Ziemski scia l'Everest, senza supporto di sherpa e ossigeno. Si apre la bagarre: meglio la sua discesa o quella di Bargiel? Intanto la montagna più alta del mondo ha sempre meno a che fare con l'alpinismo

L'alpinista polacco "spera di rimanere completamente sconosciuto. L'Everest non è stata esattamente l'esperienza di una vita". In lontananza si vedono le code di alpinisti che salgono come formiche tra Campo 3 e Campo 4, e la discesa non basta più a riaccendere l'entusiasmo. Intanto, il mondo dell'alpinismo torna alla carica: "Quel che ha fatto è quanto di più vicino alla discesa con gli sci fatta da Hans Kammerlander 30 anni fa"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'alpinista polacco trentunenne Bartek Ziemski nei giorni scorsi ha portato a termine due storiche discese con gli sci dalle montagne più alte del mondo: il Lhotse e, una settimana esatta dopo, l'Everest. Su entrambe le vette, Ziemski è salito in stile alpino, senza l'aiuto di sherpa e senza ossigeno supplementare.
La foto che lo ritrae sulla cima (e che ne testimonia l’ascesa) ce l’ha soltanto per caso: fortuna ha voluto che in quel momento sull’Hillary Step passasse una guida sherpa con un cliente, che si è offerta di scattargli una foto. Per il resto, la sua ascesa è stata completamente (e fortuitamente) solitaria.
Intervistato in esclusiva per Explorersweb da Angela Benavides, a poche ore dall’ascesa, Ziemski si è mostrato tutt’altro che entusiasta dell’epica impresa. Anzi, sorprende - almeno a noi profani - la delusione che traspare dalle sue parole.
"Beh, è solo l’Everest". Questo il primo commento dopo che la giornalista gli chiedeva le sensazioni a caldo su quest’impresa. Ad aver particolarmente turbato lo sciatore polacco pare essere stata, in particolare, la vista in lontananza della coda di alpinisti che salivano tra Campo 3 e Campo 4.
"L'Everest non è più interessante, non è più affascinante. La folla è impazzita e quello che succede sulla montagna... non ha più a che fare con l'alpinismo. L'esperienza di montagna sull'Everest è stata completamente distrutta". Inoltre - a quanto emerge dall'intervista - oltre al turismo vi sarebbe la natura stessa della montagna, le cui vie di ascesa non sarebbero dopotutto così estetiche. "Non è come il K2, che è una piramide perfetta. La cima dell'Everest è nascosta e non c'è un bel percorso per raggiungere la vetta... Non ho visto niente di speciale".
"Forse era semplicemente stanco", suggerisce l’intervistatrice. E continua: "Perché Ziemski ha probabilmente realizzato la discesa con gli sci più impressionante di sempre sull'Everest, grazie al suo approccio audace, alla sua forma fisica, alla sua abilità e a un inaspettato colpo di fortuna con la folla sulla montagna".
Ad ogni modo, piaccia o meno a Ziemski, ora il mondo dell’alpinismo sembra pronto a riconoscergli il merito dell’impresa con i consueti allori. Anzi, c’è di più: ora deve farsi carico anche del confronto con la storia delle discese in sci dall’Everest. In particolare, con la più recente: quella del connazionale Andrzej Bargiel, del settembre 2025, da alcuni osannata da altri contestata, ma generalmente considerata la prima discesa integrale con gli sci dell'Everest senza ossigeno supplementare.
Sulla questione è intervenuto il giornalista ed esperto di alpinismo Alessandro Filippini, sottolineando le "enormi differenze" tra le discese dell’Everest con gli sci dei polacchi Andrzej Bargiel e Bartek Ziemski. Rendendo quest’ultima più vicina alla storica discesa compiuta da Hans Kammerlander nel 1996, contestata perché si dovette togliere gli sci in alcuni tratti.
Parlando della discesa più recente, quella di Ziemski, Filippini premia la scelta di uno stile sobrio e autenticamente alpino: "Niente Sherpa e tutto il necessario anche per fare i campi in spalla, insieme agli sci". Al contrario, sempre secondo il giornalista, lo scorso settembre "Bargiel era salito per una produzione di un famoso sponsor, assistito da una squadra di Sherpa, con uno di loro accanto fino in vetta e con l’occhio in più del drone pilotato dal fratello, che gli è servito non solo per le (belle) riprese ma anche per trovare la strada migliore".
Insomma, qualcosa di nient’affatto paragonabile all’originale, specie considerata la macchina promozionale che ha mosso. La cosa pare aver tanto infastidito una certa porzione del mondo alpinistico, da far intervenire lo stesso Kammerlander (ne parlavamo qui), che al polacco Bargiel non riservava mezze parole: "Questo è alpinismo da carnevale. Se continua così, presto uno sherpa porterà su persino un neonato".
Stando a Filippini, invece, la corona di alloro che sin dall’inizio sarebbe spettata a Kammerlander, ora dovrebbe passare a Bartek Ziemski.
"Quel che ha fatto Ziemski è quanto di più vicino alla (ingiustamente dimenticata) discesa con gli sci fatta da Hans Kammerlander 30 anni fa, sull’altro versante, quello tibetano. Allora Hans salì solo e in velocità e nella discesa dovette togliersi un paio di volte gli sci per brevi calate in corda doppia su risalti di roccia. Il polacco, che ha incontrato condizioni di innevamento meno favorevoli rispetto a Bargiel, non ha mai tolto gli sci, ma ha avuto il vantaggio della ‘pista’ con le corde fisse, che peraltro non ha utilizzato per assicurarsi se non in due brevi passaggi".
C’è da aspettarsi che nei prossimi giorni emergeranno dettagli più precisi sulla questione e, con essi, ulteriori posizioni sulla maggiore autorità dell’uno o dell’altro tentativo di discesa. Col tempo, poi, si renderà merito al "migliore". Poco conta se agli alpinisti interessi o meno questo titolo: ormai la macchina si è mossa.
Intanto, ci piace concludere con le osservazioni della giornalista che ha intervistato lo sciatore fresco del successo: "Alla domanda se fosse pronto per il riconoscimento che accompagnerà questa straordinaria impresa, Ziemski ha risposto che spera di rimanere completamente sconosciuto. L'Everest non è stata esattamente l'esperienza di una vita per lui".













