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Storie | 23 marzo 2026 | 18:00

"Qui in Lombardia vengono molto promossi i 'treni della neve'. Ma prima di promuovere quelli, bisognerebbe garantire un buono servizio ai pendolari". L'affascinante progetto 'Viadamilano'

400 trekking ferroviari mappati, ricerca storica, mappatura e collaborazione con guide locali e altre figure qualificate. È la formula del progetto 'Viadamilano', il progetto di Pierre D'Alfonso che dalla metropoli lombarda porta l'attenzione sulla mobilità ferroviaria: un'occasione non solo per un viaggiare sostenibile, ma anche per lo sport outdoor e la rivitalizzazione di territori marginali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
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Pierre D’Alfonso è laureato in scienze politiche e lavora come insegnante a Milano. Figlio di milanesi, è nato e cresciuto in Val d’Aosta, sotto le pendici del Monte Bianco, dalla quale si è trasferito per gli studi prima a Bologna e poi in Romania. Dal 2016 vive stabilmente a Milano.

 

"Il mio primo ricordo di un treno - racconta nel suo sito - è un Torino-Milano in una nebbiosa mattina del 1993 per andare dai nonni". In effetti, un’altra caratteristica impossibile da trascurare per una biografia del personaggio è proprio questa: il suo amore viscerale per treni e ferrovie.

 

Si definisce "trainspotter", che secondo il Cambridge Dictionary sarebbe una "persona che per hobby osserva i treni che passano, ne annota il numero e cerca di ‘collezionarne’ il più possibile". Insomma, quello che - in un italiano forse un po’ antiquato - diremmo essere un feramatore.

Oggi è ormai milanese a tutti gli effetti, ma non ha mai perso l’affezione per la sua terra natia. Così racconta della sua amata ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier, oggi abbandonata: "Oltre al percorso bellissimo che attraversa i monti e le valli del Parco Nazionale Gran Paradiso, ci sono delle stazioni meravigliose architettonicamente"

 

Durante la pandemia, da questo amore per i mezzi di trasporto pubblico unito alla grande passione per lo sport all’aperto, è nato il progetto Viadamilano. Pierre ha raccolto e mappato personalmente circa 400 "trekking ferroviari": escursioni, in giornata o di più giorni, realizzate utilizzando come mezzo principale il treno, seguendo la linea di ferrovie attive, dismesse e abbandonate. L’obiettivo? Quello di avvicinare un sempre maggior numero di persone a un modo di viaggiare dove i protagonisti sono il treno, l’eco sostenibilità e gli sport outdoor.

 

Di Viadamilano avevamo già parlato in un articolo-intervista a Pierre. Oggi, dopo due anni, lo abbiamo ricontattato per conoscere come stava evolvendo il progetto e dell’attenzione che va riscuotendo. La tematica della mobilità ferroviaria, spesso trascurata, ha ricadute di ampio raggio: dall’attenzione all’impatto ambientale a questioni d’inclusività sociale come la marginalizzazione delle aree interne.

 

"Nell’ultimo anno c’è stato sempre crescente interesse per quanto riguarda il progetto. Un anno fa, in collaborazione con lo store di Patagonia a Milano, abbiamo organizzato un trekking ferroviario nella valle dell’Olona con delle guide. Sono stato poi testimonial per Protect Our Winters, per il mese della mobilità sostenibile: ho accompagnato dei ragazzi valorizzare il treno come mezzo di trasporto, che in Italia è utilizzato pochissimo. Domenica 22 marzo c'è stato un trekking ferroviario sul Lago Maggiore dedicato alle piante selvatiche, realizzato insieme a Tracciaminima e Rucooolaaa. Un altro progetto entusiasmante sarà un trekking in Toscana per far conoscere la ferrovia Porrettana sull’Appennino tosco-emiliano. Di queste ferrovie di montagna, in Italia ce ne sono tantissime con un potenziale enorme, ma spesso giacciono dimenticate".

Insomma, il trekking ferroviario, oltre che una scelta ecologica è anche una scelta politica. "In Italia sembra che si guardi solo all’alta velocità: vengono dimenticati i treni notturni, i regionali, le tratte minori. C’è poca volontà da parte delle istituzioni di incentivare e promuovere queste linee, probabilmente perché rendono meno economicamente rispetto all’alta velocità o ad altre iniziative dirette per lo più ai turisti".

 

"Qui in Lombardia, ad esempio, vengono molto promossi i ‘treni della neve’. Secondo me, prima di promuovere quelli, bisognerebbe garantire un buono servizio ai pendolari. Voglio dire: abitando a Milano, prima che andare in alta montagna a prendere il ‘treno della neve’, mi interessa poter andare a correre al Parco di Monza".

 

Nei suoi trekking, Pierre dà sempre importanza anche al treno: non solo come mezzo, ma anche raccontando la storia delle linee, delle stazioni, non idealizzando l’esperienza ma anzi analizzandola: mostrandone le problematiche e l’inefficienza nella speranza che possa essere il primo passo verso una maggiore attenzione a questo genere di mobilità.

 

"C’è ancora molto da fare: sia per le infrastrutture, sia per l’educazione. Educare le persone a fare lo sforzo di usare il trasporto pubblico negli spostamenti è fondamentale: più siamo e più richiediamo il servizio. Anche perché non si riduce tutto al treno: le stazioni magari arrivano nelle basse valli, però poi c’è bisogno del bus che ti porti verso le zone di montagna. Serve una rete capillare".

