Contenuto sponsorizzato
Belluno
06 maggio | 16:15

Partorire tra le mura domestiche, in ospedale: a Feltre la “Casa da parto”, per accogliere le donne senza rinunciare alla sicurezza

L’ospedale di Feltre si avvicina alle coppie che vogliono far nascere i loro bambini in un ambiente domestico con la “Casa da parto”, un’area attrezzata per assomigliare a un’abitazione privata: a spiegare in cosa consiste e quali sono i benefici le ostetriche dell’unità operativa. Mamma Patrizia, che da pochi giorni ha dato alla luce la piccola Anna, racconta invece la sua esperienza del parto naturale

FELTRE. "In questi anni ci sono state molte richieste di partorire a casa, che può essere una bella esperienza ma non offre la stessa sicurezza dell’ambiente ospedaliero. Abbiamo perciò cercato di ricreare qui lo scenario casalingo, per offrire alle coppie che vogliono un parto il più naturale possibile la possibilità di farlo all’interno di un contesto con una maggiore sicurezza sanitaria".

 

L’ospedale di Feltre si avvicina alle donne e alle coppie che vogliono far nascere i loro bambini in un ambiente domestico con la "Casa da parto", un’area attrezzata nel reparto di ostetricia e ginecologia per assomigliare a un’abitazione privata. Ad annunciarlo il commissario Ulss 1 Dolomiti Giuseppe Dal Ben, insieme alla direttrice dell’unità operativa Ilaria Pezzani e all’ostetrica coordinatrice Elda Cengia.

 

"La Casa da parto - spiega Pezzani - nasce per offrire una scelta più ampia di modalità di parto. Da tempo le ostetriche lavorano in autonomia nelle gravidanze a basso rischio, ma qui si parla specificatamente di parto naturale”. La sala è infatti allestita come una vera camera da letto, accanto a quella con la vasca per il parto in acqua. “Non abbiamo modificato strutturalmente le nostre sale travaglio e parto - prosegue - ma abbiamo dedicato a questa unità funzionale spazi già esistenti. Ci sono quindi una sala travaglio con vasca da parto e una ‘family room’, cioè uno spazio di accoglienza per la coppia per trascorrere il prima e il dopo insieme, eventualmente anche in condivisione con altri membri della famiglia”.

 

L’area è stata realizzata seguendo le direttive dell’Oms di “assicurare la salute di mamma e bambino con il minor carico di cure compatibile con la sicurezza" e rientra nelle indicazioni ministeriali e regionali di creare negli ospedali un'area funzionale Bro (basso rischio ostetrico). “Si tratta di una zona di completa autonomia per l'ostetrica - specifica Pezzani - ma che garantisce piena sicurezza perché adiacente alla sala parto, in caso fossero necessari spostamenti rapidi. Attualmente non ci sono esperienze simili in Veneto, mentre si trovano casi seppur isolati in regioni come Toscana, Emilia Romagna e Lombardia".

 

Ad oggi, nel primo quadrimestre 2026 il reparto feltrino ha già accolto 210 nati (di cui 101 femmine e 109 maschi), per l’82% venuti al mondo con parto vaginale e proprio la riduzione dei cesarei è uno dei benefici di questi approcci. “Senza prescindere dalla sicurezza di mamma e bambino - aggiunge Cengia - possiamo evidenziare diversi benefici di tale gestione della sala parto e del rapporto uno a uno tra partoriente e ostetrica: aumentano i parti vaginali, diminuiscono i danni a carico degli organi coinvolti nel parto e si riduce la necessità di ricorso a farmaci per la gestione del dolore. L’esperienza del parto è poi più gratificante, perché ci si dedica in maniera esclusiva alla coppia e la donna acquista maggiore confidenza”. Inoltre, non sono segnalati casi di esiti neonatali infausti e gli accessi alla terapia intensiva neonatale sono sovrapponibili a quelli del parti tradizionale.

 

Non tutte le donne però possono accedervi, ma solo quelle che presentano gravidanze a basso rischio, circa il 70-80% del totale. Tuttavia, tale valutazione del rischio è dinamica, cioè fatta a ciclo continuo durante la gravidanza e il parto: in qualsiasi momento, infatti, ci può essere un cambiamento che richiede di intervenire. Le ostetriche dedicate, inoltre, devono avere un’esperienza almeno quinquennale in sala parto e una formazione continua per la gestione dell’urgenza.

 

“Tutto ciò è possibile grazie alla grande collaborazione delle 23 ostetriche presenti - concludono le dottoresse - nei confronti di ogni innovazione che possa migliorare il servizio erogato. Ed è anche un modo per dare la possibilità di esprimere al meglio la loro arte ostetrica”.

 

Infine, ad accoglierci nell’area ci sono anche una neonata e sua mamma, per testimoniare i vantaggi di un parto naturale (anche se non avvenuto ancora nella Casa da parto). Facendosi un po’ desiderare dopo 41 settimane, la piccola Anna è infatti venuta al mondo con i suoi 4 chilogrammi di peso un paio di giorni fa assistita dall’ostetrica Valentina. “La nostra prima bambina, Linda, è nata in un ospedale di primo livello ma non è stato un vero parto naturale, nonostante fosse definito così. Con Anna - racconta mamma Patrizia - abbiamo scelto un ospedale più piccolo per seguire maggiormente la fisiologia del parto naturale e avere un rapporto più umano con il personale. Nonostante fosse grande, è andato tutto bene grazie a Valentina che ci ha seguite passo dopo passo, banalmente anche solo aiutandomi a lavarmi e vestirmi dopo 30 ore di travaglio”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 07 maggio | 20:13
Il microbiologo sottolinea come in genere difficilmente questo virus si trasmette da uomo a uomo e spiega: "E' molto fragile, non resistente [...]
Società
| 07 maggio | 20:40
Se "Parigi val bene una Messa", "San Luigi val bene una salvezza": detto e fatto. Daniel Mazza, ex giocatore del Maia Alta e "bandiera" dei [...]
Montagna
| 07 maggio | 18:49
Se l'Alto Adige entra e esce dal calendario, il Giro d'Italia è ormai una presenza fissa e stabile sulle strade trentine. La [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato