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Storie | 19 aprile 2026 | 12:00

Riesce a fotografare un monte a 304 chilometri di distanza, al di là del mare, sfidando l'orizzonte naturale: ora la sfida è dimostrare che è vera

Un antichissimo vulcano spento nell'Appennino toscano è il soggetto della foto di Fabio Longaron, che dalla Sardegna è riuscito a ritrarne i 150 metri della cima: "Questa prospettiva è discussa da anni tra appassionati che osservano gli orizzonti: alcuni sostengono che sia possibile, altri no, ma, da quello che ho potuto vedere, nessuno era mai riuscito a documentarla fotograficamente. Non voglio necessariamente affermare di essere stato il primo, ma non ho trovato altre immagini simili"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Già conosciuto da L'Altramontagna per le sue spettacolari foto del Monviso visto da 269 chilometri di distanza nel litorale toscano (qui le ultime foto), Fabio Longaron questa volta ha capovolto la prospettiva. È stato lui ad attraversare il mare per fotografare la sua amata Toscana dalla Sardegna, alla distanza di ben 304 chilometri.

 

Il soggetto della foto non è men degno del Re di Pietra: parliamo del Monte Amiata, un'antichissimo vulcano spento che si erge con i suoi 1738 metri tra la Maremma e la Val d'Orcia, nell'Appennino toscano.


"La fotografia era un’idea che avevo in testa già da qualche anno. Ho iniziato ad approfondire seriamente questa prospettiva durante la mia tesi di laurea triennale (Longaron è laureato in Scienze Naturali e Ambientali e attualmente studia Scienze dell’Ambiente e del Clima). In realtà non c’entrava direttamente, ma il tema di fondo era comunque quello della visibilità. Questo mi ha permesso di capire meglio quali fossero le condizioni precise necessarie per realizzare questa ipotetica foto".

 

Quello che vediamo, infatti, è un orizzonte estremamente difficile da osservare, evanescente e quasi paradossale: esiste e non esiste a seconda delle condizioni atmosferiche. "In condizioni di bassa pressione il Monte Amiata non è visibile, mentre in alta pressione sì. Questo fenomeno è legato alla rifrazione della luce: nel vuoto la luce viaggia a circa 300mila chilometri al secondo, ma quando attraversa la materia rallenta. Poiché l’atmosfera è più densa negli strati bassi, la luce tende a curvarsi verso il basso. In condizioni di alta pressione l’aria è ancora più densa, quindi questa curvatura aumenta e permette di vedere oltre l’orizzonte geometrico normale".


La fotografia è stata scattata dal Monte Limbara, nel nord della Sardegna, vicino a Tempio Pausania. Longaron ha predisposto il treppiede a quota 1342 metri: la vetta del Limbara arriva a 1362 metri, ma è zona militare e non è accessibile. "Da lì - racconta il fotografo - ho puntato verso nord-est e si vede quella che appare come una piccola 'cupola' all’orizzonte: è la vetta del Monte Amiata. In realtà ne è visibile solo una porzione di circa 150 metri, perché tutto il resto rimane nascosto sotto la curvatura terrestre".

 

Un altro aspetto molto interessante che è emerso dalla testimonianza di Longaron, è che il Monte Limbara, il Monte Amiata e il Monte Argentario - che si trovano più o meno sulla stessa traiettoria - rappresentano di fatto gli unici "ponti visivi" tra la Sardegna e il continente. "In altre parole, non esistono altri punti da cui sia possibile vedere la Sardegna dalla penisola o viceversa".

 

Per quanto riguarda il momento dello scatto, il periodo teoricamente più favorevole è tra febbraio e aprile, quando torna l’anticiclone primaverile e il mare è ancora freddo: questa combinazione aumenta la rifrazione atmosferica. Anche nella fotografia però, oltre il calcolo, ci vuole sempre un po' di fortuna: questa volta era settembre, Fabio si trovavo lì vicino in vacanza ed ha pensato di fare un tentativo. Così, al secondo tentativo, è riuscito nell'impresa

 

"Lo scatto è avvenuto in pieno anticiclone, con una visibilità estremamente elevata. Questo mi ha sorpreso parecchio, perché non era esattamente la situazione che mi aspettavo".


Alla fine la foto è stata portato a casa, ma a questo punto si poneva un altro problema: la verifica dell’immagine in mancanza di altri riferimenti fotografici. "Questa prospettiva è discussa da anni tra appassionati che osservano gli orizzonti, ad esempio in gruppi dedicati: alcuni sostengono che sia possibile, altri no, ma, da quello che ho potuto vedere, nessuno era mai riuscito a documentarla fotograficamente. Non voglio necessariamente affermare di essere stato il primo, ma non ho trovato altre immagini simili, nemmeno cercando approfonditamente, anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale".

 

Proprio per questo, non avendo riferimenti fotografici con cui confrontarsi, il fotografo ha dovuto raccogliere delle prove per dimostrare che ciò che si vede nell’immagine è effettivamente il Monte Amiata e non altro, né tantomeno un’immagine generata artificialmente. Tra queste prove ci sono le simulazioni panoramiche, insieme ad altri elementi di verifica e schemi confronto (dei quali riportiamo qualche immagine indicativa).


Insomma, in un mondo di sempre più sofisticati software per la manipolazione delle immagini e di foto e video generati dall'AI, tocca alla realtà di provarsi tale "al di là di ogni ragionevole dubbio"

 

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