I circa 400 trekking ferroviari mappati da Viadamilano sono percorsi di montagna, pianura e collina, che in genere partono da una stazione e ritornano nella stessa. Sono sparsi soprattutto nel Nord Italia, ma non solo: ce ne sono in Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e anche all’estero.

 

La mobilità, secondo Pierre, è un diritto. Un diritto che inizia fuori dalla porta di casa. "Ho il diritto di non avere una macchina a Milano e di poter usufruire di mezzi che funzionino, che siano sicuri e puntuali. Vorrei rimappare gli spazi verdi intorno alla città, dentro e fuori Milano e nelle grandi aree urbane: fuori città ci sono percorsi in zone verdi e fortemente ruralizzate che hanno un grande potenziale come luoghi di aggregazione e per lo sport outdoor. Da qui nasce anche il legame con la montagna: se si impara ad amare quello che si ha vicino, poi si ama ancora di più quello che si ha lontano. Ma bisogna iniziare a valorizzare ciò che abbiamo intorno".

 

Un altro aspetto molto importante del lavoro di Viadamilano riguarda i trekking sulle ferrovie dismesse o abbandonate, una presenza massiccia nel territorio della Penisola: eredità ingombrante della scelta - dal secondo Dopoguerra - di incentivare il trasporto su gomma. "C’è la ferrovia della Valganna in Lombardia, nelle prealpi varesine, oppure altre linee in zone anche molto trafficate, come quelle di collegamento verso il lago di Lugano. Attraverso questi percorsi racconto le scelte sbagliate del passato e il potenziale che queste linee avrebbero avuto, evidenziando come si sia privilegiato il trasporto su gomma invece di valorizzare quello ferroviario".

Una di queste, in particolare, è meta stabile dei viaggi di Pierre: "La ferrovia del mio cuore è la Aosta–Pré-Saint-Didier, in Valle d’Aosta: una linea di montagna chiusa dal 2015 che arriva sotto il Monte Bianco, poco prima di Courmayeur. Ha un potenziale enorme sia per lo sport outdoor sia per il pendolarismo nella valle. Su questa linea ho fatto molti trekking ferroviari e ho in mente nuovi progetti per riportare l’attenzione su questa scelta sbagliata. Vederla abbandonata, mentre in Svizzera e Francia linee simili sono attive e addirittura potenziate con corse speciali, è difficile da accettare".

 

Interrogato sulla possibilità di trasformarla in pista ciclabile, come è stato fatto in molte zone, talvolta anche con successo, Pierre si mostra deciso: "Io sono contrario alla trasformazione in ciclabile: il treno deve tornare. Le ciclabili sono bellissime, ma non devono sostituire le ferrovie. Lo stesso discorso vale per Cortina: oggi raggiungerla è complicato e il traffico è enorme. Ci sono molte linee in Italia che potrebbero essere valorizzate: la Sulmona–Isernia, la Pinerolo–Torre Pellice e tante altre. Spesso vengono usate solo per treni storici, ma sarebbero fondamentali per pendolari e turismo outdoor".

 

L’interesse del progetto Viadamilano, poi, è anche di natura comparativa. La domanda, del resto, sorge spontanea: come sono messi di là delle Alpi? Nei suoi molteplici viaggi all’estero Pierre si è dedicato a studiare realtà dove il turismo e la mobilità ferroviaria sono incentivate.

 

"Nella zona del Monte Bianco, tra Svizzera e Francia, ho utilizzato solo mezzi pubblici: lì il treno è ancora attivo e centrale. Linee come il Grand Saint Bernard Express e il Mont Blanc Express collegano facilmente le località di montagna. Anche in Polonia, tra i Monti dei Giganti, si arriva in stazione con gli sci ai piedi, si sale sul treno e si torna a casa. Hanno persino riaperto di recente 18 chilometri di ferrovia per servire una località sciistica molto gettonata e ridurre il traffico. Lo stesso è successo in Bulgaria".

 

È una questione culturale, spiega. "In Italia non siamo abituati a usare i mezzi pubblici. In altri paesi, come Austria, Francia e Svizzera, si viaggia in treno fin da piccoli: è normale, è un mezzo sicuro e accessibile. Da noi manca questa educazione al trasporto".

Il treno, si sa, ha un fascino unico: quale bambino non è rimasto sbalordito alla vista di questi giganti di metallo, sognando di lunghi viaggi notturni in cabina? Secondo Pierre, la crescita degli sport outdoor come il trail running o l’alpinismo potrebbe essere l’occasione per tornare ad innamorarsi di questi mezzi di trasporto, e quindi ad investire in questo genere di mobilità. La cosa determinante però è l’accessibilità: "I treni oggi, specie diretti verso la montagna, sono spesso treni turistici e dunque molto costosi. Anche iniziative belle, come i treni storici, rischiano di diventare esperienze per pochi. Servirebbe più accessibilità e forse anche più concorrenza".

 

È proprio con un serio programma di incentivo verso quest’attenzione che è nato Viadamilano: non un passatempo amatoriale, ma una serie di progetti basati su ricerca, mappatura, eventi sul territorio e collaborazioni con figure dai background culturali diversi: guide, giornalisti, organizzatori di eventi e sportivi. Una piattaforma, insomma, capace di unire tutti coloro che credono in questo rinnovato modo di viaggiare e di creare connessioni.

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