Finite le Olimpiadi, torna a calare l’occupazione: l’effetto giochi lascia il segno negativo per Belluno. In rallentamento anche l’industria
Con la fine della stagione invernale e, quest'anno, anche delle Olimpiadi, il trend occupazionale per la provincia di Belluno registra un segno negativo dopo il boom di gennaio

BELLUNO. Finiscono la stagione invernale e, quest'anno, anche le Olimpiadi, e il trend occupazionale torna a scendere: Belluno registra infatti un segno negativo nel mese di marzo, dopo il boom di inizio anno.
Secondo i dati di Veneto Lavoro, il primo trimestre 2026 è stato positivo a livello regionale per 23.100 posizioni di lavoro dipendente, in crescita rispetto al 2025 grazie soprattutto all’andamento di marzo. Questo perché nell’ultimo mese c’è stato un saldo positivo (+16.100) anche per effetto delle festività pasquali, che segnano l’avvio della stagione turistica: in pratica, essendo Pasqua caduta a inizio aprile, le attivazioni di nuovi contratti si sono concentrate proprio a fine marzo.
La domanda di lavoro è in crescita sia a marzo (+11%) sia nel trimestre (+6%), in particolare per donne e over 64. Rimane però elevata l’incidenza del part-time (29,6% delle assunzioni) e sono in crescita anche le cessazioni contrattuali, specie per quanto riguarda quelle per fine termine e, in misura più lieve, i licenziamenti collettivi.
L’aspetto interessante (in negativo) per il territorio bellunese è però come sia proprio questa provincia a registrare un saldo definito “tipicamente negativo” (-2,6%) per effetto della conclusione della stagione invernale, cui si sommano quest’anno anche le cessazioni contrattuali connesse ai Giochi. A gennaio era infatti stato registrato il boom di assunzioni, (qui i dati) soprattutto nel cadorino, riferite in larga parte a hostess, steward e camerieri, mentre continuavano a soffrire comparti più “stabili” come l’occhialeria.
Come va quindi a livello settoriale? In termini regionali, l’agricoltura mantiene un saldo di poco inferiore a quello del 2025 ma comunque positivo, mentre nel terziario il bilancio è più favorevole con un incremento delle assunzioni nei servizi turistici e nel comparto di editoria e cultura (ma contratti di breve durata legati alle attività di produzione cinematografica nel veneziano).
Nel settore industriale, invece, continua il rallentamento della crescita occupazionale del 2025. In particolare, resta difficile il reperimento di manodopera e professionalità necessarie a causa di un contesto demografico sfavorevole e dello scenario economico incerto. A soffrire di più le costruzioni (-7% di assunzioni), mentre la domanda di lavoro cresce nel metalmeccanico (+3%) e in alcuni comparti del Made in Italy (+4%), tra cui alimentare, tessile-abbigliamento e occhialeria.
Tutto ciò sembra comunque confermare quanto già anticipato per il territorio montano: se la situazione continua così, infatti, è probabile che il Bellunese conoscerà una carenza futura di 23 mila lavoratori - che aggrava una situazione in cui già si registra un rallentamento dei tassi di occupazione, soprattutto giovanili, e l’aumento del ricorso alla cassa integrazione (qui i dati). A riprova che la monocultura turistica, anche su questo fronte, non può che essere controproducente.











