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Trento
09 agosto | 20:46

Cinque tour vinti a fianco di Pogacar. " Tadej è di un altro mondo, Isaac un predestinato dal cuore d'oro". L'intervista al fotografo dell'Uae, il trentino Lorenzo Verdinelli

"Si trovano bene, credo sia evidente, vanno d'accordo e Isaac è cresciuto tantissimo, in maniera esponenziale. E' stato lui a voler partecipare al Tour de France per fare esperienza e correre a fianco di Tadej per imparare, anziché andare al Giro d'Italia". Da dieci anni il trentino Lorenzo Verdinelli è il fotografo e il videomaker ufficiale della Uae. Al suo attivo ha 10 Tour e 8 Giri d'Italia oltre a tutte le grandi classiche

Cinque tour vinti a fianco di Pogacar

TRENTO. Cinque come i trionfi al Tour de France di Tadej Pogacar che, pochi giorni fa, è stato nuovamente incoronato sul palco di Parigi dopo un'altra edizione della Grand Boucle dominata in lungo e in largo dal fuoriclasse sloveno e dalla "corazzata" Uae, forse la squadra di ciclismo più forte di sempre.

Altrettanti sono anche i Tour che ha vinto - indirettamente -, scattando foto, girando video e rendendo i profili social del team emiratino tra i più "cliccati" al mondo, il trentino Lorenzo Verdinelli, che della Uae è - per l'appunto - il fotografo e il videomaker da ormai otto anni.

 

L'exploit dello sloveno se l'è "goduto" tutto quanto, in prima persona, viaggiando fianco a fianco con il marziano di Komenda, l'astro nascente del ciclismo mondiale Isaac Del Toro, gli altri componenti della squadra e tutto il team.

 

Migliaia e migliaia di chilometri percorsi e, nella capitale francese, ha festeggiato anche lui. Adesso è tornato a Trento per qualche settimana per riposarsi, in vista di un'altra esaltante avventura in Spagna, alla Vuelta.

 

Il Tour è sempre il Tour, è unico, non ammette confronti e non ha rivali nel panorama mondiale. A lui abbiamo chiesto di raccontarci il trionfo di Tadej, l'ascesa di Isaac ma anche tutto il "contorno".

 

"Dal punto di vista operativo - racconta Verdinelli - al Tour de France è tutto più complicato rispetto al Giro d'Italia, perché lo spazio di manovra è molto più limitato. Sul traguardo, ad esempio, davanti ci sono tutti gli "ufficiali" della corsa e io, ad esempio, resto - anche per scelta - un po' più indietro, nella zona dei massaggiatori. Se salgo sull'ammiraglia? Nelle corse a tappe mai, perché non vi è la possibilità di filmare per una questione di diritti e poi un'altra persona sarebbe d'intralcio al meccanico, che è seduto sul sedile posteriore ed è lì con tutti i suoi attrezzi pronti in caso di necessità. Nelle gare di un giorno, invece, è capitato. Per quanto riguarda le foto, invece, c'è un po' più di libertà, ma a quel punto è meglio scattare da bordo strada. Le moto? No, assolutamente: quelle sono contingentate e i fotografi che lavorano a bordo sono solamente quelli delle agenzie".

 

Peccato, sull'ammiraglia si "vive" veramente la corsa, oppure non è così?

"Sì, ma in realtà sei alle spalle degli atleti, quindi non vedi tantissimo, dunque se chi è in testa al gruppo, o anche ad un gruppetto, scatta, tu non lo capisci mica immediatamente. E' vero, ci sono le radio, ma la comunicazione arriva con qualche secondo di ritardo, in certe zone non prendono e, nella zona del traguardo, anche se ognuno ha la propria frequenza, non è detto che vadano visto il "sovraffollamento". Anche il lavoro dei direttori sportivi è molto più complicato rispetto, che so, ad un allenatore di calcio, che è lì a bordo campo, vede tutto il terreno di gioco e ogni giocatore. E poi, aggiungo, l'ammiraglia non è mica subito dietro la coda del gruppo, perché prima ci sono l'automedica, l'auto della giuria, eccetera. E per superare il gruppo, in caso di fuga, bisogna che vi sia almeno un minuto di margine. Io me la guardo al traguardo e quando arrivano i ragazzi sono lì da loro".

Insomma, quest'anno anche lei è tornato a casa con il quinto successo al Tour del France.

"Sì, ho seguito tutti i Tour vinti da Tadej. A dire la verità li ho fatti tutti da quando sono in Uae e questo è stato il decimo. Ah, mi sono "sparato" anche 8 Giri d'Italia. E la stagione non è finita, perché adesso mi preparo a partire per la Vuelta il prossimo 19 agosto. Pogacar ci sarà e io non posso far altro che sperare di raccontare un altro suo incredibile trionfo, che gli permetterebbe di entrare - ancora di più - nella storia del ciclismo".

 

Possiamo dire che, dal punto di vista della comunicazione, lei "è" l'uomo di Pogacar.

