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Ambiente | 20 maggio 2026 | 12:00

Alcuni anni fa più freddo a causa de La Niña, altri più caldo per via di El Niño. L'insieme dei dati dovrebbe portare a una somma vicina a zero, eppure non è quello che stiamo osservando

I modelli climatici indicano che nei prossimi mesi potrebbe svilupparsi un intenso episodio di El Niño. Questo fenomeno naturale, che nasce nel Pacifico tropicale, è spesso associato agli anni più caldi mai registrati, aumentando la probabilità che il 2026 o il 2027 stabiliscano un nuovo record globale di temperatura. Ma la causa profonda di questi record non ha nulla a che fare con questi fenomeni, rimanendo invece legata al riscaldamento globale indotto dalle attività umane

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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La prima volta che sentii parlare di El Niño avevo circa dieci anni. Era il periodo tra il 1997 e il 1998. In quei mesi giornali e telegiornali parlavano di questo fenomeno con cadenza pressoché quotidiana. A richiamare tanta attenzione mediatica fu l’inusitata intensità con cui El Niño si manifestò in quel frangente. Quell’episodio rimane infatti annoverato tra i più forti mai osservati e studiati. Le conseguenze sul clima globale furono significative e provocarono situazioni di difficile gestione in diversi paesi, colpendo milioni di persone.

 

In queste ultime settimane sembra un po’ di essere tornati a quei tempi. Si sta parlando molto di El Niño e dei suoi effetti. Per essere precisi, al momento non ci troviamo ancora in un episodio di El Niño, ma molti modelli climatici sono concordi nell’indicare che nei prossimi mesi la condizione di La Niña, che è stata dominante negli ultimi anni, lascerà spazio al fenomeno opposto: El Niño. Sembra inoltre che questo episodio incipiente potrà raggiungere un’intensità notevole.

 

Se in questi giorni sentiamo molto parlare di questa notizia, è perché esiste una correlazione robusta che lega gli episodi di El Niño, specie quelli più forti, all’occorrenza degli anni più caldi mai registrati. La notizia che i modelli suggeriscano un fenomeno sopra la media, ha portato a prevedere che il 2026, o al più tardi il 2027, possano presto occupare il primo posto nella classifica degli anni più caldi, scalzando il 2024 dal primo posto. Oltre al balzo della temperatura planetaria che solitamente si osserva durante El Niño, a preoccupare sono inoltre i numerosi effetti negativi prodotti proprio da questo fenomeno climatico sull’ambiente e i sistemi socioeconomici.

 

Comprendere El Niño non è semplice perché coinvolge tanti e diversi aspetti atmosferici, oceanici, fisici e climatici. Proviamo però a definire di cosa si tratta nel modo più semplice possibile.

 

Si parla di El Niño quando la temperatura media, calcolata su un arco di tre mesi, dell’acqua superficiale di una specifica regione equatoriale dell’Oceano Pacifico Orientale supera di 0.5°C il valore climatico di riferimento. Se al contrario quella temperatura è inferiore di oltre 0.5°, si parla allora del fenomeno opposto: La Niña, ovvero la versione fredda di El Niño. Quando la temperatura di quella regione non si discosta significativamente dalla media, viene indicata una condizione di neutralità. L’alternanza tra condizioni di Niño e Niña segue un andamento irregolare, che ha però dei tempi di ritorno compresi tipicamente tra 2 e 7 anni.

 

Il motore principale di El Niño, così come della sua controparte fredda, è il vento. Non venti qualunque però, bensì una delle famiglie capostipiti delle principali correnti planetarie: gli Alisei, o venti commerciali. Sono masse d’aria che spirano nella regione equatoriale da oriente vero occidente e vengono mantenuti attivi da due processi in perenne svolgimento: il forte riscaldamento della regione equatoriale ad opera del sole; la rotazione del pianeta su sé stesso. L’aggettivo commerciale è legato alla loro stabilità. Essendo venti persistenti, sia in termini di intensità che di direzione, i marinai impararono a sfruttarli per muovere i grandi bastimenti a vela che solcarono i mari fino all’inizio del ‘900. Anche Joseph Conrad ne celebrò poeticamente la regolarità ne "Lo Specchio del Mare":

 

Nella fascia centrale della Terra gli alisei regnano sovrani, incontrastati, come monarchi di regni antichi, il cui potere tramandato, che frena ogni ambizione smisurata, non è il risultato di una volontà personale quanto espressione di istituzioni consolidate da tempo. I regni intertropicali degli alisei sono favorevoli alla vita quotidiana di una nave mercantile.

