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Attualità | 22 gennaio 2026 | 06:00

Luca Mercalli entra nel comitato scientifico dell'Altramontagna: "I cambiamenti climatici non cessano di esistere perché vengono ignorati: dalle terre alte una diagnosi precoce della malattia"

"Come membro del comitato scientifico, ciò che intendo fare è mettermi a disposizione della redazione per analizzare, o verificare, tutti quei contesti di interesse giornalistico dove il tema ambientale viene chiamato in causa". Climatologo, direttore della rivista Nimbus e presidente della Società Meteorologica Italiana, entrato ufficialmente nel nostro comitato scientifico ci racconta il rapporto odierno tra clima e divulgazione

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Con l’anno nuovo, L’Altramontagna allarga i suoi orizzonti: nuove figure scientifiche di spicco entrano a fare parte della squadra. A nome della redazione e di tutti coloro che partecipano al progetto, siamo lieti di accogliere nel comitato scientifico il climatologo Luca Mercalli.

 

Nato a Torino nel 1966, Luca Mercalli è specializzato in climatologia, con un master in Scienze della montagna all'Université de Savoie-Mont-Blanc, è oggi direttore della rivista Nimbus e presiede la Società Meteorologica Italiana, associazione nazionale fondata nel 1865. Si occupa di ricerca su climi e ghiacciai alpini, e insegna sostenibilità ambientale in scuole e università in Italia, Svizzera e Francia.

 

Mercalli mette in pratica la sostenibilità ambientale in prima persona, ad esempio vivendo in una casa a energia solare in Alta Val Susa, viaggiando in auto elettrica e coltivando l'orto.

 

È consulente dell'Unione Europea, Ambasciatore Europeo del Patto per il Clima, e già consigliere scientifico di Ispra-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Per la Rai ha collaborato a "Che tempo che fa", "Scala Mercalli" e "TGMontagne" e Rainews24. Giornalista scientifico, ha al suo attivo migliaia di articoli e oltre 3300 conferenze.

 

Tra i suoi libri: Prepariamoci (Chiarelettere), Non c'è più tempo (Einaudi), Il clima che cambia (BUR), Salire in montagna (Einaudi), Breve storia del clima in Italia (Einaudi), il libro per bambini Uffa che caldo (ElectaKids) e il fumetto Il tuo clima (TataiLab).

 

 

Oggi che l’ondata di interesse mediatico per il tema ambientale pare aver esaurito il suo potenziale, ha ancora senso parlare di clima per un quotidiano di montagna?

 

Ma certo! Ha senso perché i fatti non cessano di esistere perché vengono ignorati. Oggi sono coperti da una situazione geopolitica internazionale a dir poco esplosiva, ma anche qui il clima continua ad avere un suo ruolo. Pensiamo alle mire americane sulla Groenlandia: l’interessi minerari e per le rotte di navigazione sull'oceano artico sono emersi a seguito dei cambiamenti climatici.

 

Paradossalmente, la crisi climatica continua ad esistere in maniera sempre più dirompente, ma finisce sotto traccia o addirittura va in corto circuito. Trump nega l'esistenza dei cambiamenti climatici di natura antropica, ma poi approfitta della nuova condizione per mostrare interessi geopolitici sulle terre dell'estremo Nord.

 

Il punto è che il riscaldamento globale è un fatto fisico. Nonostante ora sia inverno quindi fa un po' più fresco, nonostante si parli di guerre o di corsa agli armamenti, nonostante ci si trovi di fronte ad un negazionismo galoppante; la situazione da un punto di vista scientifico è assolutamente chiara e prosegue. Quindi il tema continuerà a venire a galla e al prossimo disastro climatico ce ne accorgeremo.

 

 

Quali responsabilità hanno i media nell’attuale disinteresse per questi argomenti?

 

Non sempre c’è un responsabile, purtroppo c'è una condizione di contorno non trascurabile: la comunicazione ha effetto quando c'è una visione a breve termine. Se io scrivo un articolo sul clima in prima pagina e poi non vendo il giornale, a cosa è servito? L'informazione poi deve essere fruita. Viviamo in una società anestetizzata, e il clima paga lo scotto di essere un problema già noto, dagli sviluppi lenti e che produce risultati lontani dalla nostra quotidianità.

