"Grandine, un altro effetto della crisi climatica: sempre più intensa e sempre più grossa, in pianura e anche in montagna". Codipra: "Agricoltori, prevenzione cruciale"
L'analisi del meteorologo Marco Rabito: "Le grandinate stanno aumentando. In termini di frequenza e anche di intensità". L'appello di Marica Sartori (Codipra): "Abbiamo bisogno di una gestione del rischio a 360 gradi che integri polizze assicurative sostenibili, ricerca, innovazione e soprattutto la capacità di trasformare i dati climatici in conoscenza utile per gli agricoltori"

TRENTO. Sempre più frequente, e sempre più grossa. Anno dopo anno la grandine fa sempre più paura, sia in montagna che in pianura: non è solo una minaccia estiva, ma la “nuova” normalità che tra aprile e ottobre innesta un’emergenza ricorrente in grado di travolgere vigne, frutteti, auto e pannelli fotovoltaici con una violenza sempre maggiore.
Uno dei tanti effetti deleteri della crisi climatica e dell’aumento delle temperature.
Il risultato? Aumenta il numero delle grandinate e aumenta la dimensione, sempre più impressionante, dei chicchi che si schiantano a terra negli intensi temporali che si abbattono al suolo.
Ma il trend di questi eventi è in effetti di crescita rispetto agli anni passati? E che cosa riserva il futuro?
IL METEOROLOGO: “L’AUMENTO DELLE TEMPERATURE CREA CHICCHI DA RECORD”.
“Sì, i fenomeni stanno aumentando. In termini di frequenza e anche di intensità. In Europa le zone che registrano la crescita maggiore sono l’area dei Pirenei e la Pianura Padana: è un aumento che è strettamente legato all’aumento delle temperature medie, questo vale la pena di evidenziarlo subito”.
A fare un punto della situazione a il Dolomiti è Marco Rabito, uno dei più apprezzati meteorologi del Triveneto, vicesindaco del Comune di Monticello Conte Otto e presidente di Meteo in Veneto.
“Fino a qualche anno fa questo genere di eventi – spiega Rabito - si verificava nel trimestre estivo, la realtà oggi è che ogni anno siamo alle prese con un ‘semestre caldo’ contraddistinto da temperature compatibili con temporali e che si estende da metà aprile all’inizio di ottobre. Caldo e umidità: gli effetti sono un numero maggiore di temporali e una maggiore intensità degli eventi”.
A saltare agli occhi è anche la dimensione della grandine. “La grandezza dei chicchi – spiega l’esperto - dipende dall’intensità delle correnti ascensionali, tanto più forti quanto maggiore la differenza di temperature tra il suolo e l’alta quota. Le correnti di aria calda e umida spingono in alto i chicchi di grandine che si uniscono ad acqua liquida e sopraffusa, cioè a temperature sottozero pur trovandosi in stato liquido. I chicchi di grandine una volta che arrivano a terra sono come i tronchi degli alberi: tagliandoli si possono contare gli strati di accrescimento, che possono arrivare anche a 20-25 in presenza di correnti ascensionali molto forti”.
E così a fronte di ondate di caldo impressionante ecco la possibilità che si formino chicchi di dimensioni "xxl".
“Ormai anche dalle nostre parti, specialmente in pianura padana, vediamo la cosiddetta ‘gorilla hail’, chicchi di grandine di grosso calibro che superano i 10 centimetri di diametro. Aumentando il numero di strati di accrescimento poi spesso nel chicco si creano punte e lobi, che rendono l’effetto distruttivo dei fenomeni ancora più devastante per agricoltura, auto, pannelli fotovoltaici, eccetera. Questo si verifica più spesso in pianura, mentre in montagna l’intensificarsi dei fenomeni negli ultimi anni è stato legato meno alle dimensioni dei chicchi e più al loro numero”.
“In generale non è facile contare gli eventi grandinigeni, si tratta di un fenomeno piuttosto volatile e ci sono grandi alternanze da un anno all’altro: il trend però è inequivocabile, le grandinate stanno aumentando e con esse i danni arrecati al territorio. Tanto per dare un ordine di grandezza, nel luglio 2023 7 grandinate produssero qualcosa come 1 miliardo e 300 milioni di euro di danni da grandine in Veneto, e in Friuli in quegli stessi giorni si registrò anche il chicco ‘da record europeo’ da 19 centimetri di diametro. Il 2023 è stato un anno davvero funesto da questo punto di vista ma quest’anno ci siamo andati vicino: mancano ancora due mesi e mezzo di ‘semestre caldo’ ma la speranza è che il rischio di grandinate dannose si sia un po’ attenuato con l’abbassarsi delle temperature. È il cambiamento climatico – conclude Rabito -: il trend degli ultimi anni è chiarissimo e inequivocabile”.
AGRICOLTURA: SFIDE E CRITICITA’.
Anche in territorio trentino il quadro della situazione è tutt’altro che roseo: “Gli eventi grandinigeni qui da noi ci sono sempre stati – sottolinea Marica Sartori, direttrice di Codipra, il Consorzio Difesa Produttori Agricoli -, e non è il caso di scivolare in inutili allarmismi. Quello che oggi riscontriamo e che vale la pena evidenziare però è una maggiore veemenza e atipicità degli eventi, chiara espressione del cambiamento climatico che ha avuto impatto anche sul momento dell’anno in cui si verificano gli eventi estremi”.
La grandinata che ha colpito la Vallagarina è particolarmente emblematica: “Nell’epicentro della tempesta, la violenza della grandinata non ha solo danneggiato l’uva, ha proprio devastato i vigneti, defogliando le piante e spezzando i tralci. Danni profondi che cancellano il lavoro e in alcuni casi il futuro, almeno a breve termine, di intere famiglie e aziende agricole”.
Fronteggiare la crisi climatica per il mondo dell’agricoltura significa fare i conti con un gran numero di sfide.
"Non è più solo grandine – aggiunge Sartori -, ma un insieme di avversità che mettono a rischio produzioni di alto valore aggiunto. Di fronte a questo scenario servono azioni concrete di mitigazione e adattamento: reti antigrandine, varietà più resistenti, sistemi di irrigazione per raffrescamento, ma anche strumenti assicurativi e fondi mutualistici più efficaci".
"Abbiamo bisogno di una gestione del rischio a 360 gradi che integri polizze assicurative sostenibili, ricerca, innovazione e soprattutto la capacità di trasformare i dati climatici in conoscenza utile per gli agricoltori. L’agricoltura non è un problema di pochi, ma di tutto il Trentino e dell’Italia”, conclude la direttrice di Codipra.


















