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Belluno
22 luglio | 22:50

Papà accanto ai figli dai primi istanti di vita: due progetti per andare incontro alle famiglie durante e dopo il parto, ecco di cosa si tratta

L’Ulss 1 Dolomiti avvia la sperimentazione di due nuovi progetti per il Punto nascite di Belluno: si chiamano “Nascere insieme” e “La prima notte insieme” e prevedono la presenza dei padri o dei caregiver per tutta la degenza ospedaliera, anche durante la notte

BELLUNO. “Vogliamo consolidare un approccio di Family Centered Care, riconoscendo il ruolo attivo del padre, del partner o del caregiver come parte integrante del percorso assistenziale. L’iniziativa rappresenta infatti una naturale evoluzione del percorso di umanizzazione dell’assistenza sviluppato dall’unità di Ostetricia e ginecologia, che negli anni ha investito nella personalizzazione delle cure, nella continuità assistenziale e nella valorizzazione del ruolo della famiglia”.

 

Così Fabio Gianpaolo Tandurella, direttore dell’ostetricia di Belluno, commenta il progetto avviato oggi, mercoledì 22 luglio, presso il reparto del San Martino. Si chiama “Nascere insieme” e, assieme a “La prima notte insieme” che partirà invece il 27 luglio, è parte di un percorso per rafforzare il ruolo dei papà già dai primi istanti di vita dei figli.

 

Di cosa si tratta? Come anticipato dai nomi, il progetto “Nascere insieme” permette al papà (o al partner o caregiver) di avere accesso h24 durante tutta la degenza, mentre il passaggio successivo consentirà di restare con la mamma e il neonato anche durante la notte - nel rispetto delle condizioni cliniche e del reparto.

 

Ci sarà una prima fase di monitoraggio, per capire quanto tali novità siano apprezzate nonché la qualità percepita. Tuttavia, non si tratta di una novità isolata: l’Ulss 1 Dolomiti fa sapere infatti che il Punto nascita di Belluno lavora già da qualche anno per porre al centro il benessere della donna. Tra le possibilità citate, ci sono ad esempio il supporto continuo dell’ostetrica durante il travaglio, l’uso di moderni metodi di accompagnamento alla nascita, quali lo Spinning Babies (un approccio che propone esercizi e posizioni per favorire il corretto posizionamento del bambino nell’utero e durante il travaglio), il riequilibrio posturale o il parto in posizione libera, e un uso sempre più diffuso della partoanalgesia per ridurre o eliminare il dolore.

 

In più, vi è la possibilità di utilizzare la vasca per il travaglio e il parto in acqua, che favorisce rilassamento, comfort materno e controllo fisiologico del dolore nelle donne che presentano indicazioni appropriate.

 

In tutto ciò, quindi, “l’accesso libero del caregiver - puntualizza l’azienda sanitaria - rappresenta un ulteriore tassello di una visione già consolidata: quella di una maternità sempre più vicina ai bisogni delle famiglie, nella quale il padre o il partner non è un semplice visitatore, ma parte integrante del percorso assistenziale”.

 

Inoltre, i due nuovi progetti si inseriscono in un percorso di implementazione dei principi dell’Ospedale amico delle bambine e dei bambini (Unicef-Bfhi), un programma lanciato da Unicef e Oms per garantire che madri e neonati ricevano cure tempestive e adeguate prima e durante la permanenza in un punto nascita, promuovendo il contatto precoce tra genitori e neonato, il bonding familiare, il sostegno all’allattamento e la partecipazione attiva del caregiver fin da subito.

 

“Questo progetto - conclude Tandurella - non nasce dunque improvvisamente, ma rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso costruito negli anni insieme a ostetriche, ginecologi, pediatri, infermieri, consultori e a tutti i professionisti che accompagnano le famiglie. La presenza del padre o del caregiver accanto alla madre costituisce infatti un importante supporto emotivo e pratico, favorisce il legame familiare e contribuisce a rendere ancora più serena l’esperienza della nascita”.

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