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| 07 maggio | 20:13

Allarme hantavirus: tre morti e nuovi casi sospetti. Crisanti a il Dolomiti: “Tendo ad escludere che ci troviamo in una situazione simile a quella del Covid”

Il microbiologo sottolinea come in genere difficilmente questo virus si trasmette da uomo a uomo e spiega: "E' molto fragile, non resistente all'ambiente esterno se non nelle deiezioni fresche dei ratti e nella versione respiratoria resiste pochissimo"

TRENTO. “Tendo ad escludere che ci troviamo in una situazione simile a quella del Covid”. Queste le parole che sono state rilasciate al quotidiano il Dolomiti da Andrea Crisanti, microbiologo, già docente all’Università di Padova e all’Imperial College di Londra e oggi senatore del Partito Democratico.

 

L'allarme che è stato lanciato in questi giorni riguarda la scoperta del focolaio di Hantavirus a bordo della nave da crociera Hondius. Fino ad oggi tre persone che erano a bordo della nave sono morte, un’altra è ricoverata in terapia intensiva. L'Oms ha confermato poi l'identificazione di un nuovo caso di hantavirus in Svizzera in un passeggero della nave che era sceso. E un'assistente di volo della Klm è stata sottoposta al test dopo aver manifestato sintomi lievi ed è stata ricoverata ad Amsterdam.

 

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha già messo in chiaro che l'epidemia di hantavirus su una nave da crociera non costituisce, in questa fase, "l'inizio di un'epidemia" o "una pandemia".

 

Professor Crisanti, quanto è serio l’attuale focolaio di hantavirus di cui si parla in queste ore?

L'Hantavirus è un virus che si trasmette all'uomo quando entra in contatto con deiezioni del topo. Esistono due forme, una prevalentemente presente nel Nord America che è quella più aggressiva e una presente in Europa che è leggermente più moderata come decorso. Sembrerebbe che in questo caso si tratterebbe della forma americana con sintomi respiratori ed emorragici.

In genere non si trasmette da uomo a uomo. E' chiaro che la nave è un ecosistema particolare e fragile. Sono migliaia di persone che condividono gli stessi spazi ogni giorno, le stesse fonti d'acqua e le stesse strutture. Non è inusuale che sulle navi nascano dei focolai.

 

Perché il ceppo Andes preoccupa più degli altri hantavirus?

Perché è molto virulento, crea un'infezione polmonare che ha una maggiore capacità di trasmettersi da uomo a uomo. Ma questo passaggio, è meglio essere chiari, è molto molto raro.

 

Quando si parla di possibile trasmissione uomo-uomo, quanto dobbiamo preoccuparci concretamente?

Solo in casi davvero eccezionali. Non è frequente. Quando ci troviamo davanti ad un'infezione delle vie respiratorie profonde, in casi conclamati di malattia, quando le persone sono in condizioni davvero disperate e a quel punto dovrebbero essere già ricoverate.

 

C’è il rischio che si ripeta uno scenario simile ai primi mesi del Covid?

Tendo ad escluderlo proprio per la biologia del virus. Ci troviamo davanti, infatti, ad un virus molto fragile, non resistente all'ambiente se non nelle deiezioni fresche dei ratti e nella versione respiratoria resiste nell'ambiente pochissimo. Ne rimarrei sorpreso. E' un'infezione certamente mortale.

 

Dopo il Covid siamo davvero più preparati a riconoscere e contenere nuovi virus?

Difficile da dire fino a quando non ce ne troviamo uno davanti. Sicuramente è allarmante che l'Italia non abbia partecipato recentemente alle simulazioni che sono state organizzate dall'Oms. Questo è un fatto che desta un po' di preoccupazione.

 

Durante il Covid lei aveva capito molto presto la gravità della situazione. Oggi, sull’hantavirus, qual è il suo istinto da scienziato?

E' importante isolare immediatamente la nave e derattizzarla. Far scendere immediatamente le persone.

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