Soccorso alpino, 10 nuovi droni per agevolare gli interventi in quota: "Con fotocamere e strumenti Ai, una nuova frontiera per le operazioni più delicate"
Due dei nuovi droni sono stati donati al Soccorso alpino trentino da Fpb Cassa di Fassa Primiero Belluno: si cercano ulteriori risorse economiche necessarie a coprire l’intero fabbisogno delle stazioni trentine

SAN GIOVANNI DI FASSA. Formazione e tecnologia, elementi sempre più indispensabili anche in montagna.
Si è concluso con successo in località Gardeccia, a San Giovanni di Fassa, il polo formativo per aspiranti piloti Uas (Unmanned Aerial System), organizzato dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico insieme alla Scuola Nazionale Direttori delle operazioni di soccorso (SNaDos) e alla Scuola Nazionale per i Tecnici di Soccorso Alpino (SNaTe). Al termine della 4 giorni di formazione, che ha portato altri 8 tecnici del Soccorso alpino e speleologico trentino a ottenere l’abilitazione al pilotaggio, si è svolta a Moena la consegna ufficiale di due droni destinati alle zone Fiemme Fassa e Primiero Vanoi, acquistati grazie a un contributo di 20.000 euro da parte di Fpb Cassa di Fassa Primiero Belluno.
Il Presidente dell’istituto di credito, Carlo Vadagnini, presente alla consegna con il direttore generale Ruggero Lucin, ha evidenziato il forte legame della banca con il territorio e le sue forze più vitali, tra cui il Cnsas: "L’attenzione che la nostra Cassa dedica alle associazioni e alle realtà di volontariato dei nostri territori rappresenta uno degli elementi centrali della nostra missione cooperativa. Nel tempo questo impegno ha consentito di sostenere iniziative e progetti di grande valore sociale, capaci di generare benefici concreti per le comunità locali. Supportare il Soccorso Alpino e Speleologico significa investire nella sicurezza, tanto dei residenti quanto dei turisti, e nella prevenzione e nella tutela della vita umana, riconoscendo il lavoro straordinario svolto ogni giorno da donne e uomini che operano con competenza, passione e spirito di servizio".
Accanto ai due velivoli donati dall’istituto di credito, la direzione provinciale del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino ha acquistato ulteriori otto droni da assegnare ai nuovi piloti formati, con l’obiettivo di rafforzare progressivamente la presenza di queste tecnologie sul territorio provinciale e integrarle sempre più nelle attività operative. Sono inoltre in corso valutazioni per reperire ulteriori risorse economiche necessarie a coprire l’intero fabbisogno delle stazioni trentine.
Quello ospitato in Val di Fassa rappresenta il quarto corso nazionale dedicato al pilotaggio di droni per attività di ricerca e soccorso, dopo gli appuntamenti organizzati nei mesi scorsi a Macugnaga (Piemonte), sull’altopiano di Asiago (Veneto) e a Cassago Irpino (Campania). Complessivamente, le attività formative hanno permesso di abilitare 60 soccorritori del Corpo al pilotaggio a vista di droni da ricerca, fra cui 12 operatori del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino.
La formazione teorico-pratica era volta a conoscere in maniera più approfondita la macchina e il software che ne determina il funzionamento, oltre che le potenziali interazioni con l’elisoccorso e il suo utilizzo in ogni condizione di visibilità diurna e notturna e di ambiente, grandi pareti, boschi e terreni innevati.
I droni utilizzati durante la formazione sono velivoli forniti di termocamere e dotati di sistemi d’Intelligenza Artificiale, che permettono ad esempio di individuare le persone disperse in ambiente impervio mediante il riconoscimento di sagome e colori specifici.
Una nuova frontiera per le operazioni di Soccorso Alpino, sia in materia di identificazione del target ma anche per quanto riguarda l’illuminazione dell’areale di ricerca, cruciale nel caso di operazioni di soccorso notturne, poiché aiuta da un lato il disperso a meglio individuare la propria stessa posizione e dall’altro gli operatori nel portare avanti l’attività sanitaria e di soccorso su eventuali feriti.
Il corso era quindi dedicato a tutti i tecnici di soccorso alpino già provvisti degli attestati aeronautici rilasciati dall’autorità aeronautica e intenzionati ad ottenere la qualifica d’idoneità alle operazioni di soccorso in montagna mediante l’impiego di questa tipologia di velivoli. "Un impiego che si svilupperà ulteriormente nel tempo - ha dichiarato il vicepresidente del Cnsas Alessandro Molinu, responsabile del settore -. Nei mesi scorsi abbiamo formato anche altri 21 piloti secondo quanto stabilito dallo scenario specifico per il volo non a vista dei droni in montagna riconosciuto al Cnsas e da Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), inoltre è in fase di sperimentazione l’uso di questi velivoli per il trasporto dei carichi pesanti, possibilità operativa estremamente utile nel caso di eventi complessi, portare l’attrezzatura necessaria ai nostri soccorritori direttamente sul teatro operativo velocizzerà la movimentazione delle squadre a terra e nel complesso si avrà una maggiore efficienza delle operazioni di soccorso, in particolare quando gli elicotteri non sono in grado di operare".
Anche lo sviluppo delle comunicazioni via radio dedicate ai droni su canali aeronautici è in fase di implementazione, mentre nel frattempo, con quest’ultimo corso in Gardeccia, si sono abilitati 16 nuovi piloti, provenienti non soltanto dal Trentino, ma anche da Calabria, Puglia, Lombardia, Veneto e Sardegna.












