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Bolzano
02 giugno | 20:23

"Fa più pena che rabbia", Urzì replica a Knoll. L'avvocato Crisafulli: "E' la festa di chi ha deciso di costruire un futuro comune

Le repliche agli interventi della Süd-Tiroler Freiheit e lista Jwa che non festeggiano la Festa della Repubblica perché "l'Alto Adige non è Italia". Alessandro Urzì (Fratelli d'Italia): "Come sempre per farsi notare la spara grossa". L'avvocato Luca Crisafulli: "Ridurre anche questa ricorrenza a una questione identitaria significa non aver capito né la Repubblica, né la storia, né forse questo nostro Alto Adige di cui siete entrambi rappresentanti istituzionali tra l’altro molto ben remunerati"

BOLZANO. "Il cliché è un po’ abusato e lo stesso da anni". Questa la replica di Alessandro Urzì, parlamentare di Fratelli d'Italia, a Sven Knoll. Il consigliere provinciale di Süd-Tiroler Freiheit ha pubblicato un post per spiegare che oggi (la Festa della Repubblica) non è la sua festa. "Preoccupa lo spaccato patetico dello scenario in cui si fa ritrarre per dichiarare ciò con alle spalle un polveroso quadro di Cecco Beppe".

 

Più o meno il concetto che oggi non ci sia nulla da festeggiare è stato ribadito da Jürgen Wirth Anderlan, consigliere provinciale della lista Jwa (Qui articolo). "Ridurre questa ricorrenza a una questione identitaria - commenta l'avvocato Luca Crisafulli - significa non aver capito né la Repubblica, né la storia, né forse questo nostro Alto Adige di cui siete entrambi rappresentanti istituzionali tra l’altro molto ben remunerati".

 

Inevitabili le polemiche sui post pubblicati sui social network dai consiglieri provinciali. "Più che la presa di posizione di Sven Knoll che come sempre per farsi notare la spara grossa sull’Italia dichiarando, proprio oggi che è la sua festa, di non riconoscerla come la sua Patria, legittimo ma il cliché è un po’ abusato e lo stesso da anni, preoccupa lo spaccato patetico dello scenario in cui si fa ritrarre per dichiarare ciò con alle spalle un polveroso quadro di Cecco Beppe", dice Alessandro Urzì (Fratelli d'Italia). "Ma uno che si fa ritrarre all’ombra inquietante di uno degli ultimi imperatori assoluti di una dinastia scomparsa con la scomparsa del suo impero nel 1918, un sovrano fra i più intransigenti nel reprimere i moti risorgimentali italiani, in Veneto, in Lombardia; ma uno come Knoll che vive il 2026 ispirandosi alle repressioni nazionali del 1848, uno così fa più pena che rabbia. Perché si può essere vecchi, molto vecchi dentro anche pur essendo giovani".

 

E' duro il commento del parlamentare del partito di Giorgia Meloni. "Perché ha tutto il diritto il cittadino italiano Sven Knoll (si rassegni, è cittadino italiano anche se ripudia il Paese che gli dà il diritto di pensarlo e di dirlo) di rifiutare di appartenere all’Italia ma crea disgusto che esponga con malcelata tracotanza la propria figura stagliata su ritratti di chi l’Italia l’ha affamata, l’ha combattuta, l’ha tenuta in catene", prosegue Urzì. "Considerato che il signor Knoll non appare nemmeno uno con gusto estetico e intenditore d’arte, quel Cecco Beppe è evidentemente una crosta e una copia di un famoso quadro, allora lo fa con intendimento sadico. Almeno sostituisca quel quadro con uno del presidente della Repubblica austriaca Van der Bellen. Ci sta anche simpatico ma soprattutto è vivo e amico dell’Italia".

 

A intervenire anche Luca Crisafulli, già componente di nomina governativa della Commissione dei sei e dei dodici. "Cari consiglieri, se il 2 giugno non fosse la vostra festa perché l’Alto Adige appartenne per secoli all’Austria, allora dovremmo concludere che neppure i veneti della Serenissima, i siciliani del Regno delle Due Sicilie, i toscani del Granducato, i romani dello Stato Pontificio o i piemontesi del Regno di Sardegna possano riconoscersi nella Repubblica italiana. Eppure la Repubblica non è nata cancellando quelle storie e quelle identitàLe ha ricomprese in un comune quadro democratico e costituzionale. Per questo il 2 giugno non è la festa di chi aveva ragione nella storia. È la festa di chi ha deciso di costruire un futuro comune. Ridurre anche questa ricorrenza a una questione identitaria significa non aver capito né la Repubblica, né la storia, né forse questo nostro Alto Adige di cui siete entrambi rappresentanti istituzionali tra l’altro molto ben remunerati", conclude l'avvocato.

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