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Trento
22 luglio | 21:15

A fianco di Tadej Pogacar in ogni magic moment: da sette anni il trentino Lorenzo Verdinelli è fotografo ufficiale della Uae e ha immortalato tutti i successi del "Cannibale"

Tutte quelle foto che hanno fatto il giro del mondo grazie ai social hanno una firma: quella del trentino Lorenzo Verdinelli, per gli amici "Fizza", che da sette anni il fotografo e videomaker dell'Uae. "Un ragazzo meraviglioso, semplice, umile, che si diverte tantissimo ad andare in bicicletta"

TRENTO. Il ciclismo è entrato in una nuova era, quella di Tadej Pogacar. Domenica il fuoriclasse sloveno di Komenda, che deve ancora compiere 26 anni, ha vinto - anzi stravinto - il suo terzo Tour de France, dopo quelli conquistati nel 2020 e nel 2021, centrando la "clamorosa" accoppiata Giro - Tour.

 

L'ultimo che era riuscito nell'impresa era stato Marco Pantani nel 1998. Poi in tanti ci avevano provato, ma erano stati "respinti".

 

Le immagini di Pogacar sorridente e festante ormai sono tante, tantissime, variegate: c'è il Tadej che trionfa sulle Alpi, sui Pirenei, sui Vosgi, sugli Appennini, o con la "padella" in testa dopo una cronometro, che esulta i successi finali con il trofeo in mano davanti al Colosseo, sui Campi Elisi o, come domenica scorsa, sulla Promenade des Anglais.

 

Senza dimenticare le classiche di un giorno, come la straordinaria impresa alle Strade Bianche, con scatto decisivo ad 81 chilometri dal traguardo. E poi le istantanee che lo ritraggono sui podi a braccia alzate, prima e dopo la gara mentre si concentra o "defatica" dopo una tappa o una gara estenuante.

 

Ecco, tutte quelle foto che hanno fatto il giro del mondo grazie ai social hanno una firma: quella del trentino Lorenzo Verdinelli, per gli amici "Fizza", che da sette anni il fotografo e videomaker dell'Uae, il Real Madrid del ciclismo, la squadra del ciclista più forte del mondo e il team più completo e competitivo del pianeta.

 

 

Tutto è iniziato nel 2016, quando Verdinelli segue Daniel Oss, l'ex ciclista professionista, che oggi si è dedicato al gravel, nel progetto "Just Ride", un viaggio in bicicletta a tappe da Trento sino a Punta Ala.

 

"Daniel aveva corso il Giro d'Italia - racconta Verdinelli, che ha iniziato il proprio percorso da fotografo dedicandosi allo snowboard e agli sport invernali - e quell'anno non avrebbe corso il Tour de France. E mi chiese di partecipare e documentare quello che era un "viaggio - allenamento". Accettai ed ebbi modo di conoscere Andrea Agostini, uno dei manager della Lampre, la squadra dalla quale nel 2017 è "nata" l'Uae, che mi volle subito con loro. Da sette anni sono il fotografo e videomaker ufficiale del team, collaborando attivamente con il comparto comunicazione e l'ufficio stampa anche per la creazione dei contenuti social. E' un lavoro bellissimo e di grande responsabilità".

 

Partiamo da Tadej Pogacar: come è lavorare  a stretto contatto con un atleta che, nonostante non abbia ancora compiuto 26 anni, può essere già annoverato tra le "leggende" del ciclismo?

"Bellissimo e, devo dire, molto semplice perché stiamo parlando di un ragazzo "normalissimo", umile e tranquillo. Lui è arrivato da giovane nel team e noi l'abbiamo visto letteralmente crescere. Sin da subito si era capito che aveva dei "numeri" importantissimi e un gran talento. Certo è che adesso è diventato un fuoriclasse assoluto".

 

Un fuoriclasse che sembra vivere tutto con grande serenità.

"Assolutamente sì e questa è la sua forza. Lui si diverte tantissimo ad andare in bicicletta, non ha grilli per la testa e affronta tutto con incredibile spensieratezza. Insomma sa prendere le cose in maniera "leggera". La vita dello scalatore e uomo di classifica è decisamente molto pesante e parecchio diversa da quella, ad esempio, di uno specialista. Lui è sempre sereno, la compagna è una ciclista e, dunque, con lei riesce a condividere anche la professione e tutte le questioni annesse e, lo ribadisco, si diverte un sacco quando in sella ad una bici. Anzi, ogni tanto bisogna frenarlo, senza però cercare di provare a "cambiarlo". Lui è Pogacar e vince proprio perché è Pogacar. Mi ricorda molto Peter Sagan per la facilità con cui riesce a trovare e restare concentrato".

Adesso parliamo di lei: come si sviluppa la sua "vita" lavorativa?

"Io vivo a Trento, la mia base è sempre qui. Vado e vengo e trascorro circa 110 - 120 giorni in giro per il mondo ogni anno. Il nostro punto "operativo" è in Italia, vicino all'aeroporto di Malpensa, poi ogni corridore si allena a casa propria. Verso fine stagione, a novembre - dicembre, si svolgono i camp per inserire i nuovi corridori e ci sono i momenti dedicati al team building e alla "progettazione" della successiva annata, che inizia a gennaio con le corse in Australia. In quel periodo mi dedico alle foto ufficiali per il sito e i social e per l'Uci, facciamo interviste e prepariamo alcuni contenuti che vengono utilizzati successivamente. Poi si parte con la stagione in Europa: io seguo tutte le corse più importanti, sia quelle di un giorno che i grandi Giri. Adesso, ad esempio, dopo il Tour andrò alla Vuelta, ma resterò sino alla fine e ne "coprirò" solamente una parte".

 

Ecco, parliamo di una tappa importante del Giro d'Italia o del Tour de France. Dove si posiziona?

"Non avendo i diritti, e dunque, non potendo filmare o scattare da una moto o da un'auto, potrei farlo solamente da bordo strada. A quel punto preferisco utilizzare gli highlights che ci vengono forniti per realizzare i nostri contenuti e mi posiziono prima alla partenza e poi vado all'arrivo, per realizzare scatti e video dietro le quinte, il pre e post tappa, il backstage. La corsa è raccontata in diretta, io cerco di mostrare tutto il resto. Quindi, una volta partita la corsa, salgo sul bus o su di un altro mezzo e raggiungo la sede d'arrivo e mi preparo ad accogliere i nostri corridori. Nelle corse di un giorno, invece, può capitare che mi posizioni a bordo strada, dando anche una mano ad un massaggiatore".

 

E, tra una tappa e l'altra, c'è il trasferimento da effettuare in notturna. Talvolta si parla di viaggi molto lunghi.

"Ah sì, fa parte del gioco. E' una parte molto faticosa, ma ormai sono abituato".

 

Al Giro d'Italia Pogacar si è reso protagonista di un gesto meraviglioso: la borraccia regalata al giovane tifoso durante l'ascesa del Grappa ha fatto il giro del mondo.

"Un gesto assolutamente spontaneo, a testimonianza di quanto sia "vero" Tadej. Il ragazzino gli ha chiesto la borraccia, l'ha fatto nel modo "giusto" e con educazione e lui gliela ha passata. Al Tour, alla partenza della tappa da Firenze, abbiamo organizzato l'incontro per la firma sulla borraccia e il giovanotto gli ha regalato la maglia della sua squadra. E' stato tutto molto semplice, molto diretto e simpatico. D'altronde il ciclismo è uno sport così: prima e dopo la gara gli atleti sono "lì", a due passi dagli spettatori, che li possono vedere e sono divisi da loro da una transenna o, più spesso, da una fettuccina. Qualche maleducato c'è sempre e, infatti, ogni tanto dobbiamo anche improvvisarci uomini della sicurezza, ma in generale devo dire che c'è grande rispetto nei confronti di tutti i corridori".

 

L'emozione più grande che ha vissuto in questi anni?

"E' un discorso particolare. Io non posso farmi troppo "prendere", perché nei momenti di gioia ed esultanza devo essere lucido. Quando succede qualcosa io scatto e riprendo e non posso farmi trascinare troppo. Certamente, a posteriori, la prima vittoria al Tour de France di Tadej nel 2020 è stata l'emozione più grande, anche per come è arrivata. Pogacar vinse la crono al penultimo giorno (da Lure a La Planche des Belles Filles di 36,2 chilometri) con 1'56" su Roglic che era favorito e in maglia gialla. Quello è stato un momento bellissimo, a cui ne sono seguiti altri, ma lì fu maglia gialla e vittoria del Tour con immediatamente dopo la splendida passerella a Parigi sui Campi Elisi. Il 2020, causa pandemia, era stato un anno complicatissimo: in inverno eravamo negli Emirati Arabi per il Giro degli Emirati, ancora non si capiva bene cosa era il Covid e finimmo in quarantena mentre ci trovavamo ad Abu Dhabi. Pensate che quell'anno diverse squadre licenziarono parete del personale per poi riassumerlo al momento della ripresa. Ebbene, a noi l'Uae non ha mai fatto mancare nulla, nemmeno nel momento in cui l'attività era ferma. Sono stati incredibili nei nostri confronti".

 

Adesso la Vuelta e poi il Mondiale, visto che Pogacar - appena dopo aver vinto il Tour de France - ha dichiarato di voler provare ad indossare la maglia iridata. Il percorso, molto duro, della prova in linea di Zurigo sembra essere perfetto per le sue caratteristiche.

"In Spagna, come ho accennato, andrò e seguirò solamente una parte della Vuelta. E poi sì, ci sarà il Mondiale in Svizzera. E dopo si ripartirà per una nuova stagione".

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