Dietrofront sul suicidio assistito: dopo il ritiro del disegno di legge, scoppia lo scontro totale in Alto Adige
Il dietrofront del gruppo di maggioranza congela il percorso avviato dall'assessore Messner. Le opposizioni insorgono parlando di "imbarazzante retromarcia", mentre Fratelli d'Italia esulta. Intanto i pazienti restano intrappolati nel vuoto normativo e nel silenzio del Parlamento

BOLZANO. Il tentativo dell'Alto Adige di tracciare una via autonoma sulla gestione del fine vita si è ufficialmente arenato, trasformandosi in un caso politico che lascia la provincia senza una regolamentazione e i pazienti in un limbo normativo.
Sotto la pressione delle correnti interne più scettiche e degli alleati di governo, la Svp ha infatti scelto di tirare il freno a mano, congelando un percorso che sembrava ormai avviato verso l'aula del Consiglio provinciale. Un dietrofront che ha immediatamente innescato uno scontro durissimo tra chi difende la necessità di una pausa di riflessione e chi, invece, denuncia l'abbandono dei malati terminali a un vuoto normativo che rischia di tradursi in una vera e propria discriminazione economica e geografica.
Visto il silenzio del Parlamento nazionale, che dal 2019, dopo la storica sentenza della Corte Costituzionale, non ha ancora partorito una legge sul tema, l'iniziativa altoatesina cercava di colmare un vuoto pesante. La Consulta ha infatti identificato da tempo le condizioni necessarie per accedere al suicidio assistito, ma manca tuttora una legge statale che definisca responsabilità, modalità e ruolo delle singole Aziende sanitarie. Con lo stop della Svp alla proposta locale, si è preferito nuovamente rinviare il confronto su un tema doloroso e delicato, sperando che sia il governo centrale a prendere una decisione che si attende ormai da troppi anni.
Le conseguenze pratiche di questa melina politica ricadono interamente sulle spalle di chi soffre. In Italia, le cure palliative – la cui missione è alleviare la sofferenza e garantire un fine vita dignitoso – non hanno nulla a che fare con il suicidio medicalmente assistito, che rappresenta una richiesta di morte assistita e merita un piano normativo a sé. Al momento, l'assenza di regole chiare sul territorio rischia di spingere i malati più gravi, lasciati soli dalle istituzioni, verso l'unica forma di turismo possibile: quello verso la Svizzera. Si tratta però di una strada praticabile solo da chi ha una forte disponibilità finanziaria, poiché muoversi verso altre regioni italiane è di fatto impossibile. Le regioni hanno infatti competenza esclusivamente sui propri residenti o su chi vi si trova stabilmente per motivi di cura: un paziente altoatesino, per assurdo, dovrebbe trasferire la residenza in una regione regolamentata, aggiungere i mesi necessari per i tempi tecnici di valutazione e affrontare un iter burocratico e fisico che, in condizioni di grave sofferenza, risulta semplicemente impossibile.
Lo stop forzato ha incassato il rammarico del proponente, l'assessore alla Sanità Hubert Messner, che ha parlato apertamente di "un'occasione persa per dare sicurezza a chi chiede risposte ad eventuali richieste", difendendo la natura esclusivamente tecnica del suo testo e rifiutando "la strumentalizzazione politica o ideologica di un tema così delicato".
Sul fronte opposto, la Volkspartei getta acqua sul fuoco e nega la volontà di seppellire definitivamente la questione. Il consigliere provinciale e capogruppo Svp, Harald Stauder, ha provato a ridisegnare i confini della frenata parlando di un necessario coinvolgimento della cittadinanza e promettendo che si arriverà a una legge provinciale "solo dopo la conclusione di un percorso di confronto" basato su dibattiti pubblici e incontri aperti. Una sponda al congelamento della legge è arrivata anche dalla Diocesi, con il vescovo Ivo Muser che ha auspicato che questo passo indietro possa favorire un confronto serio, ricordando che "parlare di fine vita significa parlare di responsabilità collettiva, ma - prima di tutto - di persone".
Nelle retrovie della maggioranza, l'alleato di governo Marco Galateo (Fratelli d'Italia) rivendica con soddisfazione il "no" del suo gruppo, sollevando lo spettro di un "turismo della morte" tra regioni e chiedendo di investire piuttosto sulle cure palliative, che oggi in Alto Adige sono garantite appena alla metà di chi ne avrebbe bisogno.
Dura e compatta la reazione delle opposizioni. I Verdi parlano senza mezzi termini di diritti negati, accusando la Svp di essersi lasciata condizionare da Fratelli d'Italia e dai movimenti pro-life, lasciando in questo modo la responsabilità medica in un limbo insostenibile. Più possibilista il Pd, che si dice pronto ad aderire al percorso partecipativo a patto che sia serio, mentre Paul Köllensperger (Team K) liquida seccamente la vicenda come un' "imbarazzante retromarcia della Svp".












