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Cultura | 01 luglio 2026 | 19:00

"Mi sono sentito dire da amministratori comunali: 'Voi siete un peso per la cittadinanza'". Un'autobiografia collettiva di chi ha scelto di vivere nell'Italia lontana dai servizi essenziali

"Le aree interne in prima persona": così si intitola il libro pubblicato a cura di Daria Capitani. Raccoglie 50 storie di protagonisti di un cambiamento necessario a cui contribuiscono pur pagandone "personalmente il prezzo". Come scrive Sabrina Lucatelli, direttrice di Riabitare l'Italia: "La trasformazione non è mai indolore, comporta rinunce, conflitti e fatiche. I processi di rinascita non avvengono spontaneamente: richiedono energie e visione, hanno bisogno di essere accompagnati"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Vivo nell’Appennino Reggiano e non me ne sono mai andata" scrive Erika Farina, raccontando in prima persona la sua storia e quella dei Briganti di Cerreto, la cooperativa di comunità che ha fondato nei primi anni Duemila a Cerreto Alpi, 107 abitanti in provincia di Reggio Emilia. "Eravamo ragazzi pieni di sogni, entusiasmo e una scelta controcorrente rispetto ai nostri coetanei: restare, costruire e creare qualcosa che facesse bene non soltanto a noi, ma a chi sarebbe venuto dopo". Restare, spiega il dizionario Treccani, significa "rimanere, seguitare a essere in un luogo dal quale altri vanno o sono andati via" ed è una delle parole guida scelti da Daria Capitani, redattrice di Vita, per raccontare l'Italia delle aree interne assumendo il punto di vista di chi ha scelto di vivere in uno dei tantissimi comuni italiani lontani dai servizi essenziali, quelli considerati a rischio scomparsa, per la desertificazione demografica. Erika è la protagonista di uno dei cinquanta racconti autobiografici raccolti nel libro Le aree interne in prima persona, disponibile per gli abbonanti alla rivista: sono firmati da chi ha scelto di restare, come la fondatrice dei Briganti di Cerreto, di ritornare o di arrivare in un paese alpino o lungo la dorsale dell'Appennino.
 

 

Quello che emerge, scorrendo il libro, è un'autobiografia corale, che non è generazionale (a tenere insieme le storie delle persone non è l'età), ma sentimentale e cioè legata all'amore, che non è mai rivolto a un ricordo ma ha lo sguardo bien piantato nel futuro: "Il mio verbo è restare. Non come rinuncia, ma come scelta consapevole: vivere le aree interne, attraversarle ogni giorno, creare occasioni e spazi in cui le persone possano riconoscersi e contribuire" scrive Egidio Lacanna. Ha 34 anni, quindici in meno di Erika, e vive da San Giorgio Lucano, 984 abitanti in provincia di Matera. Tra le voci raccolti, ci sono anche quelle dei ventenni, i giovani innovatori che hanno capito di poter ritornare, perché è loro l'opportunità di un'inversione di rotta, rispetto a quella prospettata dalla politica e anche dalla demografia, un futuro che non è nel turismo ma - semmai - nella cura, per portare servizi nuovi e garantire l'accesso a quel welfare state che è in crisi anche negli ambiti urbani.
 

 

Tra i ritratti, nella sezione dedicata all'arrivare, c'è anche quello di Luca Mercalli, da gennaio 2026 membro del comitato scientifico dell'Altramontagna. Mercalli racconta la sua storia di nuovo abitante della borgata Vazon a Oulx, 1.650 metri di altitudine, in Piemonte. "A volte veniamo percepiti non come un’opportunità di rinnovamento per una borgata che fino a poco fa rischiava di crollare, ma quasi un fastidio, perché chiediamo servizi, manutenzione delle strade, impegno. Mi sono sentito dire da amministratori comunali: 'Voi siete un peso per la cittadinanza'. Mi sono chiesto quale significato venga attribuito alla parola 'cittadinanza', visto che anche i luoghi montani percepiti come marginali appartengono alla Repubblica italiana che dovrebbe pure favorirli come recita l’art. 44 della Costituzione". È il cuore di una riflessione che chi vive nelle aree interne matura e misura ogni giorno sulla propria pelle, mentre percorre chilometri di curve per accedere ai servizi di base o anche per acquistare un giornale o vedere un film. Di chi, nonostante questo, descrive il proprio presente con parole luminose. È il costo, ma anche il "nodo cruciale", di una trasformazione, sottolinea nella postfazione Sabrina Lucatelli, direttrice di Riabitare l'Italia: "Gli autori di queste pagine si sentono parte di un cambiamento necessario, pur pagandone personalmente il prezzo. La trasformazione non è mai indolore, comporta rinunce, conflitti e fatiche. I processi di rinascita non avvengono spontaneamente: richiedono energie e visione, hanno bisogno di essere accompagnati". E il lavoro prezioso di giornalisti come Daria Capitani è parte, essenziale, di questo accompagnamento.

 

Daria Capitani di spalle al centro di un'assemblea. La foto è di Antonio Milione,  scattata a Londa in occasione dell'incontro di "C'è margine", nel giugno del 2026

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