Sanità, la medicina di prossimità prende piede a Belluno con quattro case di comunità e le sedi periferiche. Cisl: “Riforma positiva, fondamentale per gli anziani curarsi a casa”
Si è svolto il terzo incontro in provincia di Belluno per informare la popolazione anziana sulle novità in tema sanitario portate dal dm 77/2022, che punta a incentivare i servizi di prossimità sui territori. A organizzare gli appuntamenti è Fnp Cisl Belluno Treviso, che spiega perché la riforma è positiva e quali motivazioni l’hanno ispirata

BELLUNO. Quattro case di comunità e 14 sedi distrettuali periferiche: la medicina di prossimità prende forma in provincia di Belluno e la Cisl vuole fare luce sul tema, soprattutto per la popolazione anziana. “Promuoviamo una serie di conferenze informative su un percorso europeo che sta coinvolgendo tutte le Asl, anche quelle bellunese. Si sta cercando infatti di creare un sistema di strutture intermedie tra ospedale e medico di famiglia per avvicinare il servizio sanitario a chi ne ha necessità” afferma Franco Marcuzzo, segretario generale della Fnp Cisl Belluno Treviso (Federazione nazionale pensionati).
L’incontro nel capoluogo si è svolto a Cavarzano nel pomeriggio di lunedì 13 maggio e segue i due precedenti di Agordo e Feltre: per il quarto, si guarda al Cadore. “Con fine giugno - prosegue Marcuzzo - tutte le strutture dovrebbero essere completate, nel Bellunese le Case di comunità sono attive e pian piano andranno in funzione tutti i servizi. A Treviso, ad esempio, sono stati attivati corsi di laurea per infermieri di comunità, figure nuove per potenziare il servizio. Inoltre c’è il tema della telemedicina, fondamentale soprattutto per una popolazione sempre più anziana perché offre la possibilità di consultare i medici senza bisogno di spostarsi”.
Da parte del sindacato il giudizio è positivo. “Seguiremo come procederà il percorso - aggiunge - e come sarà in grado di dare risposte alle tematiche più urgenti. Certo rimane la difficoltà di reperire medici, ma c’è comunque un tentativo di creare condizioni di minori necessità da parte degli utenti aiutando l’anziano a curarsi a casa. L’impostazione quindi è buona secondo noi”.
Un tema ripreso anche dal collega Aldo Lorenzon, che in apertura del convegno illustra il decreto ministeriale 77/2022 riguardante appunto gli standard per l'assistenza territoriale del Servizio sanitario nazionale. Lorenzon definisce la riforma epocale perché “cambierà nei prossimi dieci anni il modo di fare assistenza nei territori”. Due i fattori che l’hanno determinata: “Il Covid - spiega - ha accelerato la riforma della sanità perché ci si è accorti che, dove questa era più vicina alla popolazione, l'impatto del virus è stato minore. L’altro motivo è stato il calo della natalità: dal 1997 in Italia ogni donna ha una media di meno di due figli, fino al record negativo del 2024 di 1,18. In più i giovani se ne vanno: tale situazione demografica ha quindi portato a presentare una riforma con l'obiettivo di mantenere l'anziano a casa e in salute il più a lungo possibile”.
Com’è dunque la situazione in provincia? Ad oggi le quattro Case di comunità sono operative: Agordo, inaugurata per prima lo scorso anno (qui), Pieve di Cadore, Feltre e Belluno. Queste ultime sono attive 24h, mentre le altre garantiscono l'apertura della sede 12h, sette giorni la settimana per l’attività medica e sei per quella infermieristica.
“La giornata di oggi è di approfondimento e confronto con la comunità locale - spiega Lucia Dalla Torre, direttrice dei distretti Ulss 1 Dolomiti - rispetto alle novità in cantiere. L’obiettivo dell’azienda è stato avviare le Case di comunità con l’inizio di maggio 2026 con i servizi minimi obbligatori definiti dal Pnrr, che fanno riferimento a tre aree: le cure primarie per la gestione di pazienti con problemi di salute cronici o non differibili, l’integrazione con i servizi specialisti per la cronicità, il sistema del servizio sociale e i futuri Ats (Ambiti territoriali sociali), e la partecipazione della comunità, che ci permette anche di capire cosa si può costruire in base alle esigenze dei singoli territori”.
“Ad oggi, oltre alle quattro Case di comunità (definite “hub”) - conclude - ci sono nel territorio le sedi distrettuali periferiche, nelle quali storicamente si trovano servizi più prossimi ai cittadini, come la medicina generale o il servizio infermieristico per alcune attività. L’idea è coinvolgere tutte queste sedi per riorganizzare l’attività e avere dei filoni comuni, ad esempio l’infermiere di comunità che opera nella Casa hub può intervenire anche nelle altre sedi, seppure in modo un po’ diverso. In questo modo ciò che si può fare in periferia rimane lì, mentre ciò che va accentrato per esigenze specifiche può essere fatto nelle case di comunità”.
Per spiegare tutto ciò, la Cisl ha attivato anche un canale WhatsApp “Pensionati Cisl Belluno Treviso” dove è possibile rimanere aggiornati su tutto ciò che riguarda le novità in tema sanitario ma anche di tutto ciò che riguarda i servizi pubblici.