"Tendenzialmente io ci sono a tutte le gare a cui lui prende parte, sia quelle di un giorno - penso alla Roubaix, al Fiandre, all'Amstel, alla Freccia Vallone e alla Liegi, che nelle corse a tappe. L'unica eccezione è stata la Milano - Sanremo, dove era presente il mio collega, che ha poi seguito la squadra anche al Giro d'Italia. Quest'anno mi sono "fatto" anche il Romandia e sono pronto per la Spagna. Poi ci sarà sicuramente il Lombardia e, forse forse, andrò in Cina, dove non sono mai stato".

 

Non è certamente un lavoro "noioso" il suo, visto che ha girato mezzo mondo al seguito della Uae.

"Sì, ma in realtà i posti sono più o meno sempre gli stessi, così come gli hotel. E' chiaro che una squadra si muove e si appoggia alle strutture che hanno la giusta capacità e dove sa che si troverà bene. Dunque, molto spesso, gli alberghi sono quelli dell'anno prima e di quello prima ancora e i trasferimenti non differiscono molto. Detto questo, ritengo sia un grande privilegio viaggiare così tanto per svolgere il mio lavoro".

E' stato il Tour di Pogacar, ma anche quello di Del Toro che, alla sua prima partecipazione, ha conquistato un incredibile terzo posto, aiutato in maniera incredibile dal fuoriclasse sloveno.

"Si trovano bene, credo sia evidente, vanno d'accordo e Isaac è cresciuto tantissimo, in maniera esponenziale. E' stato lui a voler partecipare al Tour de France per fare esperienza e correre a fianco di Tadej per imparare, anziché andare al Giro d'Italia". 

 

Di Pogacar cosa si può dire che non sia stato già detto e ridetto. E' un extraterrestre, punto e basta.

"Lui è di un altro pianeta, ma non parlo solo dal punto di vista fisico. Mentalmente è stratosferico ed è migliorato tantissimo in questi anni. Anche lui, in passato, ha commesso degli errori e ha imparato, eccome se ha imparato. Certo il "motore" conta, ma non basta per fare quello che sta facendo lui. E poi si diverte tantissimo e, nonostante le polemiche, perché "se vince, vince sempre lui" e "se non vince, ha fatto vincere gli altri", non alza mai i toni, non va mai sopra le righe, è sempre pacato ed educato".

 

La foto della maglia gialla e della maglia verde che "fanno le corna" entrerà nella storia del ciclismo.

"Noi l'abbiamo replicata sul bus della squadra ma, ancora più bello, è stato quanto accaduto dopo la seconda tappa, quella vinta da Isaac. Tadej era veramente felice per lui, hanno festeggiato e dopo è salito sul bus. C'erano i tifosi messicani che, tra parentesi... da dove sono spuntati? - aggiunge ridendo Verdinelli - che facevano un po' di casino e "Poghi" cosa ha fatto? E' uscito, è andato da loro, ha preso la bandiera del Messico ed ha iniziato a fare qualche "gesto" con loro. Risultato? Da quel giorno lo amano letteralmente. E lui si è divertito. Ecco, ripeto: lui è spontaneo, genuino, non "artefatto", sa cosa vuole e sa come comportarsi sempre. E' un esempio, non solamente sportivo".

E Del Toro?
"E' un ragazzo incredibile, straordinario, "puro", esattamente come lo vedete, con un gran cuore. Insomma, ha 22 anni, l'anno scorso è arrivato ad un soffio dal vincere il Giro d'Italia, che ha perso per mancanza d'esperienza e, alla sua prima partecipazione, ha chiuso terzo al Tour de France e c'è pure chi lo critica. Ma, anche in questo senso, sta imparando alla grande da Pogacar. E, non dimentichiamoci, è un atleta fenomenale".

 

L'ultima settimana è stata tosta, soprattutto per il messicano.

"Sicuramente più dura rispetto all'anno scorso, anche per la presenza di un Evenepoel in grade forma. Ecco, in tanti criticano Remco per il suo atteggiamento in gara. Noi che un po' lo conosciamo sappiamo che è un ragazzo incredibile, educatissimo, a modo, che ha sempre un sorriso per tutti, prima e dopo la gara. Poi quando si tratta di battagliare, beh lì ci sta che l'atteggiamento cambi. A me piace molto: ormai ci si conosce un po' tutti e, devo dire, che da parte sua non è mai mancato un saluto sincero".

 

Nel team che segue la squadra, quanti altri oltre a lei hanno vinto 5 Tour a fianco di Pogacar? Se non è un record assoluto poco ci manca.

"Fermi tutti, perché c'è chi ha fatto meglio. Abbiamo un meccanico portoghese che non ha vinto solamente i 5 Tour con Tadej, ma anche i due con Vingegaard, visto che per due anni si è trasferito alla Visma per coniugare meglio vita privata e lavoro. Poi è tornato e, dunque, lui semplicemente ha vinto le ultime 7 edizioni. Il vero recordman è lui".

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