Intrappolato nelle reti di una pescicoltura e con una lesione all’ala sinistra, ora è tornato a volare. Esemplare di falco pescatore salvato dal Cras di Trento
Un falco pescatore è stato salvato dal Cras di Trento: era rimasto intrappolato a Dro nelle reti di una pescicoltura e presentava una lesione all’ala sinistra, ma grazie alle cure e all’assistenza del Centro è tornato a volare. Si tratta di uno dei pochi rapaci diurni in grado di tuffarsi completamente per pescare e raggiunge una velocità di addirittura 80 chilometri orari quando colpisce l’acqua

TRENTO. Un falco pescatore rimasto intrappolato nelle reti di una pescicoltura a Dro è tornato in libertà dopo essere stato recuperato, curato e assistito dal Centro Recupero Animali Selvatici (Cras) di Trento. L'esemplare era stato affidato al Crab lo scorso 12 maggio, dopo il recupero da parte degli Agenti della Stazione forestale di Riva del Garda: nel momento in cui l’animale ha raggiunto il Centro, tra analisi e osservazioni, i veterinari avevano evidenziato una lesione all’ala sinistra che ha richiesto cure immediate.
La degenza al Crab è durata poco più di una settimana, giusto il tempo necessario per consentire al rapace di seguire una terapia mirata e recuperare pienamente le energie. Durante il periodo di osservazione e cura, il personale specializzato ha seguito costantemente l’esemplare, garantendogli anche un’alimentazione basata sul suo cibo principale e preferito: il pesce.
Questo animale è un rapace diurno, specializzato, come suggerisce il nome, nella "pratica” della pesca. Lo si può avvistare in prossimità di laghi, fiumi e coste marine e cattura le proprie prede tuffandosi in acqua e afferrandole con i suoi potenti artigli. In Trentino, questa specie può essere osservata soprattutto durante i periodi di migrazione stagionale.
La sua caratteristica principale? Questo esemplare è in grado di tuffarsi del tutto in acqua durante la caccia: è uno dei pochi rapaci a possedere questa abilità e può raggiungere velocità fino a 80 chilometri orari nel momento in cui colpisce la superficie dell’acqua.
Prima della sua liberazione, nella giornata di ieri, martedì 19 maggio, l’animale è stato inanellato dal personale del Muse di Trento, che spiega: “Nel caso di futuri avvistamenti, l’anello metallico applicato alla zampetta, consentirà di raccogliere informazioni preziose sui suoi spostamenti”.
Il falco pescatore è stato poi liberato nel biotopo Foci dell’Avisio, uno dei punti di passaggio lungo le rotte migratorie, così da permettergli di riprendere il proprio viaggio e arrivare a destinazione.