 

Spirando in una direzione preferenziale, gli alisei accumulano l’acqua calda presente sulla superficie degli oceani, nella loro parte occidentale. Il fenomeno raggiunge la massima intensità nell’Oceano Pacifico, dove è presente una fascia di oceano equatoriale sviluppata in direzione est-ovest di oltre 10.000 km. Qui i venti commerciali spingono l’acqua calda superficiale vero la zona al largo di Australia e Indonesia. Sul versante opposto, davanti alle coste peruviane del Sud America, l’acqua calda è spazzata verso gli sterminati orizzonti del Pacifico Occidentale. Per riempire il vuoto d’acqua che si viene a creare in superficie, le correnti marine portano in superficie acqua fredda e profonda, generando un netto contrasto termico tra i due versanti dell’oceano.

 

Quando gli Alisei perdono temporaneamente forza, il meccanismo si inceppa e può verificarsi un episodio di El Niño. Se smetteste di soffiare con forza su un bicchiere pieno d’acqua, l’acqua accumulata sul bordo del bicchiere opposto al soffio tornerebbe improvvisamente indietro. El Niño funziona in questo modo. Gli Alisei si indeboliscono e l’acqua calda superficiale è libera di diffondersi in tutto il Pacifico equatoriale perché non è più confinata a ovest. Al contrario, La Niña è un’intensificazione della condizione neutrale: Alisei più tesi e veloci della media e aumentata differenza di temperatura tra le due sponde dell’oceano.


Schema semplificato che mostra l'andamento della temperatura oceanica superficiale nelle tre diverse fasi del fenomeno El Niño.

Quando El Niño è particolarmente intenso, i suoi effetti diventano significativi non soltanto nelle zone direttamente coinvolte, come il Sud America, l’Indonesia e l’Australia Settentrionale. Le conseguenze vanno a influenzare il clima globale. L’effetto più importante su grande scala, ed è appunto il motivo per cui si fa tanto parlare di El Niño in queste settimane, è un deciso balzo in alto della temperatura media globale.

 

Durante El Niño diminuisce l’emersione di acque profonde fredde nel Pacifico orientale. La superficie oceanica resta eccezionalmente calda su aree immense e il Pacifico equatoriale perde parzialmente la sua capacità di trasferire il calore in arrivo dall’atmosfera ai suoi strati più profondi. El Niño indebolisce la possibilità degli oceani di fungere da "pozzo" di calore.

 

Se l’energia accumulata nell’atmosfera non può essere trasferita in profondità, essa rimane costretta proprio nell’atmosfera, andando ad alimentare il suo significativo riscaldamento. Se questo è il meccanismo basilare che sta richiamando l’attenzione, c’è però un elemento altrettanto fondamentale che viene del tutto ignorato nella maggior parte delle notizie di queste settimane. Viene trascurato che se il 2026 o il 2027 saranno i nuovi anni più caldi, tale primato non sarà affatto spiegato dalla naturale oscillazione tra Niño e Niña.


Anomalia della temperatura media globale in °C e occorrenza dei fenomeni di El Niño. La maggior parte degli anni più caldi di sempre si sono verificati in corrispondenza di fenomeni di forte El Niño. L'indice MEI è un'indice usato per misurare quantitativamente i fenomeni di Niño e Niña.

El Niño è un fenomeno naturale che ha iniziato a manifestarsi almeno un milione di anni di anni fa, a dircelo è la paleoclimatologia. È un fenomeno di natura oscillatoria: alla fase calda segue sempre quella fredda. La variabilità temporale e di intensità delle oscillazioni non sono perfettamente regolari, ma sul lungo periodo gli scarti termici dovrebbero dare una media pari a zero se fosse solo questo fenomeno a regolare la temperatura globale. Alcuni anni fa più freddo a causa de La Niña, altri anni è vero il contrario per via di El Niño. L’insieme dei dati dovrebbe portare a una somma vicina a zero.

 

Eppure questo non è quello che stiamo osservando. Negli ultimi decenni gli anni più caldi sono spesso coincisi con episodi di El Niño, mentre le fasi di La Niña non hanno prodotto raffreddamenti capaci di compensarne gli effetti. È come se le oscillazioni di questo fenomeno non avvenissero più attorno a una linea orizzontale stabile, ma lungo un piano inclinato verso temperature sempre più alte. Ad aver inclinato il piano è stato ovviamente il cambiamento climatico antropogenico, unico responsabile dell'aumento delle temperature.

 

El Niño continua a essere una naturale oscillazione del sistema climatico terrestre. Ciò che sta cambiando profondamente è il contesto entro cui questa oscillazione si sviluppa. In un pianeta già riscaldato dalle attività umane, ogni nuova fase calda di El Niño aumenta la probabilità di raggiungere nuovi record della temperatura globale e di intensificare gli impatti climatici su ecosistemi e società umane.

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