Nel 2040 mancheranno 23 mila lavoratori: lo studio Cisl su demografia e lavoro a Belluno. "Incentivare la partecipazione e la redistribuzione degli utili ai dipendenti"
I trend demografici della provincia di Belluno sono noti: spopolamento, invecchiamento della popolazione e mancanza di manodopera la fanno da padrone. Il Centro studi Cisl Belluno Treviso ha ora messo nero su bianco i dati, partendo dal 2005 e arrivando a proiezioni per il 2050 e quanto emerge è solo parzialmente confortante. Come fermare allora il declino di un intero territorio?

FELTRE. Cresce il ricorso alla cassa integrazione, calano i residenti e, stando alle proiezioni, nei prossimi 15 anni ci sarà una forte riduzione dei lavoratori sul territorio: è questo il quadro che emerge dalla ricerca presentata da Cisl Belluno Treviso sull’occupazione in provincia di Belluno. I dati sono infatti solo in parte confortanti e l’urgenza di intervenire per frenare il declino del territorio appare sempre più evidente.
Il Centro studi Cisl Belluno Treviso ha presentato nella mattinata di martedì 17 marzo i dati di una ricerca condotta da Stefano Dal Pra Caputo e Francesco Peron sull’andamento demografico e lavorativo del territorio. I trend sono già noti, ma scontrarsi con i numeri reali può sicuramente dare maggiore concretezza a ciò di cui si parla ormai da tempo nel Bellunese.
Partiamo dai residenti. La popolazione è passata da 210.355 persone nel 2005 a 197.708 nel 2025 (un calo di quasi 13 mila residenti in dieci anni) e per il 2050 si prevede vada anche peggio (ne potrebbero restare 183.409: altri 14 mila in meno). In tutto ciò, tra chi resta cresce il peso degli over 65, che passano dall’essere il 21,8% all’attuale 28,5%, per salire al 35,9% nel 2040.
A risentirne di più i comuni di Gosaldo e Ospitale di Cadore, che hanno perso oltre un terzo dei residenti, ma è tutta l'area di Cadore e Agordino a conoscere diminuzioni piuttosto importanti. In controtendenza, invece, comuni della pedemontana e della cintura urbana come Limana, Sedico e San Vito di Cadore - tra i pochi in lieve aumento.
Cosa accadrà invece sul fronte lavorativo? Proiettando le stime del rapporto tra residenti in età lavorativa e over 65, la ricerca mostra una mancanza futura di circa 23 mila lavoratori. Insomma, l’attuale crisi di manodopera (qui l’articolo) è destinata a peggiorare se non si interviene.
“Il territorio - commenta il ricercatore Da Pra Caputo - sta perdendo residenti e, quindi, anche lavoratori. È un tema serio, che abbiamo cercando di affrontare con la legge sulla partecipazione da poco approvata che prevede la possibilità di ridistribuire gli utili verso questi ultimi, e la ricerca mostra infatti come ci sia la possibilità per le aziende bellunesi di attuarla. Certo non ci dobbiamo illudere sia la soluzione per tutti i problemi: tuttavia, se ognuno fa la sua parte tramite la contrattazione, si può provare a ridurre l’impatto demografico evidente e creare un nuovo patto per Belluno”.
Lo studio evidenzia infatti che, pur essendo rimasto stabile il numero di occupati negli ultimi sei anni (attorno alle 90 mila unità), il rallentamento c’è stato e, soprattutto, i tassi di occupazione diminuiscono tra i giovani e aumentano tra gli over 45. Inoltre, cresce il ricorso alla cassa integrazione: oltre 5 milioni di ore di Cig autorizzate nel 2024 e 4 milioni 325 mila nel 2025. “In questo quadro - commenta Da Pra Caputo - c’è la possibilità per le aziende bellunesi di fare contrattazione, in particolare per 200 di loro. Molte già la fanno, ma l’appello ora è che la legge sulla partecipazione diventi davvero realtà”.
La legge sulla partecipazione prevede la possibilità di rafforzare il coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte gestionali, finanziarie, organizzative e consultive dell’azienda. Dopo una scrematura delle aziende in base al numero di dipendenti (almeno 15) e con bilanci depositati dopo il 2023, lo studio ha evidenziato che, su 292 aziende bellunesi, il 34% (99 imprese) potrebbe potenzialmente assegnare a ciascun dipendente un premio di oltre 2.500 euro l’anno, il 33% (98) tra i 1.000 e i 2.499 euro e il 32% (95) un valore fino a 1.000 euro.
“Si tratta di una proiezione - conclude Francesco Orrù, segretario Cisl Belluno Treviso - ma offre indicazioni utili per evidenziare gli ambiti in cui sperimentare forme di partecipazione tramite la contrattazione. Ciò dimostra che la legge 76/2025 è un autentico cambiamento culturale e un passo avanti verso un modello di partecipazione integrata, che può rafforzare il dialogo sociale, migliorare la governance aziendale e promuovere una condivisione più equa dei risultati economici”.












