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Ambiente | 28 luglio 2026 | 13:00

Governare l'inaspettato: quando il ghiacciaio si ritira, chi decide il futuro dei nuovi territori che emergono? Di paesaggi mai esistiti prima?

Ritirandosi, i ghiacciai non lasciano soltanto un vuoto: aprono nuovi territori. Chi li governerà? Potranno essere riconosciuti come beni comuni? Avranno forse una loro soggettività giuridica? Per dare una risposta a queste domande è nato il Manifesto europeo per la Governance dei Ghiacciai e delle Risorse Connesse. Sabato 1° agosto, sul Ghiacciaio dell'Adamello, questi i principi diventeranno proposte operative: la Carovana dei ghiacciai riparte e prova a immaginare un mondo post-glaciale

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Per secoli i ghiacciai hanno segnato un confine. Oggi, ritirandosi, non lasciano soltanto un vuoto: aprono nuovi territori. E ogni nuovo territorio pone una domanda politica prima ancora che ambientale: chi ne deciderà il futuro?

 

Dove ieri c'era il ghiaccio, oggi emergono laghi, torrenti, habitat in formazione e paesaggi mai esistiti prima. Nascono nuovi rischi, nuove opportunità e nuove responsabilità collettive. Eppure, non esistono ancora regole adeguate a governare questi spazi. Saranno considerati l'ennesima frontiera da sfruttare oppure beni comuni da custodire nell'interesse delle generazioni future?

 

È qui che emerge una questione nuova. Il diritto sa come amministrare un bosco, un pascolo o un fiume. Non sa ancora come governare un territorio che ieri era un ghiacciaio e oggi non lo è più.

 

Proteggere ciò che resta dei ghiacciai rimane una responsabilità urgente. Ma il cambiamento climatico ci impone di guardare anche oltre la loro scomparsa: ai territori nuovi che stanno emergendo e alle regole necessarie per governarli. Ci chiede di immaginare un nuovo quadro di governance capace di accompagnare la trasformazione delle montagne. Ogni territorio che emerge dalla deglaciazione attira inevitabilmente interessi economici, infrastrutturali e turistici. Pensare che questi spazi possano restare neutrali è un'illusione.

 

La domanda, allora, non è se questi territori avranno un futuro. La domanda è chi lo deciderà: le comunità che vivono le montagne, le istituzioni, la ricerca e la società civile, oppure le prime pressioni economiche che arriveranno. Anche l'assenza di regole è una scelta.

 

Per dare una risposta a queste domande è nato il Manifesto europeo per la Governance dei Ghiacciai e delle Risorse Connesse, promosso da Legambiente, CIPRA Italia, Club Alpino Italiano e Fondazione Glaciologica Italiana. Un documento che, in poco più di un anno, ha raccolto l'adesione di quasi un centinaio di soggetti: università, enti di ricerca, associazioni, amministrazioni pubbliche e organizzazioni della società civile di diversi Paesi europei.

 

Il Manifesto propone un cambio di prospettiva: le aree liberate dal ghiaccio non devono essere considerate semplici spazi disponibili, ma nuovi territori da governare fin dall'inizio. Proteggerli solo quando saranno ormai trasformati potrebbe essere troppo tardi.

 

All'interno di questa riflessione si inserisce anche il crescente movimento internazionale dei Diritti della Natura, secondo cui alcuni ecosistemi fondamentali per la vita e per l'equilibrio del pianeta meritano una tutela giuridica propria, affidata a soggetti capaci di rappresentarne gli interessi. Oggi questa prospettiva inizia a essere discussa anche per i ghiacciai, non come esercizio teorico, ma come possibile risposta al vuoto normativo che accompagna la loro rapida trasformazione.

 

Le domande sono ancora aperte: i ghiacciai possono essere riconosciuti come beni comuni? È possibile immaginare, come già avvenuto in altri Paesi per fiumi e lagune, il riconoscimento di una loro soggettività giuridica? Chi rappresenterà gli interessi degli ecosistemi che stanno emergendo dal ritiro del ghiaccio?

 

Dopo un anno di adesioni e confronto, è arrivato il momento di trasformare questi principi in proposte operative. È questo l'obiettivo del secondo incontro dei firmatari del Manifesto, in programma sabato 1° agosto sul Ghiacciaio dell'Adamello, nell'ambito dell'anteprima di Carovana dei Ghiacciai 2026.

L'incontro, aperto a tutti, intitolato "Governare l'inatteso", sarà un laboratorio di idee aperto al confronto tra mondo scientifico, istituzioni, associazioni e cittadini, con l'obiettivo di trasformare il Manifesto in una piattaforma politica e culturale capace di orientare le future politiche alpine.

 

Ricercatori, amministratori, associazioni, comunità locali e cittadini saranno chiamati a confrontarsi su come tradurre questa nuova visione in strumenti concreti di governo dei territori post-glaciali. Accanto ai momenti di confronto ci saranno una performance di danza contemporanea del Collettivo Lattea e un flash mob aperto a tutti, per ricordare che dal ritiro dei ghiacciai nasce una responsabilità collettiva che riguarda l'intera società.

 

Le domande sulla governance dei territori post-glaciali non saranno affrontate in modo astratto. Verranno discusse camminando in un paesaggio che cambia anno dopo anno, dove il ritiro del ghiaccio è già visibile e le trasformazioni del territorio non appartengono al futuro, ma al presente.

 

L'Adamello, il più esteso ghiacciaio italiano, diventerà così il luogo simbolico di una riflessione destinata ad andare oltre le Alpi. Per la prima volta il dibattito non si limiterà a raccontare ciò che il cambiamento climatico sta facendo ai ghiacciai, ma proverà a immaginare quale diritto, quale governance e quale responsabilità collettiva dovranno accompagnare il mondo che emergerà dopo il loro ritiro.

 

Ci sono incontri che si potrebbero fare in una sala conferenze. Questo no.

 

Per parlare del futuro dei ghiacciai bisogna stare dove il ghiaccio si ritira. Camminare lungo una morena, osservare un lago che pochi anni fa non esisteva, rendersi conto che il paesaggio cambia molto più in fretta delle nostre leggi.

 

Il 1° agosto l'Adamello sarà il luogo dove queste domande usciranno dai libri e prenderanno forma davanti agli occhi di chi vorrà esserci. Non per trovare risposte definitive, ma per cominciare a costruirle insieme.

 

L'Adamello non sarà soltanto il luogo in cui discutere il futuro dei ghiacciai. Sarà il luogo in cui iniziare a costruire, insieme, le regole del mondo che sta emergendo dal loro ritiro.

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