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Trento
28 luglio | 21:20

"Pogacar è umano: Tredici giorni da dominatore, una settimana di stanchezza. Il Tour? Un'istituzione". Davide Cassani a Il Dolomiti: "La crisi italiana? Milan strepitoso, ma nessuno ha preso il posto di Nibali"

"Cosa ha il Tour più del Giro? "Storia e tradizione ancora maggiori e più significativi rispetto alla Corsa Rosa, per i francesi è l'evento dell'anno, è un qualcosa che "hanno dentro". E' la corsa di tutta la Francia, che appassiona grandi e piccini. E poi tutte le squadre più importanti vanno a Tour de France perché è la corsa "regina", per loro è fondamentale fare risultato lì e, quindi, i migliori sono sempre al via. Perché vincere il Tour significa entrare nella storia del ciclismo"

PARIGI. Il "Cannibale" ha vinto ancora. Non è riuscito a "griffare" anche l'ultima tappa, che da "passerella" sui Campi Elisi è diventata frazione "vera" con tre passaggi difficilissimi sotto il Sacro Cuore, ma alla fine Tadej Pogacar ha dimostrato - ancora una volta - di essere il più forte di tutti.

 

Con un fisiologico calo, fisico e mentale, nel corso dell'ultima settimana, durante la quale è stato semplicemente "normale", riuscendo però a rintuzzare ogni tentativo di Jonas Vingegaard di riscrivere un copione che, da settimane, era già nel cassetto del regista. Lo sloveno, che a settembre compirà appena 28 anni, ha iscritto il proprio nome per la quarta volta nell'albo d'oro di quella che è la "Notte degli Oscar" del ciclismo.

 

Ha eguagliato Froome ed è ad un "solo" successo dai quattro "mostri sacri" Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain, che guidano la classifica dei più vincenti di sempre di quella che è la "regina" indiscussa delle corse a tappe.

 

Tre settimane di spettacolo, con l'Italia che si gode la maglia verde di Jonathan Milan, il "Toro di Buia", capace di conquistare la classifica a punti: il friulano è il terzo azzurro a riuscire nell'impresa, quindici anni dopo Alessandro Petacchi. Prima ci era riuscito solamente Franco Bitossi, nel 1968.

 

E' stato un Tour bellissimo e, allora, chi meglio di Davide Cassani, che la gara l'ha raccontato tutti i giorni, con competenza, pacatezza, professionalità e un'esperienza unica nel panorama giornalistico - forse mondiale -, può fare le "carte" alla Grande Boucle. Che, ancora una volta, è stata Grande nel vero senso della parola.

 

Cassani, che Tour è stato?

"Un Tour, come sempre, bellissimo, impegnativo, con tappe incredibili. Per tredici giorni Pogacar ha dominato in lungo e in largo, nell'ultima settimana ha controllato Vingegaard e la corsa. Normale, visto il vantaggio che aveva accumulato. E per fortuna che c'era il danese, che ha provato a fare qualcosa, altrimenti il monologo di Tadej sarebbe stato ancora più netto".

 

Ha controllato o era effettivamente stanco?

"Beh, anche i fuoriclasse possono essere stanchi, sia fisicamente che mentalmente. Per la prima volta, negli ultimi anni, l'abbiamo visto "umano". D'altronde la sua stagione è iniziata molto presto, è stata  sin qui molto pesante perché ha corso tutte le classiche, il Delfinato e il Tour: ci sta che sia subentrata un po' di stanchezza. E, nei primi tredici giorni, ha corso sempre all'attacco, battagliando sempre, dimostrando di essere il più forte".

 

Come ha detto lei: Vingegaard ci ha provato ma non è bastato contro questo straordinario atleta.

"Un paio di gregari importanti hanno reso meno di quanto era lecito attendersi anche se, ad onor del vero, va detto che Pogacar ha perso Almeida, un uomo fondamentale. Diciamo che rispetto al passato lo sloveno è andato un po' più forte e il danese - relativamente - un po' più piano".

