"Il fuoristrada si ferma due chilometri a valle, per trasportare i carichi abbiamo preso una cavalla gravida". Diventare rifugisti non è (solo) una passeggiata: un nuovo inizio per il Val di Fumo

"Molto di quello che è la valle è merito della Famiglia Mosca, che l'ha saputa valorizzare e curare per oltre mezzo secolo. Per noi è un onore succedergli". Ora, i neo-rifugisti Samuele e Michela fanno i conti con i preparativi per la loro prima stagione da gestori, tra studio, complicazioni e buoni auspici

"Una delle poche valli delle Alpi che risponde al disegno ideale di come dovrebbe essere una valle accuratamente scavata", così l’alpinista, geografo, viaggiatore e scrittore inglese Douglas William Freshfield definiva la Val di Fumo nel volume Alpi Italiane.
Ebbene, si trova in questo assolutamente d’accordo con Michela Foresti, una giovane trentunenne di Borgo Lares che ha di recente preso in mano la gestione del Rifugio omonimo. Secondo Michela, la Val di Fumo è nientemeno che "il posto più bello del mondo", con il fiume Chiese cristallino che nasce dal ghiacciaio alle spalle del rifugio.
Lo scorso gennaio davamo la notizia del cambio gestione, che Michela condividerà con il compagno Samuele Bertò, e oggi, dopo tre mesi, abbiamo pensato di sentire come andassero le cose su in Rifugio, nel pieno dei preparativi per l’inizio stagione.
Michela viene da Borgo Lares, proprio ai piedi del massiccio dell’Adamello. È laureata in scienze motorie e attualmente si occupa di preparazioni atletiche. L'estate - ci racconta - ha sempre fatto delle stagioni nella ristorazione, prevalentemente in rifugio, mentre d’inverno insegna snowboard.
Samuele invece ha 35 anni e fino a poco fa lavorava al 118, per Trentino Emergenza. Ora però ha deciso di lasciare il lavoro per dedicarsi alla montagna a tempo pieno. A dicembre ha terminato il corso per diventare Guida Alpina e ora sarà il braccio destro di Michela nella gestione del Rifugio Val di Fumo.

Prima di prenderlo in gestione, Michela aveva lavorato ben quattro stagioni al Val di Fumo, innamorandosene perdutamente. "Questo è il posto più bello del mondo, e io ci ho lasciato il cuore perché con la vecchia gestione mi sono trovata benissimo. Loro lo hanno sempre gestito e hanno creato una realtà bellissima. La valle è meravigliosa e loro me l’hanno fatto conoscere, mi hanno accompagnata e me l’hanno raccontata".
Samuele e Michela, infatti, raccolgono un'eredità importante: prima di loro la famiglia Mosca ha guidato il Rifugio per cinquantacinque anni. "Io devo loro tantissimo, mi hanno insegnato quello che so, e molto di quello che è la Val di fumo è merito loro, che l’hanno saputa valorizzare e curare per oltre mezzo secolo. La Val di Fumo è la famiglia Mosca, e per noi è un onore succedergli".
Fortuna ha voluto, continua Michela, che il cambio gestione è capitato nel momento giusto della vita. A trent’anni hai voglia di fare e di esplorare, ma credo anche di avere la testa per provarci. Diciamo che mi si è presentata l’occasione dei sogni, nel momento esatto in cui potevo coglierla".
Meno pronto invece si dichiara Samuele, che però sopperisce con la determinazione. "Io sono più che nuovo, nuovissimo: infatti non ci capisco niente", ammette. "Sono alla ricerca di qualsiasi informazione, mi sto documentando il più possibile per essere pronto".
"Lui in rifugio ci veniva più che altro a bere", suggerisce Michela.
"Ecco brava: io bevevo e chiacchieravo mentre Michela lavorava, ed ora eccomi qua".
A chiunque pensasse che trasferirsi in montagna e prendere in mano un rifugio sia tutto idillio e serenità, Michela e Samuele avrebbero qualche obiezione da muovere. Banalmente, solo per arrivare al rifugio, il fuoristrada si ferma due chilometri a valle e il resto tocca farselo a piedi.
"La fortuna è che Michela conosce bene la realtà, avendoci lavorato, però non si conosce mai tutto quello che è il ‘dietro’: dare carte, documenti, uffici, trasporto. Ti dico solo che due giorni fa siamo andati a comprare un cavallo per portare su la roba e non sappiamo neanche come fare a portare un cavallo".
Il cavallo - spiegano i rifugisti tende all’obbedienza e ad ascoltarti più facilmente, mentre con il mulo è più difficile andarci d’accordo. Insomma, trovata la soluzione per la logistica i due si dirigono all’allevamento da cui escono con una cavalla. "Non una cavalla qualsiasi, ma una cavalla gravida, con il puledro", racconta entusiasta Samuele.
Notando la nostra perplessità, il giovane rifugista prosegue: "Ci è stato spiegato che essendo gravida è molto più tranquilla".
Ma c’è di più, a scegliere al posto loro è stata un’incredibile coincidenza: "La cavalla si chiama Denise, che è il secondo nome di Michela".

Al che interviene Michela altrettanto eccitata: "È stato uno zufall, un segno del destino".
L’idea è di usare la cavalla per gestire i carichi freschi, la frutta e la verdura, un po’ per aumentare la qualità ma anche per loro che dovremo rimanere su sei mesi. "Anche il vecchio gestore, ci raccontano, per le emergenze, il pane e le cose fresche, aveva due cavalli. Fare a meno dell’elicottero è impossibile, le cose da portare sono tante e parecchio pesanti, però se riusciamo a risparmiarci qualche viaggio e offrire qualcosa in più non è affatto male".
Non solo, essendo il loro un bel posto per il rododendro, hanno già in mente di portare su le arnie per le api, da lasciare per qualche tempo al termine della strada carrozzabile. Dunque, auspicabilmente, tra qualche tempo si potrebbe assaggiare del buon miele lassù al Val di Fumo.
Per la manutenzione, precisano, la Sat si impegna a garantire il rifugio in ottimo stato e a finanziare gli acquisti necessari, sgravando molto il carico di stress. Che però rimane tutt’altro che leggero, anche per le cose apparentemente più semplici. "Anche solo scegliere che birra portare su è stato un dramma. A quella quota non puoi avere il fusto normale per il problema della CO2, e a forza di cercare ho trovato un tipo di fusto di plastica che non ha la CO2 e si comprime man mano che si svuota. Stiamo cercando di essere più precisi possibile, di curare i dettagli ora per evitare il più possibile gli sbagli poi, che già certamente faremo essendo la prima volta".
Proprio per riuscire ad anticipare le necessità della stagione, i due si sono attivati e hanno già trovato gli otto dipendenti che li accompagneranno durante la stagione. "Il vecchio gestore è stato bravissimo negli anni perché quattro dipendenti cha già erano su hanno scelto di tornare anche ora con la nuova gestione".
Il programma dunque è di aprire i primi di giugno, a seconda della quantità di neve, intanto Samuele e Michela continuano ad occuparsi dei preparativi e a dare forma ad un’offerta che vuole essere essenziale, un presidio e un supporto a tutti quelli che si avventurano in valle. La speranza è di riuscire a far sì che il rifugio diventi non solo un luogo dove fermarsi a pranzo, ma anche dove trovare consiglio e magari fermarsi a dormire per esplorare quei luoghi, per un weekend di arrampicata su blocchi, o di passaggio per concatenare diversi rifugi, oppure semplicemente per perdersi qualche giorno tra i sentieri della Val di fumo.

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere















