Apre ad Agordo la prima Casa di comunità bellunese, realizzata con 2,6 milioni di euro di fondi regionali e Pnrr. “Anello di collegamento tra ospedale e territorio”
Apre ad Agordo la prima delle 4 Case della comunità del Bellunese. “Un progetto per rafforzare i servizi sanitari territoriali, nell’ottica di una sempre maggiore vicinanza alla comunità” afferma Giuseppe Dal Ben, commissario Ulss 1 Dolomiti. Il totale dell’investimento ammonta a 2,6 milioni di euro, finanziati con circa 2 milioni dal Fondo sanitario regionale e 500.000 euro dal Pnrr

AGORDO. Apre la prima delle 4 Case della comunità del Bellunese. “Un progetto per rafforzare i servizi sanitari territoriali, nell’ottica di una sempre maggiore vicinanza al territorio. È una ‘casa’, un luogo che dà l’idea della familiarità: vogliamo infatti che diventi un punto di facile individuazione per il cittadino, che qui può trovare risposta alle sue esigenze sanitarie e socio-assistenziali” afferma Giuseppe Dal Ben, commissario Ulss 1 Dolomiti.
Le Case della Comunità sono un nuovo presidio del Servizio sanitario nazionale: una parte dei fondi Pnrr, infatti, deve essere impiegata per la loro costituzione su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo dichiarato è appunto rafforzare l’assistenza sanitaria di prossimità, oggi in capo a medici di base, pediatri e medici di continuità assistenziale (le guardie mediche). Nel nostro territorio, quella di Agordo è la prima: a ottobre è previsto l’avvio a Feltre, a dicembre Pieve di Cadore e il prossimo giugno Belluno. Accanto a queste (dette “hub”), ci sono le sedi minori (“spoke”) dislocate nel territorio.
Per quanto riguarda la sede di Agordo, le cui sedi spoke sono Caprile e Canale, il territorio di riferimento comprende 16 Comuni e una popolazione di 18.251 persone, di cui il 28,5% over 65. Il totale dell’investimento ammonta a 2,6 milioni di euro, finanziati con circa 2 milioni dal Fondo sanitario regionale e 500.000 euro dal Pnrr. “Un percorso non semplice - sottolinea Dal Ben - perché si tratta anche di cambiare mentalità: siamo infatti abituati ad andare in ospedale per ogni problema, mentre dobbiamo cercare di portare la cultura dei cittadini verso i servizi territoriali e lasciare all’ospedale i casi per i quali serve realmente”.
A spiegare il funzionamento è Lucia Dalla Torre, direttrice del distretto di Feltre. “Non è solo un luogo fisico - afferma - ma quello che vorremmo sempre più perfezionare è il prendersi cura delle persone dal momento del loro accesso. Ci rivolgiamo infatti primariamente ai bisogni legati alla cronicità, ma tutti i cittadini possono rivolgersi al Punto unico di accesso (Pua), che vogliamo diventi capace di accogliere qualsiasi problematica sanitaria o socio-sanitaria”.
Oltre al Pua, sono attualmente operativi l’ambulatorio dell’infermiere di famiglia, quello del medico di medicina generale (al momento il dottor Carrasso, ma è stato avviato un confronto con i colleghi e i pediatri di libera scelta), il servizio di continuità assistenziale diurna, un ambulatorio specialistico per le cure palliative, l’assistenza domiciliare infermieristica e un sportello amministrativo. Tra le principali novità ci sarà inoltre l’attivazione nella nostra Ulss del numero unico europeo 116117, per chiedere assistenza, prestazioni o consigli sanitari non urgenti (per l’Agordino risponderà il Pua).
“Oggi è una giornata particolare per Agordo - commenta il sindaco Roberto Chissalè - perché abbiamo inaugurato l’ufficio di prossimità della Comunità montana agordina e la Casa della comunità. Dobbiamo essere orgogliosi del lavoro che stiamo portando avanti in maniera collegiale. Ci deve infatti essere la voglia di creare servizi per le terre alte, già di per sé fragili: la gente rimane in montagna soprattutto se ci sono sanità e servizi sociali. Inaugurare quindi una nuova attività ci fa sicuramente stare più tranquilli”.
Presente infine anche Manuela Lanzarin, assessora regionale alla sanità, che non manca di mettere l’accento sulle polemiche rispetto alla recente approvazione del rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2024. “Abbiamo ricevuto critiche secondo cui non siamo in linea con la messa a terra degli investimenti e stiamo creando scatole vuote, prive di personale. Oggi invece - puntualizza - vediamo non solo una struttura messa a nuovo, ma al cui interno operano già dei professionisti”.
In tutto il Veneto sono 99 le Case della comunità in programma, il 63% delle quali in realizzazione. “Sono l’anello di collegamento tra ospedale e territorio. La sfida su cui lavorare è anche il collegamento con la parte sociale, in capo ai Comuni, ma l’apertura del Pua e l’attivazione del numero unico europeo vanno in questa direzione: l'obiettivo è far sì che la persona bussi a una sola porta e trovi tutte le risposte. Infine, potranno essere alleggeriti i pronto soccorso, perciò serve anche un lavoro culturale di valorizzazione di questo servizio come un servizio di alto livello che non sostituisce gli altri, ma può dare tutte le risposte nel caso di determinati bisogni” conclude Lanzarin.












