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Ambiente | 07 aprile 2026 | 06:00

"Una delle sfide più complesse e urgenti che il territorio europeo si trova ad affrontare". Incendi boschivi: oltre un milione di ettari bruciati nel solo 2025

Il JRC - Joint Research Centre della Commissione Europea ha pubblicato il Rapporto annuale sugli incendi boschivi avvenuti nel 2025 in Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Lo scorso anno, la superficie bruciata nella sola Unione Europea ha superato un milione di ettari: un fenomeno direttamente connesso alla crisi climatica che va urgentemente affrontato in modo integrato: dalla prevenzione alla preparazione, dalla lotta al ripristino

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Il JRC - Joint Research Centre della Commissione Europea ha pubblicato il Rapporto annuale sugli incendi boschivi avvenuti nel 2025 in Europa, Medio Oriente e Nord Africa, basato sui dati del Sistema europeo di informazione sugli incendi forestali (EFFIS).

 

Dopo un 2024 relativamente tranquillo per quanto riguarda gli incendi boschivi, nel 2025 la superficie bruciata nella sola Unione Europea ha superato un milione di ettari: si tratta del valore più alto dall’istituzione del sistema EFFIS. Circa il 39% di tale superficie ha interessato aree della Rete Natura 2000, quindi aree protette, in particolare in Spagna, Romania e Portogallo.

 

Per quanto riguarda l’Italia, la superficie totale bruciata è stata di 96.539 ettari, quasi il doppio della media, distribuiti in 1.910 incendi. L'85% dei danni si è verificato durante la stagione estiva, periodo in cui si sono concentrati la maggior parte degli incendi più gravi dell'anno, tra cui uno di oltre 5.500 ettari in Sicilia, nell’area di Trapani. Altri 23 incendi hanno superato i 500 ettari, un numero significativamente superiore ai 6 del 2024. Un quarto della superficie totale bruciata (27.220 ettari) si è verificato in aree protette della Rete Natura 2000.


La copertina del Report del Joint Research Centre

La regione mediterranea ha sperimentato diverse ondate di calore durante l’estate del 2025. La più estrema, avvenuta nelle prime tre settimane di agosto e concentrata nel Mediterraneo occidentale, ha amplificato una serie di eventi che hanno bruciato circa 560.000 ettari, quindi oltre la metà della superficie totale bruciata in UE nel 2025. Questo conferma il cosiddetto "paradosso dell’estinzione": le potenti strutture terrestri ed aeree messe in campo dagli Stati per la lotta attiva agli incendi sono in grado di intervenire tempestivamente ed efficacemente sul 90% degli eventi nelle giornate a meteorologia tranquilla. Ma in condizioni meteorologiche estreme i sistemi collassano: pochi, singoli eventi diventano così molto ampi e devastanti.

 

Per quanto riguarda la stagionalità, nel 2025 l’attività degli incendi è iniziata precocemente, con picchi nel numero e nelle superfici bruciate già a marzo. La stagione è poi proseguita in modo pesante nei mesi estivi, durante i quali diversi Paesi dell’area mediterranea hanno registrato grandi incendi. Una serie di incendi di notevoli dimensioni ha colpito, in particolare, la parte nord-occidentale della Penisola Iberica nelle prime tre settimane di agosto. In questo periodo, relativamente breve, 22 incendi quasi simultanei, superiori a 5.000 ettari, hanno prodotto una superficie bruciata di 460.585 ettari, pari al 43% del totale nei paesi dell’UE.

 

Nel complesso, la stagione degli incendi 2025 si è allineata ai modelli osservati negli ultimi anni: avvio precoce della stagione; ondate di calore più frequenti e intense, che favoriscono incendi di maggiore estensione; alcuni grandi incendi che si verificano a latitudini più elevate rispetto al passato.


Immagine acquisita dal satellite Copernicus Sentinel-2 il 16 agosto 2025, in un'area di confine tra Spagna e Portogallo. Credit: European Union, Copernicus Sentinel-2 imagery

Come ha recentemente spiegato Luca Musio sulla rivista specializzata "Sherwood" presentando la recente "Comunicazione della Commissione Europea sulla gestione integrata del rischio di incendi", il fenomeno degli incendi boschivi rappresenta: "Una delle sfide più complesse e urgenti che il territorio europeo si trova ad affrontare nel contesto dei cambiamenti climatici in atto. Il 2025, con oltre un milione di ettari percorsi dal fuoco, rappresenta solo l'ennesimo tassello di un mosaico preoccupante già da tempo: quattro degli ultimi cinque anni hanno registrato valori ben al di sopra della media storica europea. Autorevoli proiezioni scientifiche, elaborate sulla base di diversi scenari di cambiamento climatico, indicano che il XXI secolo sarà segnato in misura sempre maggiore da questo fenomeno, rendendo indifferibile un cambio di paradigma nella gestione del rischio incendi".

 

La Comunicazione della Commissione, indirizzata al Parlamento Europeo e alle principali istituzioni comunitarie, riconosce apertamente la situazione critica in cui versano i territori degli Stati Membri e li invita ad avvalersi con senso di responsabilità degli strumenti messi a disposizione dall'Unione (fondi, dati e conoscenza) per implementare concretamente un approccio di gestione che affronti il rischio degli incendi in modo integrato, adattato ai diversi contesti territoriali e coprendo l'intero ciclo di gestione del rischio: dalla prevenzione alla preparazione, dalla risposta al ripristino.

 

Secondo Musio: "La strategia delineata dalla Commissione, fondata su prevenzione, preparazione, risposta e recupero, riconosce la complessità multidimensionale del fenomeno e la necessità di coinvolgere una pluralità di soggetti, dalle istituzioni nazionali e regionali fino agli agricoltori, ai selvicoltori e alle comunità locali. La sfida dei prossimi anni sarà quella di tradurre queste indicazioni in politiche concrete e in pratiche operative diffuse su scala territoriale, valorizzando le conoscenze locali e garantendo continuità e adeguatezza delle risorse finanziarie.

 

Non solo investimenti sulla lotta, quindi, ma una pluralità di attività, a partire dalla sempre più necessaria prevenzione, in particolare in quei territori dove l’abbandono crea situazioni di potenziale rischio.

 

"Lo spopolamento rurale e l'abbandono, fenomeni particolarmente diffusi nell'area mediterranea, favoriscono l'accumulo di vegetazione infiammabile e la formazione di paesaggi omogenei ad alto rischio", spiega Musio. "Una gestione forestale sostenibile e paesaggi diversificati, strutturati secondo criteri di eterogeneità spaziale e compositiva, riducono la disponibilità di combustibile, rallentano la propagazione del fuoco e contribuiscono a limitare l'estensione dei grandi incendi". 

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