Lavoro, a gennaio crescono le assunzioni nel Bellunese: è boom di hostess, steward e camerieri per le Olimpiadi. Intanto crollo “senza precedenti" nell’occhialeria
Secondo i dati mensili di Veneto Lavoro, a gennaio la provincia di Belluno segna un +16,3% nelle assunzioni: un dato certamente positivo, legato alla necessità di far fronte alle allora imminenti Olimpiadi. A fronte di ciò, però, calano gli addetti in altri settori chiave del territorio sia provinciale che regionale

BELLUNO. Parte bene il 2026 bellunese sul fronte del mercato del lavoro, con un forte incremento delle assunzioni che spicca soprattutto nel confronto con gli altri territori regionali. A ben guardare i dati, però, la situazione rimane difficile un po’ ovunque.
Partiamo dal Veneto. Nel primo mese del 2026, il bilancio occupazionale si rivela complessivamente negativo: calano di ben 2.842 le posizioni di lavoro dipendente nel privato rispetto a gennaio 2025 (quando il saldo sull’anno precedente era di -700). Secondo Veneto Lavoro, questa flessione è determinata da un incremento delle cessazioni (+5%) superiore a quello delle assunzioni (+1%): vuol dire che sono cessati, senza essere rinnovati, molti contratti a tempo determinato, oltre a esserci stato un aumento delle dimissioni e dei licenziamenti collettivi.
Saldo positivo invece per i contratti a tempo indeterminato (+4.600), seppur inferiori ai 6.600 del 2025 per effetto del calo di assunzioni e del contestuale aumento delle cessazioni. Calano invece il tempo determinato (-7.400) e l’apprendistato (-120). E i contratti in somministrazione? In tutto il 2025 la domanda di lavoro è stata inferiore all’anno precedente (120.800 rapporti attivati dalle agenzie interinali venete, contro i 124.700 del 2024), ma il bilancio occupazionale torna positivo (+500 posizioni lavorative) dopo un biennio con segno meno.
Spostando lo sguardo sulle singole province, il bilancio mensile è negativo in tutte, con l’eccezione di Vicenza. Quasi ovunque, inoltre, si registra un peggioramento rispetto allo scorso anno. In testa per perdita di posti di lavoro sono Verona, Padova e Venezia, mentre nella provincia di Belluno il saldo è pressoché nullo (-11) e sensibilmente migliore di quello del 2025 (-390).

È sul fronte delle assunzioni, infatti, che Belluno spicca, registrando un +16,3% a gennaio 2026 rispetto al 2025. Il motivo? Le Olimpiadi: tali assunzioni sono infatti concentrate prevalentemente nel cadorino e riferite in larga parte alle figure di hostess, steward e camerieri per l’avvio dei Giochi. Similmente, ad esempio, l’unico altro territorio a evidenziare un aumento delle assunzioni mensili è quello veneziano (+10%), dove a pesare sono i picchi di contratti di breve e brevissima durata legati alle attività di produzione cinematografica.
Tutto bene dunque? Non proprio. Lo avevano in qualche modo anticipato i sindacati territoriali in vista della manifestazione “Il lavoro oltre i Giochi” tenutasi qualche settimana fa: il tessuto manifatturiero bellunese rimane importante, ma oggi sta conoscendo crisi profonde a causa delle quali rischiamo di perdere non solo posti di lavoro, ma anche pezzi di valore industriale. Secondo la Cgil le ore lavorate diminuiscono, l’uso di ammortizzatori cresce e sono lasciati a casa soprattutto i lavoratori con contratti di somministrazione (qui i dati). Insomma, è sempre più urgente parlare di lavoro oltre le Olimpiadi - e, visti i dati, verrebbe da dire nonostante le Olimpiadi.
In attesa infatti di vedere se questo boom di assunzioni avrà effetti positivi sul lungo periodo, o se chiuse le gare il segno diventerà drammaticamente negativo, vale la pena ricordare come purtroppo le assunzioni a livello regionale siano in calo in settori trainanti come commercio, logistica, servizi informatici e tra le attività professionali, così come nel settore industriale, soprattutto per quanto riguarda le costruzioni e alcuni comparti del made in Italy come l’occhialeria (-28,3% di assunzioni), dove la flessione occupazionale secondo Veneto Lavoro “non ha eguali negli anni precedenti”.