 

Il cambiamento climatico - in questo momento, per me che vivo nel Nord Italia, fa freddo e il cielo è coperto - non risuona nella mente. Poi magari al 12 di luglio, se ci saranno 45 gradi a Milano, il cambiamento climatico tornerà in prima pagina. È una fluttuazione, un su e giù. Ecco perché certe volte si spegne la tensione della comunicazione.

 

La fisica però continua la sua strada, inesorabile. Se ne infischia dell’emotività della comunicazione. Sta a noi cercare di tenere vivo il tema, però è difficile, perché lo spazio di attenzione del pubblico non dipende da noi.

 

 

Quali sono oggi i nodi critici per il clima nelle nostre terre alte?

 

Le terre alte sono da sempre un luogo di grande visibilità dei cambiamenti climatici. Un luogo dove si può percepire la diagnosi precoce della malattia, della patologia climatica. Qui si concentrano quelli che chiamiamo "limiti critici": soglie precise dove un piccolo cambiamento, esempio un rialzo della temperatura di mezzo grado, può dare grandi effetti. Il limite critico per esempio è la temperatura di zero gradi: sopra zero il ghiaccio fonde e sotto rimane ghiaccio e neve. Questo in montagna provoca un cambiamento di paesaggio dirompente, perché è quello che ci fa constatare il cambiamento anche non essendo addetti ai lavori.

 

Se non nevica in tempo per le Olimpiadi, e si vedranno soltanto delle strisce bianche in mezzo ai boschi brulli, forse avremo di nuovo una settimana di riflessioni sul cambiamento climatico. Se Cortina sarà tutta coperta di neve, no. Tutto questo ci fa capire com'è forte la visibilità del cambiamento climatico in montagna. Poi ci sono gli aspetti meno visibili: cambia la disponibilità di acqua, il regime dei fiumi, la produzione di energia idroelettrica, i risvolti sull'agricoltura. Questi sono tutti problemi importanti che dalle terre alte si irradiano fino al livello del mare.

 

 

Il contesto climatico alpino potrebbe essere un giorno la nuova frontiera di una migrazione verticale?

 

Io l'ho sempre sostenuto. Il mio manifesto di ri-abitazione della montagna in relazione al riscaldamento globale l'ho vissuto come esperienza di vita, in prima persona. Questo è quello che ho raccontato nel libro Salire in montagna di Einaudi del 2020. E i dati lo confermano, l'ultimo rapporto Uncem dà comunque centomila nuove presenze in montagna, un bel segno più dopo decenni di spopolamento.

 

Poi certo, bisogna andare a vedere dove, ci sono ancora sacche di spopolamento drammatiche e pochissime regioni invece dove c'è questo segno più. Ma io credo che dentro questi piccoli numeri ci sia una reazione alla invivibilità delle città in queste ultime estati, alcune delle più calde di sempre.

 

Quando ci sono 45 gradi a Milano, improvvisamente la frequentazione delle località montane aumenta. Per ora può essere ancora un flusso pulsante, per cui quando torna il fresco la gente se ne ritorna in città, ma qualcuno rimane. Oggi, per esempio, un buon collegamento a internet mi permette di stare anche a lavorare a 1600 metri. In questo gran su e giù qualcuno ha cominciato a dire: "perché devo tornare giù tra l’afa e l’inquinamento della città?".

 

Questo è il dato sociale e individuale; a creare le condizioni perché questo si possa realizzare, poi, dev’essere un atto politico.

 

 

Quale sarà il suo ruolo nel comitato scientifico Lam?

 

La tematica ambientale, il clima e la visione del futuro della montagna sono questioni che esigono riflessioni basate su fatti scientifici: come membro del comitato scientifico, ciò che intendo fare è mettermi a disposizione della redazione per analizzare, o verificare, tutti quei contesti di interesse giornalistico dove il tema ambientale viene chiamato in causa.

 

Viviamo in un'epoca dove le fake news sono ormai così dominanti che la divulgazione deve andare con i piedi di piombo. Fare giornalismo ormai significa fare un articolatissimo debunking, anche perché adesso, con l'intelligenza artificiale, è diventato ancora più facile spargere non verità.

 

Quando ci saranno aspetti che coinvolgono le mie competenze, il mio telefono sarà acceso per esaminare insieme caso per caso, per escludere le bufale o prendere in analisi una certa questione. Ci tengo a ribadire, anche pubblicamente, la mia disponibilità e l’invito a tenermi in considerazione qualora ce ne fosse bisogno.

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