Dal comune prealpino di oltre 6mila abitanti (ma con un solo candidato sindaco), a quello di 44 abitanti (con ben tre aspiranti primi cittadini). Su entrambi incombe la minaccia del commissariamento

A pochi giorni dalle elezioni amministrative, i casi di due comuni montani balzano agli onori della cronaca. Pur partendo da presupposti e contesti molto diversi, le due realtà fanno luce su alcune dinamiche ricorrenti, segnale di una crisi che interessa in maniera particolare i paesi di montagna

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il 24 e 25 maggio 2026 si terrà il turno annuale di elezioni amministrative. In quest’occasione i cittadini sono tenuti a votare per il rinnovo dei collegi comunali e per l’elezione del sindaco. Un momento nevralgico dunque per moltissimi comuni d’Italia, ma in particolare per alcuni comuni di montagna, che guardano a quelle date con un certo timore.
A suscitare particolarmente stupore è il confronto tra due casi emblematici dal Nord Italia, il primo dalla provincia di Vicenza e il secondo di Sondrio. A loro modo, partendo da situazioni radicalmente diverse, offrono una prospettiva simile sulla crisi sociale di alcuni contesti alpini e prealpini nel nostro Paese.
Il primo caso in questione è in particolare quello del Comune di Recoaro Terme, un paese di 6308 abitanti nella Valle dell’Agno, in provincia di Vicenza, ai piedi delle Piccole Dolomiti. A portare a galla la questione è il quotidiano locale La Voce dei Berici.
Quello di Recoaro è un caso piuttosto singolare. Per un comune con un numero di abitanti piuttosto considerevole tra quelli montani, dicevamo oltre 6mila abitanti, e interessato dal Piano Nazionale Borghi, che comporta importanti flussi di fondi europei del Pnrr, si è candidato un solo sindaco: l’uscente Armando Cunegato.
Di primo acchito, verrebbe da chiedersi per quale ragione i recoaresi dovrebbero recarsi alle urne per scegliere l’unico candidato a disposizione. Eppure una ragione c’è ed è determinante. Se non andrà a votare il 50 percento più uno dei 6.308 elettori chiamati alle urne, il paese di montagna non avrà un primo cittadino ma verrà assegnato direttamente un commissario prefettizio.
"Andate a votare". A chiamare gli abitanti all’appello è don Mariano Ciesa, parroco di Recoaro. Alle spalle del suo appello, secondo quanto dichiarato, non vi sarebbero ragioni politiche, ma sociali e pragmatiche. "Non lasciate che arrivi un commissario, facciamo sì che vengano portati a termine i cantieri iniziati in questi anni a Recoaro".
In effetti, stando al programma di valorizzazione previsto dal Piano Borghi, il Comune ha ottenuto uno stanziamento di 20 milioni di euro, con i quali negli scorsi anni sono stati avviati numerosi cantieri in tutto il territorio comunale, molti dei quali non sono ancora stati ultimati. "L’attuale compagine amministrativa - continua il parroco - è quella che li ha fatti partire, è anche quella giusta per terminarli. Personalmente penso sia meglio che continuino loro quello che hanno iniziato".
Tra i lavori in sospeso vi sarebbero dal restauro di edifici storici, alla riqualificazione di centri benessere e medici, fino al riassetto di viabilità e spazi pubblici. "I lavori sono andati avanti con una certa lentezza, anche a causa di ritardi da parte delle imprese. Siamo ad un punto in cui vanno finiti a tutti i costi".
A rendere particolarmente urgente la questione - secondo il parroco - sono una serie di ragioni d’ordine sociale, che si manifestano sempre più problematiche.
"Avevamo un’accoglienza diffusa che è stata cancellata da una delle amministrazioni precedenti, e va ripresa in mano. Si deve poi intensificare l’attività sociale: la Caritas, che collabora coi servizi comunali, vede casi in aumento. La povertà è cresciuta, anche qui, gli stranieri faticano ad ottenere i documenti per poter lavorare e la popolazione è molto invecchiata. L’assistenza agli anziani è uno dei temi che andrà assolutamente affrontato".
È sempre il prete a segnalare la presenza di pareri contrastanti al suo. In paese ci sarebbe infatti anche chi dice che sarebbe preferibile arrivasse un commissario prefettizio, ma – puntualizza – non sapendo chi verrebbe incaricato, sarebbe un terno al lotto.
Se dunque suscita curiosità il caso di una cittadina di oltre 6mila abitanti con un solo candidato sindaco, a maggior ragione stupisce un comune di soli 44 abitanti che invece ha ben tre candidati a competere per il titolo di primo cittadino. Parliamo del comune di Pedesina, in provincia di Sondrio, all’imbocco della Val Gerola. A segnalarlo, questa volta, è Il Post.
Trattasi del secondo comune meno abitato d’Italia (dopo Monterone, in provincia di Lecco), ed ha ben tre volte gli aspiranti sindaco di Recoaro Terme. L’effetto, tuttavia, è pressappoco il medesimo. Scrive Il Post: "I tre candidati sindaci hanno portato avanti la campagna elettorale quasi in silenzio perché non valeva la pena fare sforzi: con soli 44 elettori, a Pedesina le elezioni sono quasi una cosa di famiglia".
Dei tre candidati: l’uno è già stato sindaco per due mandati; l’altro è figlio del "fu" sindaco di Pedesina, rimasto in carica trent’anni; il terzo, invece, è alla sua prima esperienza politica. Quest’ultimo, spiegava di essersi candidato perché negli ultimi anni ha vinto l’appalto - con la sua impresa edile - per lo sgombero della neve dalle strade, e di essersi allora accorto che ogni volta che c’era un problema non rispondeva nessuno.
Tutti e tre volti conosciuti in paese, giocano – per così dire – la "partita in casa", e non hanno dunque bisogno di particolari strategie di propaganda. Promettono però di ascoltare le esigenze dei concittadini. Una premessa doverosa, visto che il precedente sindaco si era dimesso dopo soli dieci mesi, lasciando il paese in mano ad un commissario straordinario, dopo essere stato accusato di aver convocato i consigli comunali senza rispettare i tempi fissati dalla legge, e di aver utilizzato i parcheggi comunali con troppa disinvoltura.
Insomma, senza voler cadere in semplificazioni, la situazione si direbbe quantomeno emblematica. Da una parte un comune con pochissimi abitanti che lamentano la scarsa operosità dell’amministrazione, e più candidati che promettono di intervenire sulla questione; dall’altra una cittadina notevolmente abitata e con all’attivo numerosi investimenti, che si trova con un solo candidato e con il rischio di innumerevoli cantieri aperti e lasciati in sospeso. Su entrambe le realtà incombe la minaccia del commissariamento.
Probabilmente questo può aiutare a ridimensionare lo sguardo incantato con il quale spesso dalla pianura si guarda a questi luoghi, considerandoli un’ipotesi di vita idilliaca. Forse, d’altra parte, la montagna non è solo vittima di un generale disinteresse da parte della politica nazionale o di chi in essa ha individuato un territorio dove sviluppare manovre di carattere speculativo, ma anche di una serie di dinamiche anche interne e fortemente ancorate nel suo tessuto socio-economico.
Questi però, sono soltanto alcune proposte di riflessione. Per ora, l’invito che possiamo fare è quello di presentarsi alle urne il prossimo fine settimana. Si potrà votare domenica 24, dalle 7 alle 23, e lunedì 25 maggio, dalle 7 alle 15.













