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Trento
08 maggio | 13:41

Al via il Giro d'Italia, ma i "big" hanno scelto il Tour. Vingegaard potrebbe fare corsa in solitaria. Mai così pochi gli italiani, solo 41: Pellizzari è la grande speranza azzurra

La Uae avrebbe voluto consegnare i gradi di capitano al portoghese Joao Almeida, che però ha alzato bandiera bianca perché non in condizione e, allora, l'uomo di classifica sarà Adam Yates, con il giovane svizzero Jan Christen quale alternativa. Altri nomi di spicco? Felix Gall della Decathlon, quinto lo scorso anno al Tour, Jai Hindley, vincitore del Giro nel 2022, Thymen Arensman ed Egan Bernal (maglia rosa nel 2021) della Ineos, Derek Gee, quarto lo scorso anno, Enric Mas, Ben O' Coonor e Michael Storer

NESSEBAR (Bulgaria). Le salite non mancheranno, i momenti emozionanti pure, certamente, il pubblico affollerà come sempre i bordi delle strade e colorerà la Penisola per tre settimane. Il fascino di 109 anni di storia è indiscutibile, ma è innegabile che il Giro d'Italia - oggi - non possa essere paragonato al Tour de France.

 

E, attenzione, perché negli ultimi anni la Vuelta, la terza grande corsa a tappe del circuito, ha "eroso" prestigio alla Corsa Rosa, tanto che molti addetti ai lavori la indicano ora come più importante e ambita rispetto al Giro.

 

Cosa rende grande una corsa a tappe? Il percorso, certo, i ricorsi storici, ma è innegabile che la differenza la faccia - in fin dei conti - la starting list, la presenza dei campioni, dei "big". E, in tal senso, il raffronto risulta impietoso.

 

Il favorito numero uno della Corsa Rosa che prende il via oggi - per la prima volta nella storia - dalla Bulgaria con una tappa dedicata ai velocisti, è indiscutibilmente Jonas Vingegaard, un fuoriclasse assoluto, che in carriera ha vinto due Tour de France (a cui si sommano quattro secondi posti) e una Vuelta, che si presenta alla Corsa Rosa con l'obiettivo di completare il "treble" e vincere, almeno una volta, tutte le tre grandi corse a tappe del circuito.

 

Il danese potrà contare su di un team semplicemente stellare, nel quale ci sono gregari - per modo di dire -  del calibro di Kuss (vincitore della Vuelta nel 2023) e Kelderman (un terzo posto al Giro, un quinto al Tour e un quarto alla Vuelta), oltre a Campenaerts, Kielich, Lemmen, l'italiano Piganzoli e Rex.

 

Sulla carta non ci sarà partita, perché tutti gli altri "Cinque Stelle" del ciclismo hanno scelto il Tour. Tadej Pogacar andrà a caccia del suo quinto successo nella Grande Boucle, con Vingegaard che rinnoverà il duello che si ripete ormai da anni. Ambizioni di podio per Remco Evenepoel, passato alla Red Bull che schiererà anche Florian Lipowitz, terzo lo scorso anno, Juan Ayuso della Lidl - Trek e per l'astro nascente del ciclismo moderno, il francesino "terribile" Paul Seixas, alla sua prima grande corsa a tappe e, ovviamente Isaac Del Toro, che la Uae spedirà in Francia per fare esperienza in vista del "dopo" (che appare ancora lontano) Pogacar.

 

In Francia non lotteranno per la classifica generale ma saranno gregari preziosissimi e andranno a caccia di successi prestigiosi due "totem" quali Mathieu van der Poel e Wout Van Aert, recente (e "pazzesco") vincitore della Parigi - Roubaix.

 

E al Giro d'Italia cosa "resta"? La Uae avrebbe voluto consegnare i gradi di capitano al portoghese Joao Almeida, che però ha alzato bandiera bianca perché non in condizione e, allora, l'uomo di classifica sarà Adam Yates, il gemello di Simon, che lo scorso anno vinse il Giro con i colori della Visma, ritiratosi qualche mese fa. Non è da escludere che, cammin facendo, le gerarchie possano cambiare e, in tal senso, l'altro uomo di classifica della Uae è il giovane svizzero Jan Christen, che va forte in salita ma, ovviamente, manca d'esperienza. A completare l'organico Arrieta Lizarraga, Bjerg, Narvaez, Gimenez, Morgado, Vine con alcuni tra i gregari migliori che sono stati "risparmiati" per il Tour.

 

Altri nomi di spicco? L'austriaco Felix Gall della Decathlon, quinto lo scorso anno al Tour, Jai Hindley (Red Bull Bora Hansgrohe), vincitore del Giro nel 2022, Thymen Arensman ed Egan Bernal (maglia rosa nel 2021) della Ineos, Derek Gee (Lidl - Trek), quarto lo scorso anno, Enric Mas in maglia Movistar, Ben O' Coonor della Jayco AlUla e Michael Storer della Tudor.

 

E gli italiani? Tra i "big" della corsa c'è certamente anche Giulio Pellizzari, che partirà con i gradi di "co capitano" della Red Bull Bora Hansgrohe, è in grande forma dopo il trionfo al Tour of the Alps e rappresenta l'unica vera speranza azzurra in chiave classifica generale

 

Giulio Ciccone e "l'eterno" Damiano Caruso possono valere un posto in "top ten", mentre l'Italia sarà certamente prim'attrice negli arrivi in volata con Jonathan Milan, il velocista più forte del Giro, che già nella tappa inaugurale potrebbe "ruggire" sul traguardo bulgaro di Nessebar.

 

E poi c'è Pippo Ganna, che avrà a disposizione una sola cronometro, la Viareggio - Massa, e punterà a qualche "colpo di mano" nelle tappe con salite non troppo impegnative e non troppo "piatte".

 

Certo è, e questo è un dato che deve far riflettere (e anche preoccupare), i ciclisti italiani al via saranno solamente 41, mai così pochi, così come solamente due - la Bardiani e la Polti - sono le squadre iscritte, che lo scorso anno hanno pure rischiato la retrocessione nella serie C del ciclismo.

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