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Ambiente | 23 maggio 2026 | 13:00

Addio caldaia mantenendo i termosifoni: le pompe di calore ad alta temperatura permettono di risparmiare anche durante gli inverni alpini. Serve però agire anche sull'involucro

Oggi anche chi vive in montagna si sta chiedendo come sostituire le caldaie a gasolio con una soluzione elettrica a basso consumo. In questo ambito lo sviluppo di nuovi prodotti ha portato sul mercato le pompe di calore ad alta temperatura che permettono di effettuare un retrofit mantenendo i classici termosifoni, senza dover rifare l'impianto idraulico

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Le crisi geopolitiche e l’aumento dei costi degli idrocarburi, anche a seguito della chiusura dello stretto di Hormuz e delle sue conseguenze a medio-lungo termine, stanno accelerando la transizione energetica più delle normative europee di settore. Tra i settori più facilmente decarbonizzabili c’è sicuramente quello del riscaldamento degli edifici, complici sia la maturazione delle tecnologie a pompa di calore che la riduzione dei costi delle macchine stesse.

Oggi anche chi vive in montagna si sta chiedendo come sostituire le caldaie a gasolio con una soluzione elettrica a basso consumo. Resta sempre l’incognita di come effettuare un retrofit mantenendo i terminali esistenti (i radiatori) e quindi senza andare a compromettere l’impianto esistente. Proprio in questo campo lo sviluppo di nuovi prodotti ha portato sul mercato le pompe di calore ad alta temperatura che permettono di raggiungere standard elevati senza smantellare casa.

 

Come funzionano le pompe di calore ad alta temperatura

Le pompe di calore tradizionali sono pensate per lavorare a basse temperature (producendo acqua calda per gli impianti di riscaldamento a circa 35°C – 45°C), rendendo questa tecnologia adatta a case di nuova costruzione con pavimenti radianti o terminali a bassa temperatura. Le pompe di calore ad alta temperatura, che sfruttano sempre il ciclo frigorifero per riscaldare l’acqua tramite la condensazione dei fluidi frigoriferi, permettono di aumentare il salto termico e produrre acqua fino a 70°C, rendendo possibile accoppiare questa tecnologia con i radiatori classici presenti nella maggior parte delle abitazioni.

Questo salto tecnologico è stato reso possibile dall’utilizzo di gas refrigeranti come il propano (R290) che, oltre ad avere un basso impatto ambientale, permette di raggiungere le temperature adatte ai termosifoni esistenti. Il funzionamento di base rimane invariato, ed è lo stesso che troviamo anche nei frigoriferi di casa: il fluido "estrae" calore dall’ambiente esterno (anche se questo ambiente si trova sottozero, come durante la stagione invernale) e tramite un ciclo termodinamico lo "cede" all’acqua dell’impianto di casa che si riscalda fino alla temperatura richiesta.

È proprio il ciclo termodinamico, e l’estrazione del calore dalla sorgente fredda, a fare aumentare l’efficienza della macchina e a renderla nettamente vantaggiosa rispetto ad una caldaia tradizionale. Il COP (coefficiente di performance) permette di valutare l’efficienza di una pompa di calore e confrontarlo con le tecnologie tradizionali. Una caldaia di buona fattura ha un rendimento di circa il 100-105% (produce 1 kWh termico per ogni kWh di gas consumato), mentre una pompa di calore ha un COP medio di 3,5 o 4. Significa che con 1 kWh di energia elettrica pagato in bolletta, la pompa di calore produce dai 3 ai 4 kWh di calore (i restanti kWh vengono "estratti" dall'ambiente esterno e sono virtualmente gratuiti). Attualmente l’energia elettrica costa 2,5 volte in più del gas metano ma è proprio l’elevato valore di COP di una pompa di calore che le permette di essere competitiva con le caldaie, specialmente in un contesto dove il gas metano o il gasolio costeranno sempre di più.

Il funzionamento di una pompa di calore

Funziona anche in montagna?

