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Bolzano
03 aprile | 08:31

"Lo psicologo di base è una necessità e un diritto che deve essere garantito a tutti": parte la raccolta firme su change.org

Attualmente i servizi di supporto esistenti risultano spesso difficilmente accessibili e le liste d'attesa interminabili non fanno che aggravare le sofferenze, ritardando interventi che dovrebbero invece essere immediati

BOLZANO. La bocciatura in Commissione provinciale del disegno di legge numero 60/25 non ha affatto segnato la fine del confronto sulla salute mentale in Alto Adige, ma ha anzi innescato una mobilitazione che ora punta su una raccolta firme. 

 

L'iniziativa, che si trova a QUESTO LINK, su change.org, mira a riportare con forza la questione al centro dell'agenda pubblica, partendo dal presupposto che il diritto alla cura psicologica deve essere garantito a tutti e non può più dipendere dal reddito o dal ceto sociale. 

 

Il DDL è stato promosso dai Verdi che si sono però dovuti scontrare con il muro della commissione che ha respinto il testo. 

 

Il fronte del sì contava su tre voti favorevoli, quelli del primo firmatario e promotore della proposta Zeno Oberkofler, sostenuto dai colleghi Alex Ploner e Hannes Rabensteiner.

 

A contrapporsi sono stati tre voti contrari, ovvero quelli della presidente Waltraud Deeg e dei consiglieri Franz Thomas Locher e Anna Scarafoni.

 

In una situazione di perfetta parità, il regolamento interno della Provincia prevede che il voto della presidenza sia determinante e la scelta di Deeg ha quindi decretato il respingimento del passaggio alla discussione dei singoli articoli, trasmettendo il disegno di legge al Presidente del Consiglio provinciale con parere negativo.

Nonostante l'Alto Adige sia spesso all'avanguardia in molti settori, questa volta la provincia non primeggia affatto, dato che il territorio non figura ancora tra le 11 regioni italiane che hanno già introdotto ufficialmente la figura dello psicologo di base.

 

Secondo Francesca Schir, presidente dell'Ordine provinciale degli psicologi, questo ritardo strutturale nasce da una percezione distorta secondo cui i servizi esistenti sarebbero sufficienti, ma la realtà dei fatti dimostra il contrario. 

 

L'attuale rete non riesce infatti in alcun modo a coprire l'intera domanda di assistenza, specialmente quella a bassa soglia che servirebbe a intercettare il disagio prima che diventi cronico.

 

Secondo la sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità relativa agli anni 2023–2024, il 4% delle persone intervistate in Alto Adige presenta sintomi depressivi.

 

Ancora più allarmante è la situazione tra i minori: uno studio dell’Istituto di Medicina Generale del 2025 ha rivelato che quasi il 40% dei bambini e degli adolescenti in provincia manifesta segnali di disagio psicologico.

 

I servizi di supporto esistenti risultano spesso difficilmente accessibili e le liste d'attesa interminabili non fanno che aggravare le sofferenze, ritardando interventi che dovrebbero essere immediati.

Un capitolo a parte merita il mondo della scuola, dove convivono velocità diverse.

 

Il sistema scolastico in lingua italiana vanta un'esperienza pluriennale grazie al progetto "Parliamone", uno sportello di supporto psicologico ormai consolidato, mentre nel sistema in lingua tedesca il potenziamento di tali servizi è diventato oggetto di discussione solo di recente.

 

L'efficacia del modello adottato nelle scuole italiane è stata anche al centro di un incontro a Bolzano tra Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, il sovrintendente Vincenzo Gullotta e l’assessore Marco Galateo, con l'idea di esportare questa pratica virtuosa anche in altri contesti educativi.

Sebbene persista ancora uno stigma sociale legato alle cure psicologiche, la sensibilità collettiva è cambiata profondamente dopo la pandemia, specialmente tra le nuove generazioni che considerano la salute mentale una componente equivalente al benessere fisico.

 

La proposta di Oberkofler mira proprio a un modello di assistenza capillare, capace di coprire l'intero territorio provinciale attraverso la collaborazione strategica con gli psicologi liberi professionisti.

 

La raccolta firme si propone quindi di spingere l'Alto Adige ad adeguarsi al resto d'Italia, garantendo che ogni cittadino possa rivolgersi a uno psicologo di base con la stessa naturalezza con cui oggi si rivolge al medico di medicina generale, riconoscendo finalmente la salute mentale come parte integrante e strutturale del sistema sanitario pubblico.

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