 

Tadej ha detto che ha bisogno di riposarsi, senza pensare ai prossimi impegni.

"Normale sia così. Secondo me non andrà alla Vuelta ma, ripeto, sono cinque mesi che corre "a tutta", ci sta che voglia fermarsi e riposare".

 

Pogacar non andrà alla Vuelta, dove però ci sarà certamente Vingegaard. Non c'è il rischio che sopravanzi il Giro e diventi la seconda corsa a tappe più importante del mondo?

"No. Il Giro, per storia, per tradizione e per organizzazione è secondo solamente al Tour de France. Non dico che non esista il "rischio", ma al momento le gerarchie, se così vogliamo chiamarle, sono ben definite".

 

E il Tour cosa ha più del Giro?

"Storia e tradizione ancora maggiori e più significativi rispetto alla Corsa Rosa, per i francesi è l'evento dell'anno, è un qualcosa che "hanno dentro". E' la corsa di tutta la Francia, che appassiona grandi e piccini. E poi tutte le squadre più importanti vanno a Tour de France perché è la corsa "regina", per loro è fondamentale fare risultato lì e, quindi, i migliori sono sempre al via. Perché vincere il Tour significa entrare nella storia del ciclismo".

 

E anche il pubblico è decisamente superiore.

"Sì, favorito anche dal fatto che si corre a luglio, quando è più facile che, sia i francesi che gli appassionati che arrivano da altri stati, possano prendersi ferie per seguire la corsa. E poi, inutile girarci troppo attorno: in Francia la Grande Boucle non è solamente una grande gara a tappe, ma una vera e propria istituzione".

 

Capitolo italiani. Milan a parte c'è poco da stare allegri.

"Se devo analizzare il rendimento dei "nostri" in quest'edizione della Grande Boucle, dico che Milan è stato semplicemente straordinario, vincendo due tappe e conquistando la maglia verde con pieno merito, Ballarini è stato bravissimo, considerato che nell'ultima settimana ha centrato un quinto e un secondo posto, Affini anche, con il terzo posto nella cronometro e il grande lavoro svolto per Vingegaard e Ganna, ovviamente, molto molto sfortunato, visto che è uscito subito di scena a causa di una caduta".

 

Il movimento italiano è, però, generalmente in crisi. Non riusciamo più ad esprimere un campione.

"Non c'è stato nessuno che ha preso il posto di Nibali, questo è indubbio. La crisi è comunque generalizzata perché anche in Francia e Spagna le cose non vanno certamente meglio. Il ciclismo non è più quello di una volta, non è più un "affare" per gli atleti di alcune nazioni. Adesso i campioni arrivano anche da paesi "diversi" rispetto ai quelli definiti come "soliti noti". Pogacar è l'esempio lampante".

 

Impossibile non spendere una parola per Matteo Trentin.

"Bravissimo, come al solito. Doveva fare il "captain de route" ed è stato perfetto, mettendosi anche in mostra nelle ultime due tappe, entrando nelle fughe che sono "arrivate". Non dimentichiamoci che lui ha vinto tre tappe - e che tappe - al Tour de France durante la sua ottima carriera".

 

In cosa può "migliorare" il Tour de France?

"Direi "in nulla", mentre sono gli altri a dover imparare, semmai".

 

Dica la verità, perché traspariva in maniera evidente durante le telecronache: lei, Pancani e Garzelli vi siete divertiti "un mondo" a commentare il Tour.

"Assolutamente sì. Personalmente commento lo sport che amo e ho sempre praticato, ho avuto la possibilità di seguire prima il Giro d'Italia e poi il Tour de France e l'ho fatto assieme a due grandi amici e ottimi professionisti. E poi abbiamo assistito ad uno spettacolo incredibile. Come si fa a non divertirsi?".

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