La risposta dei principali costruttori di pompe di calore ad alta temperatura è chiara: non serve fare l’impianto per passare ad un riscaldamento di tipo elettrico. Le pompe di calore nascono proprio per sostituire le caldaie mantenendo la distribuzione e i terminali esistenti (previa verifica di un progettista). Le temperature esterne di funzionamento, così come dichiarate dai produttori, arrivano fino a -20°C. Certamente, al diminuire della temperatura esterna diminuisce anche l’efficienza della macchina (il valore di COP si abbassa) ma il bilancio stagionale (che si misura con il valore di SCOP, il coefficiente di performance stagionale) renderà la pompa di calore di gran lunga più economica ed efficiente rispetto a qualsiasi caldaia.

Questo passaggio di tecnologia si porta dietro alcune considerazioni necessarie anche sulla tipologia di involucro esistente: se dal punto di vista termico le pompe di calore si possono applicare anche a casa con scarso isolamento, spifferi e vecchi serramenti, dal punto di vista economico questo passaggio può rivelarsi un bagno di sangue. Se la casa disperde velocemente calore, la pompa di calore sarà costretta a lavorare sempre al massimo carico, al massimo della potenza e delle temperature, facendo lievitare i costi in bolletta. Il primo passo per il vero risparmio energetico è sempre quello di ridurre il fabbisogno dell’abitazione, intervenendo su spifferi e sulle dispersioni (come il cappotto, gli infissi e il tetto).

 

 

Vecchie abitudini da rivedere

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Energy and Buildings, e condotta da Nicola Terry e Ray Galvin, il passaggio da una caldaia tradizionale ad una pompa di calore richiede un cambio radicale nelle nostre abitudini di gestione del riscaldamento. Chi si trova una caldaia in casa è stato abituato ad una gestione "intermittente" della stessa (accenderla poche ore il mattino o la sera) e applicare questa regola per le pompe di calore può ridurre, se non azzerare, il risparmio che questa comporta. Le pompe di calore lavorano meglio ad un regime continuo e una gestione tradizionale, dove si alternano momenti di funzionamento a quelli di fermo della macchina, comporta un aumento delle temperature di funzionamento e di conseguenza di assorbimenti elettrici, impattando sul rendimento stagionale e sulle bollette. La strategia scientificamente corretta di gestione di una pompa di calore è quella di mantenere una temperatura pressoché costante degli ambienti durante le 24 ore, con una temperatura di setback (un abbassamento durante le ore notturne) di circa 1 o 2 gradi. Come fa notare lo studio qui entra in gioco un paradosso termodinamico: mantenere la casa sempre alla stessa temperatura aumenta la domanda di fabbisogno termico che, per case isolate termicamente o con una buona massa termica (ad esempio nelle vecchie case in pietra) è pari a circa il 4% in più, evitando di far aumentare troppo le bollette elettriche. In una casa senza isolamento invece questo regime può fare aumentare i fabbisogni termici fino al 20% rispetto alla soluzione di partenza. È la riprova che la tecnologia delle pompe di calore ad alta temperatura è pronta e matura, ma non va intesa come un cerotto magico da applicare su edifici disperdenti senza aver prima valutato lo stato dell'involucro edilizio.

 

 

La "direttiva Case Green"

Pianificare la transizione energetica su involucro e impianto richiede una visione statale a lungo termine. La Direttiva Europea "Case Green" (EPBD) punta a riqualificare il patrimonio immobiliare più energivoro in modo da abbassare le emissioni di gas serra e la richiesta di combustibile fossile. Nel marzo 2026 la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro il nostro Paese (e altri 18 Stati membri) perché il Governo non ha presentato, entro la scadenza di fine 2025, il Piano Nazionale di ristrutturazione degli edifici. Manca, a livello nazionale, una mappatura degli edifici che necessitano di interventi e manca ancora un sistema di incentivi strutturali a lungo termine per la sostituzione delle caldaie (una pompa di calore può costare dai 10 ai 15 mila euro come investimento iniziale). Senza un piano nazionale serio e dettagliato, la decarbonizzazione rischia di restare un lusso per pochi o, peggio, essere esposta alle notizie distorte che vedono nella direttiva europea un pretesto per imporre a tutti i cittadini interventi che non potrebbero permettersi con i soli finanziamenti privati.

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