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Cultura | 05 luglio 2026 | 13:00

Come l'uomo ha immaginato e trasformato le Alpi? Un viaggio attraverso oltre un secolo e mezzo di rappresentazioni del paesaggio montano

Fino al 1° novembre 2026 il Forte di Bard, ad Aosta, ospita "Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche", una mostra che propone di raccontare non soltanto l'evoluzione fisica, ma anche il cambiamento culturale delle Alpi. Un tema affrontato attraverso lo sguardo di artisti, scienziati, viaggiatori e alpinisti che tra la fine del XVIII secolo e la metà del Novecento hanno osservato, documentato e interpretato le montagne

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Dal 29 maggio al 1° novembre 2026 il Forte di Bard, ad Aosta, ospita Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche, una mostra che propone un viaggio attraverso oltre un secolo e mezzo di rappresentazioni del paesaggio alpino, raccontandone non soltanto l'evoluzione fisica ma anche il cambiamento culturale.

 

L'esposizione, allestita negli spazi del Museo delle Alpi e curata da Aldo Audisio, si inserisce nel progetto transfrontaliero DAHU (Développement et Adaptation des occupations HUmaines en montagne), promosso da Regione autonoma Valle d'Aosta, Comune di Issime, Associazione Forte di Bard, Département de la Haute-Savoie e Communauté des Communes de la Vallée de Chamonix Mont-Blanc. L'obiettivo è indagare il rapporto tra cambiamenti climatici, trasformazioni del paesaggio e presenza umana nell'arco alpino tra Italia e Francia.

 

La mostra affronta il tema attraverso uno strumento particolare: lo sguardo. Quello di artisti, scienziati, viaggiatori e alpinisti che tra la fine del XVIII secolo e la metà del Novecento hanno osservato, documentato e interpretato le montagne.

 

Il percorso espositivo si sviluppa in sei sezioni e riunisce oltre settanta opere tra dipinti, disegni, manoscritti e manifesti selezionati nell'ambito di una più ampia ricerca iconografica che ha portato all'individuazione di oltre quattrocento lavori conservati presso istituzioni pubbliche e collezioni private della Valle d'Aosta e della valle di Chamonix.

 

Non si tratta soltanto di una raccolta di opere d'arte. Il visitatore viene accompagnato lungo una trasformazione profonda del paesaggio alpino e del modo stesso di percepirlo. Dalle scene pastorali e agricole che raccontano una montagna abitata e vissuta quotidianamente, si passa progressivamente alla nascita dell'immaginario romantico, alle esplorazioni scientifiche e alpinistiche dell'Ottocento, fino alle grandi trasformazioni legate al turismo e agli sport invernali del Novecento.

 

In questo percorso emergono anche le tracce dei cambiamenti ambientali. Le immagini storiche consentono infatti di osservare territori, ghiacciai, vallate e insediamenti prima delle profonde modificazioni avvenute nel corso degli ultimi due secoli. La montagna appare così come un laboratorio in cui leggere l'intreccio tra processi naturali e intervento umano.

 

Tra le opere esposte figurano gli acquerelli di Giuseppe Pietro Bagetti dedicati al passaggio dell'armata francese sul Gran San Bernardo nel maggio del 1800, una veduta del Gran San Bernardo realizzata da William Turner e importanti testimonianze pittoriche di artisti come Mario Calderini, Italo Mus, Mario Reviglione e Alessandro Lupo. Particolarmente significativa è l'opera La mietitura ai piedi del Monte Bianco di Alberto Rossi, che restituisce l'immagine di una montagna ancora profondamente legata alle attività agricole.

 

La riflessione proposta dalla mostra va oltre la dimensione estetica. Come sottolinea l'assessore regionale Erik Lavevaz, la montagna non è un semplice paesaggio da cartolina ma uno spazio vissuto, nel quale il rapporto tra comunità e territorio rimane centrale. Un tema che assume oggi un significato ancora più attuale alla luce delle trasformazioni climatiche in corso e delle sfide che interessano le terre alte.

 

Anche la presidente del Forte di Bard, Ornella Badery, evidenzia come il progetto contribuisca a comprendere la fragilità dell'ambiente alpino e il ruolo che la presenza umana ha avuto nel modellarne l'evoluzione. Le opere raccolte dimostrano infatti che il paesaggio che oggi consideriamo "naturale" è spesso il risultato di secoli di interazione tra uomo e montagna.

 

In un momento storico in cui il dibattito sui cambiamenti climatici rischia talvolta di ridursi a slogan contrapposti, Metamorfosi dello sguardo propone un approccio diverso: osservare il passato per comprendere il presente. Le immagini diventano così documenti storici capaci di raccontare non solo ciò che le Alpi erano, ma anche ciò che siamo diventati noi nel nostro modo di guardarle.

 

La mostra resterà visitabile fino al 1° novembre 2026 ed è inclusa nel biglietto di ingresso al Forte di Bard.

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