Storia di un orsetto salvato nel momento sbagliato mentre la Provincia di Trento ha dichiarato guerra ai suoi simili: finirà in cattività
L'orsetto ha poco più di due mesi e da circa due settimane è stato salvato da veterinari e forestali nonostante il diktat provinciale sia quello che dal Trentino dovranno essere eliminati almeno una 50 di suoi simili e 3 sono già stati condannati all'abbattimento. L'orsetto è stato trovato in Val d'Algone e nutrito utilizzando la tecnica del camuffamento ma questa volta, per la prima volta, non si lavora per rimetterlo in libertà: ''La reintroduzione dovrebbe avvenire in poco tempo ma questa volta non è stato possibile''

MEZZOLOMBARDO. C'è un orsetto che da un po' di tempo è nelle mani della Provincia di Trento. Il problema? E' che il presidente della stessa ha appena promesso morte e catture per i suoi simili e quindi di questo orsetto di circa 2 mesi da subito non si è saputo bene che farne. Il cucciolo è stato trovato in Val d'Algone, una decina di giorni fa e da subito è parso piuttosto malconcio e denutrito ma salvato da forestali e veterinari di cuore che nonostante le uscite pubbliche del presidente della Provincia Fugatti (che vanno dalle condanne a morte di Jj4, Mj5 e M62 all'eliminazione non si sa bene come, di almeno una cinquantina di orsi) hanno deciso di non abbandonare l'animale e tenerlo in vita.
Ne è iniziato un tira e molla per capire cosa farne. Momento peggiore di questo, infatti, non poteva capitare a un piccolo orso ancora da svezzare e anche mal ridotto ma capace di riprendersi grazie alle cure di chi lo ha preso in carico nutrendolo con una miscela di latte particolare e utilizzando la tecnica del camuffamento (come si fa in queste situazioni) per evitare di abituarlo alla presenza dell'uomo. Lo scopo di chi l'ha salvato, ovviamente, era quello di recuperarlo e rimetterlo in natura come fatto in passato. Ma allo stesso tempo c'è la fatwa del presidente della Provincia contro gli orsi (che pesa come un macigno e si rischierebbe il paradosso che mentre da una parte si dice che la popolazione di plantigradi va ridotta dall'altra si salva e si rimette in libertà uno di loro) che è arrivata proprio in questi giorni.
Cosa accadrà a questo orsetto? Finirà in qualche struttura per vivere in cattività e la versione ufficiale del perché la troverete qui sotto, spiegata dal dirigente del Servizio Foreste della Pat. Restano le ombre di una vicenda che, in tempi normali, sarebbe stata comunicata senza remore quasi in tempo reale dalla Provincia come accaduto in passato (questa volta invece ad oggi nessun comunicato della Pat è arrivato). E come accaduto anche in anni recenti a cominciare con il piccolo M11 che nel 2011 aveva dato il via ''alla prima esperienza, in Trentino, di riabilitazione di un cucciolo di orso'', così si leggeva in un box dedicato nel Rapporto Grandi Carnivori di quell'anno, il cui recupero al Casteller era durato 38 giorni e poi era stato rimesso in libertà.
“Un paio di settimane fa abbiamo ricevuto la segnalazione di un cucciolo abbandonato”, conferma Giovanni Giovannini dirigente Servizio Foreste della Provincia di Trento. Secondo la ricostruzione della forestale il piccolo, che ha solo 2 mesi di vita, era scivolato in un canalone. La madre, accompagnata da un altro cucciolo, non è riuscita a recuperare il suo piccolo che è finito in una zona vicina a un sentiero attraversato anche dagli escursionisti.
Per questo i forestali hanno monitorato la situazione per alcuni giorni, dopodiché, dal momento che il piccolo non è riuscito a ricongiungersi con la madre, lo hanno prelevato. I giorni sono quelli a ridosso dell’attacco mortale che lo scorso 5 aprile è costato la vita al 26enne Andrea Papi. “È molto piccolo – conferma Giovannini – e aveva riportato delle ferite gravi ma non a tal punto da praticare l’eutanasia”.
Il cucciolo si trovava in uno stato di forte deperimento, eppure, oltre ogni aspettativa è riuscito a riprendersi. Parte del merito va sicuramente attribuito al capo veterinario della Provincia che segue i grandi carnivori del Trentino e alle persone che in questi giorni si sono attivate per accudire il cucciolo di orso. Un esemplare così piccolo non è facile da gestire, per essere alimentato per esempio ha bisogno di una miscela di latte particolare mentre i contatti con le persone devono essere ridotti al minimo. E certamente in queste settimane non rappresentava la priorità negli interessi della Pat ma più un grattacapo.
“Non potrà tornare in natura – afferma però Giovannini – quando sono così piccoli la reintroduzione dovrebbe avvenire in poco tempo ma questa volta non è stato possibile”. Un caso analogo si era verificato nel 2019, in quell’occasione un cucciolo di 6 mesi venne accudito per cinque settimane al Casteller per poi essere liberato. “Il cucciolo salvato nel 2019 si alimentava autonomamente e non aveva bisogno di latte, questo cucciolo è troppo piccolo. Di fatto dovremo allevarlo per poi destinarlo a qualche struttura faunistica”.
Per ora non ci sarebbero in campo delle ipotesi ma il dirigente è sicuro che si troverà una soluzione. “Questo cucciolo – conclude Giovannini – dovrà essere alimentato ancora per molto tempo, per questo ci sarà sicuramente un imprinting con l’uomo, questo è l’esemplare più giovane che sia mai stato recuperato”. E il primo che sarà destinato a una vita in cattività.













