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Belluno
03 settembre | 19:34

“Io arrivata all’agricoltura per caso, ma non potrei fare nient’altro che abbia lo stesso valore. Oggi il clima non aiuta e temo non riusciremo ad adattarci abbastanza in fretta”

Tra la sfida del cambiamento climatico e la volontà di tutelare le varietà agricole locali, a Borgo Valbelluna Enrica Balzan porta avanti la sua produzione di mele biologiche - oltre a qualche piccolo ortaggio. L’azienda fa parte dell'associazione Mele a Mel e Il Dolomiti si è fatto raccontare com’è nata, per caso, la sua vita nell’agricoltura

Foto Roberto De Pellegrin
Foto Roberto De Pellegrin

BORGO VALBELLUNA. “Questo lavoro mi ha conquistata poco a poco. Ho imparato molto e non smetto mai di farlo, in più ho sviluppato una certa consapevolezza per i temi ambientali, l’alimentazione, il modo di produrre il cibo. Ogni tanto confesso di avere momenti di sopraffazione, c’è una forte componente emotiva e trattandosi dei tuoi prodotti devi pensare davvero a tutto. Poi però mi chiedo cos’altro potrei fare e capisco che il mio lavoro ha un valore talmente grande per me che non ce n’è un altro che possa averne uno simile”.

 

Enrica Balzan apre la partita iva agricola all’età di 31 anni nel 2014, un po’ per caso. Laureata in tecnologie alimentari, lavora in un pastificio di Treviso ma la voglia di tornare nella sua terra e valorizzare i prodotti bellunesi si fa sentire. “La figura professionale corrispondente alla mia laurea - spiega a il Dolomiti - è richiesta in aziende strutturate e all’epoca non c’era bisogno se non allontanandomi da Belluno, così ho iniziato a fantasticare su qualcosa di mio”.

 

L’idea iniziale è un laboratorio di trasformazione dove creare succhi, aceto di mele e conserve. “Avevo l’entusiasmo per la presenza sul territorio dell’associazione Mele a Mel - ammette - e pensavo che i produttori avrebbero avuto bisogno di qualcuno che trasformasse i loro prodotti. Mi sono però resa conto che tale bisogno non giustificava l’apertura di un’attività, così ho seguito il consiglio di aprire un’azienda agricola: partire dal prodotto e poi, col tempo, trasformarlo”.

 

Così nel 2014 chiede un finanziamento per creare un meleto. Per un anno gestisce anche una piccola produzione di ortaggi, l’occasione per lei di lasciare il pastificio e buttarsi nel mondo agricolo. All’arrivo del finanziamento, però, si sposta su terreni di famiglia a Campo (Mel, Borgo Valbelluna) e inizia i lavori, che la portano oggi ad avere 5mila metri quadri di coltivazione di mele - più un piccolo appezzamento di fagioli, patate, zucche e piselli.

 

“Ho avuto la fortuna - sottolinea - di entrare in contatto con molte realtà locali virtuose e biologiche, che mi hanno supportata nel progettare la mia attività. Da subito ho anche avviato l’iter per la certificazione del biologico, il che mi ha spinta a scegliere varietà di mele resistenti che richiedevano meno trattamenti, per poter così non solo usare prodotti meno impattanti, ma anche usarne il meno possibile”. Da lì è un crescendo: nel 2021 arrivano il piccolo laboratorio di trasformazione (dove fa succo di mele e conserve) e un agriturismo.

 

A colpire è soprattutto la sua riflessione sul rapporto con l’ambiente. Non c’è solo il rispetto dei tempi della natura tipico di molti piccoli produttori, ma anche uno sguardo attento a come quella natura sta rispondendo ai cambiamenti climatici. “Purtroppo - ammette - il clima non ci aiuta. È da sempre una componente del nostro lavoro e devi mettere in conto che ti può aiutare quanto danneggiare, ma oggi siamo di fronte a difficoltà in primis organizzative. Non puoi essere preparato a una variabilità così grande tra un’annata e l’altra o all'interno della stessa. Se banalmente il trend fosse di una costante crescita della siccità, puoi cercare di ombreggiare di più o investire in sistemi di irrigazione più efficaci. Invece in certi periodi ti trovi a dover gestire troppa acqua, per cui il sistema che hai creato diventa controproducente. L’agricoltura soffre di una certa lentezza nell’adattarsi a tutto ciò”.

 

L’esempio riportato è quello delle varietà locali di fagiolo: Balzan coltiva Gialet e Bala rossa, fino a pochi anni remunerativi. Oggi, invece, il caldo ne compromette la produzione. “La mia paura - spiega - è che il cambiamento sia talmente repentino che i nostri fagioli, e così altri prodotti, non riescano ad adattarsi. Purtroppo non ho una risposta sul futuro. Spero sempre che troveremo il modo di continuare a coltivarli sia per il valore storico sia perché molto buoni, ma temo che, a un certo punto, ci si stanchi di iniziare l’annata fiduciosi per poi trovarsi di fronte a situazioni climatiche difficili”.

 

Va meglio con le mele. Anche Balzan conferma i timori sul prossimo inverno (qui l’intervista), ma per ora è soddisfatta. “Sicuramente non è semplice - spiega - perché per sviluppare un certo grado zuccherino necessitano dell’escursione termica tra giorno e notte che al momento manca. Quindi la produzione è buona e come sapore siamo comunque avvantaggiati rispetto alla pianura, ma sono tutti aspetti che si ripercuotono sulle rese”.

 

Le soddisfazioni dunque non mancano. “C’è una certa fatica mentale di dover pensare agli imprevisti, la pioggia che non arriva, le cimici, la grandine. Forse però - conclude - è anche un bene non poter controllare tutto, perché fai quello che puoi e smetti di incolparti per ogni cosa imparando a dare il giusto peso alle cose. Inoltre vedo fermento: io sono stata molto aiutata dall’associazione Mele a Mel fin dall’inizio e oggi vi sono entrati diversi professionisti e molti giovani. La presenza di tante attività, magari molto piccole, dà un segnale importante su come il territorio è vissuto e mantenuto”.

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