"Bolzano e Trieste escluse dalla nascita della Repubblica, è necessario ricordalo": quel 2 giugno che per alcuni fu senza voto. Urzì riapre il caso del 1946
Il deputato di Fratelli d'Italia presenta un'interpellanza al Ministero della Cultura: "Nel giorno della festa nazionale l'Italia ricordi chi non poté scegliere tra Monarchia e Repubblica". Pesarono il dramma dei confini orientali e la ferita degli optanti in Alto Adige

BOLZANO. Il 2 giugno 1946 è la data simbolo della nascita della Repubblica italiana, ma per gli abitanti della provincia di Bolzano e della circoscrizione elettorale di Trieste, Venezia Giulia e Zara quell'appuntamento con la storia rimase un cerchio non chiuso.
A riportare a galla questa pagina di memoria è il deputato Alessandro Urzì, capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, che ha depositato un'interpellanza formale rivolta al Ministero della Cultura.
L'obiettivo della richiesta è fare in modo che, nella definizione delle future celebrazioni e delle ricerche storiche legate all'ottantesimo anniversario della Repubblica, venga data un'opportuna considerazione anche a quei territori e a quella parte di comunità nazionale che rimasero esclusi dal momento democratico più alto di riappropriazione della sovranità popolare. Un'esclusione che, come sottolinea il parlamentare, colpì duramente anche l'elettorato femminile locale, che proprio in quella tornata vedeva per la prima volta l'esercizio del suffragio universale a livello nazionale.
Per inquadrare il contesto di quelle settimane convulse occorre guardare alla situazione geopolitica del secondo dopoguerra, quando i destini dei confini italiani erano tutt'altro che definiti. Se a est pesava l'ombra ingombrante della Jugoslavia sui territori di Istria, Fiume e Dalmazia, a nord la collocazione dell'Alto Adige era ancora fonte di forti incertezze internazionali. A sancire lo stop alle urne era stato un decreto luogotenenziale del marzo 1946, il quale metteva nero su bianco l'impossibilità di svolgere le elezioni nella Venezia Giulia a causa del quadro internazionale e, parallelamente, nella provincia di Bolzano, dove le liste elettorali non si erano potute completare perché le questioni di cittadinanza legate agli optanti per la Germania non erano ancora state regolate.
Il risultato pratico fu che l'Assemblea Costituente si trovò a ranghi ridotti: dei 573 seggi originariamente previsti ne vennero attribuiti solo 556, lasciando vuoti i tredici posti spettanti alla circoscrizione di Trieste e Venezia Giulia e i cinque scranni riservati al territorio altoatesino. Al contrario, paradossalmente, i cittadini di Briga e Tenda poterono votare, nonostante l'anno successivo la rettifica dei confini avrebbe assegnato quei comuni alla Francia.
In Alto Adige la questione istituzionale si incrociò inevitabilmente con il dramma umano e sociale ereditato dagli accordi tra Hitler e Mussolini del 1939. Le opzioni avevano imposto alla popolazione di lingua tedesca un bivio radicale: rimanere cittadini italiani rinunciando alla propria identità culturale e linguistica oppure trasferirsi nel Reich nazista perdendo la cittadinanza e i beni immobili. Nel 1946 la macchina per il riacquisto della cittadinanza italiana per chi era partito o per chi era rimasto pur avendo optato era ancora bloccata, congelando di fatto il diritto di voto. Solo i successivi trattati di pace avrebbero confermato definitivamente il confine di Stato al Brennero, respingendo le spinte revisioniste austriache, prima di arrivare a settembre all'accordo De Gasperi-Gruber per la concessione dell'autonomia regionale.
Oggi, di fronte a quel pezzo di storia rimasto in ombra, Urzì chiede un intervento deciso da parte delle istituzioni per sanare la memoria collettiva.
"In Alto Adige oltre alla questione del confine nazionale e di possibili rettifiche territoriali, pesò anche il problema degli optanti per il Reich – sottolinea il deputato di Fratelli d'Italia –. Saltarono il loro appuntamento con la storia e la loro prima possibilità di esercizio universale del voto anche le donne di quei territori. Oggi questa importante memoria deve essere recuperata ed essere oggetto di celebrazione e rimpianto, perché l’Italia nel giorno in cui celebra la nascita della Repubblica ha il dovere anche di ricordare i fratelli e le sorelle che non poterono parteciparvi". Un sacrificio collettivo che, legandosi a filo doppio con il successivo martirio subito dalle province orientali a ridosso del confine sloveno, impone, secondo il parlamentare, un atto di memoria dovuto nella coscienza dell'intera nazione.












