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Trento
02 luglio | 06:00

Era stato trovato gravissimo in un canale, M89 è rinato al parco faunistico: "Si è integrato e sta bene". Il turismo? "Buoni numeri e così finanziamo la ricerca"

L'orsetto di due mesi era stato trovato gravemente ferito e deperito in un canale. I forestali l'avevano curato e portato poi al Belpark di Spormaggiore. Sono trascorsi tre anni da allora: "Interagisce con gli altri due esemplari e cresce". Pronto a partire un progetto di monitoraggio con l'intelligenza artificiale in collaborazione con Fbk: "Il turismo è importante ma non c'è utile perché investiamo nella struttura e nella ricerca: i dati sono fondamentali per migliorare la comprensione"

Foto del lupo e dell'orso M89 di Stefano Gasperetti per il Parco faunistico di Spormaggiore

TRENTO. L'orsetto recuperato gravemente ferito ormai 3 anni fa, curato e portato al parco faunistico è in buona salute, si è integrato anche con gli altri plantigradi e interagisce sempre meglio con l'ambiente circostante, ambiente che viene implementato in base alle esigenze che manifesta nel corso del tempo. Ma non c'è solo M89 perché l'area ospita tanti altri animali dai lupi alle linci, dalle volpi ai gufi reali. Una zona all'ombra di Castel Belfort sempre più gettonata ma dietro le quinte della gestione di questi spazi c'è molto di più e entro l'anno parte una nuova sperimentazione per migliorare il monitoraggio e la raccolta dati con l'uso dell'intelligenza artificiale nell'ambito di un progetto di Fondazione Bruno Kessler.

 

Nel 2023 i forestali trentini avevano recuperato un cucciolo di orso in val d'Algone. L'orsetto aveva circa 2 mesi quando è scivolato in un canalone e si era gravemente ferito. L'esemplare era stato monitorato per alcuni giorni, tuttavia la madre non era tornata a recuperare il piccolo e così era stato prelevato in forte stato di deperimento (Qui articolo). Dopo le cure, la decisione della Provincia era stata di non rilasciarlo in natura ma di trasferirlo al Belpark di Spormaggiore sulla Paganella. Da allora sono già trascorsi tre anni.

 

"Inizialmente non è stato semplice e c'è stato un periodo di adattamento dell'esemplare molto intenso in un'area non aperta al pubblico e non accessibile", dice Andrea Marcolla, presidente del Parco faunistico di Spormaggiore. "I progressi sono stati costanti e l'inserimento prosegue quotidianamente: c'è un investimento a livello ambientale per seguire le esigenze che manifesta nel corso delle settimane. I monitoraggi, infatti, si svolgono 24 ore su 24 e possiamo affermare che la sua salute è buona e che cresce regolarmente". Il parco ospita altri due orsi. "Ma M89 si è integrato e interagisce con gli altri esemplari, così come con l'ambiente circostante e la fauna presente all'interno dei nostri spazi".   

 

Il  Parco faunistico di Spormaggiore sulla Paganella è un’area boscosa di oltre cinque ettari che offre la possibilità di osservare da vicino alcune specie di animali autoctoni delle Alpi, difficili da vedere in natura oppure in via d’estinzione. Il Belpark prende forma nel 1991 dall'idea della Pro Loco locale e forte dei riscontri e dell'apprezzamento del pubblico la proposta si è via via strutturata e ampliata, anche per far fronte alle varie esigenze.

 

Il flusso di visitatori è aumentato negli ultimi 10 anni, un trend avviato con l'attuale presidente. Le visite sono passate da circa 25 mila nel 2012 agli oltre 50 mila accessi odierni. "Siamo molto soddisfatti dei numeri", spiega Marcolla. "Ormai da qualche anno confermiamo questi dati e anche in questo le proiezioni sono in questa direzione. La partenza rispetto al 2025 è stata un po' rallentata a causa del meteo, tuttavia c'è stato un recupero con il caldo e siamo in linea".

 

Spesso queste strutture, gli Alpenzoo, sono considerate anacronistiche ma dietro - almeno in questo caso - c'è di più e spesso non si vede. Oltre ai tre orsi, sono recentemente arrivate alcune linci e c'è anche un branco di 10 lupi.

 

"Gli animali in generale sono molto schivi e non è facile incontrarli in natura, non è facile nemmeno qui da noi, anche se naturalmente ci sono più possibilità di avvistamenti", prosegue Marcolla. "Ci sono i confini (cioè l'area è recintata) e abbiamo la licenza di zoo per poter aprire al pubblico ma gli obiettivi sono altri. Certo, il turismo crea indotto e ci permette di sviluppare una quota di autofinanziamento ma abbiamo utili: tutte le risorse vengono investite per mantenere la struttura, per il benessere degli animali, per migliorare il parco e sul fronte della ricerca".

 

Un patrimonio costituito dalla raccolta e analisi di numerosi dati. "Sono attive tante collaborazioni con università, centri di ricerca e professionisti", evidenzia il presidente del parco faunistico di Spormaggiore. "Attualmente per esempio ospitiamo ricercatori degli atenei di Padova e di Parma, inoltre siamo in costante contatto con etologi, esperti e forestali per condividere ricerche e rafforzare la conoscenza della fauna". Rapporti stretti anche con il parco naturale Adamello Brenta.

 

In arrivo entro l'anno un progetto con Fbk. "Si punta sull'intelligenza artificiale - continua Marcolla - per sviluppare e ottimizzare ancora di più il monitoraggio e raccogliere dati ancora più raffinati e precisi sul comportamento degli aninali".

 

Insomma, il ruolo di un ente parco non si limita a ospitare gli animali e far pagare un biglietto. Poi ci sono le varie iniziative e attività di formazione e di informazione, anche verso il pubblico con particolare attenzione verso le generazioni più giovani. Circa un 30% dei visitatori annuali è trentino.

 

"Sono molto richieste le visite guidate, così come i laboratori per le scuole come 'Keeper per un giorno' e 'Un anno da orso': nei periodi primaverili e autunnali ospitiamo tantissime scolaresche e l'obiettivo è l'educazione dei ragazzi nel vivere la montagna in modo consapevole con i comportamenti corretti da mantenere nel bosco e con rispetto verso la fauna", conclude Marcolla. 

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