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FVG
06 maggio | 16:31

"Oggi sul Castello danneggiato dal sisma sventola la bandiera del Friuli", 50 anni dal terremoto. Il sindaco di Udine: "Una rinascita che oggi insegna ed ispira"

Nel cinquantesimo del grande sisma che devastò il Friuli nel 1976 arriva la commovente nota del sindaco di Udine, de Toni: “Ciò che fece rinascere il Friuli è un modello di valori con cui costruire il Friuli e l’Italia di oggi”

UDINE. “Oggi sulla specola del Castello, che il 6 maggio di cinquant’anni fa subì gravi danni, sventola la bandiera del Friuli. Il terremoto del 1976 fu una tragedia come mai nessuna, nella storia contemporanea, aveva colpito questa terra. Quasi mille morti, centomila sfollati, centinaia di comuni colpiti, decine distrutti: dietro questi numeri ci sono famiglie e comunità intere costrette a ricominciare da capo. Quel giorno il mondo scoprì il Friuli e corse in aiuto della nostra gente”.

 

Con queste parole di grande commozione il sindaco di Udine, Alberto Felice de Toni, ha voluto ricordare il terremoto del Friuli, del quale nella giornata di oggi, 6 maggio, si celebrano i cinquant'anni. Una lezione che secondo il primo cittadino vale con lo stesso vigore anche di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, che devono essere affrontate partendo dalle comunità e dalla forza dei territori, come quello friulano.

 

“La lezione del 1976 parla direttamente al nostro tempo – prosegue la dichiarazione del sindaco - allora le comunità e i Comuni furono centrali per ricostruire paesi distrutti. Oggi i Comuni e le comunità devono essere decisivi per guidare lo sviluppo delle città, rafforzare società che non dobbiamo abbandonare all’isolamento e alla disgregazione, governare le trasformazioni, e affrontare le sfide ambientali, economiche e demografiche. Ciò che fece rinascere il Friuli è un modello di valori con cui costruire il Friuli e l’Italia di oggi”.

 

Una riflessione che comprende anche uno dei lasciti più importanti dell'esperienza del sisma, individuabile nell'Università di Udine, che nacque proprio in seguito al terremoto, come una delle reazioni più importanti verso il grande sisma, anche se non l'unica, come evidenziato da de Toni: “Penso all’Università di Udine, l’unica università italiana nata da una sollevazione popolare, da una volontà collettiva di rinascita e di futuro, un processo che il sisma poteva bloccare, ma invece ha accelerato. Penso alla Protezione civile, il cui sistema diffuso ha trovato qui, dopo il 1976, la sua radice più solida. Penso alla nascita di un sistema di raccolta e analisi dei dati sismologici, di monitoraggio e conoscenza del territorio, che è alla base di una cultura della prevenzione e della sicurezza che prima non esisteva in questa forma. Ciò che venne distrutto fu ricostruito in una decina d’anni – conclude - perché si scelse una strada coraggiosa e lungimirante: dare fiducia ai territori, concretizzando il principio di sussidiarietà contenuto nella nostra Costituzione. La ricostruzione del Friuli dopo il sisma resta ancora oggi un modello straordinario di governance partecipata. Lo Stato delegò la Regione, e la Regione i Comuni. Furono i Comuni, i più vicini ai cittadini, a poter capire concretamente i bisogni delle persone, le priorità dei paesi, il valore dei luoghi, delle case, delle piazze, delle relazioni. La ricostruzione non fu calata dall’alto: partì dallo spirito dei friulani feriti e fu costruita con le comunità, dentro le comunità. In Friuli si costruì dove tutto era crollato, non perché fosse conveniente, ma perché era giusto farlo”.

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