoline del comprensorio sciistico negli anni '80












