Con le Olimpiadi “in rosso” la stagione invernale di Bormio: “110mila presenze in meno e ricavi in picchiata”
A parlare è l'amministratore delegato della Sib-Società impianti Bormio, Valeriano Giacomelli: “Abbiamo avuto un forte calo – ha detto a il Giorno – anche perché in concomitanza con le Olimpiadi abbiamo dovuto tenere aperti gli impianti per gli atleti e per lo staff di ogni squadra”

BORMIO. Nella stagione delle Olimpiadi invernali, a Bormio – una delle sedi della competizione a cinque cerchi – si sono segnate circa 110mila presenze in meno rispetto all'anno precedente, con i ricavi per gli impiantisti “in picchiata”.
A riferirlo, in un'intervista rilasciata a Il Giorno per tracciare un bilancio della stagione invernale appena chiusa, è l'amministratore delegato della Sib-Società impianti Bormio, Valeriano Giacomelli. La stagione è terminata ufficialmente domenica scorsa, dopo mesi di attività nei quali la nota località sondrina – come tutte quelle interessate dalla manifestazione – ha potuto godere di grandissima visibilità, al netto però di importanti sfide sul piano logistico.
Lo stesso Giacomelli ha infatti messo l'accento sull'importanza dell'esposizione mediatica del territorio, ribadendo però come il bilancio sia, di fatto, in rosso.
“Abbiamo avuto un forte calo – ha detto a il Giorno – anche perché in concomitanza con le Olimpiadi abbiamo dovuto tenere aperti gli impianti per gli atleti e per lo staff di ogni squadra”.
I costi, in definitiva, sono stati “altissimi”– anche per la produzione di neve artificiale – con ricavi invece “in picchiata”.
A livello di presenze, continua Giacomelli, il totale per questa stagione è stato inferiore di ben 110mila unità rispetto a quella precedente: “Una grave perdita, ora speriamo di recuperarla nei prossimi anni”.
L'amministratore della Sib guarda infatti al futuro con la speranza che proprio l'immagine offerta da Bormio nel corso della competizione porti a un ritorno, nei prossimi anni, anche in termini di presenze. A livello pratico, conclude Giacomelli, la strada da percorrere è una: arrivare ad avere un comprensorio unico in Alta Valtellina, che comprenda un domani anche Livigno.












