Manifatturiero bellunese: crescono produzione e fatturato estero, ma solo in alcuni settori. Male l'occhialeria, che perde oltre 450 lavoratori nel 2025
I dati di produzione del terzo trimestre 2025 fanno segnare al manifatturiero bellunese un +0,7%. Il presidente della Camera di commercio Mario Pozza: "Non bisogna guardare con entusiasmo a questi dati perché ci dicono solo che non peggioriamo. Pesa ancora l’incertezza dei dazi americani: servono maggiori politiche europee e investimenti nella digitalizzazione"

BELLUNO. C’è, seppur molto lieve, una crescita per la produzione manifatturiera provinciale rispetto a un anno fa. Eppure il manifatturiero bellunese, o una parte di esso, sembra accusare maggiori difficoltà: è quanto emerge dall’ultimo focus di periodo sull’industria del Veneto, che per Belluno coinvolge un campione di 83 imprese, cui fanno riferimento 3.821 addetti.
I dati di Unioncamere Veneto fotografano la situazione al terzo trimestre 2025, nel quale, rispetto allo stesso periodo del 2024, Treviso registra un +1,1% mentre per Belluno siamo a +0,7%. “Non è da guardare con entusiasmo a questi dati – afferma Mario Pozza, presidente della Camera di commercio Treviso Belluno - perché ci dicono solo che non peggioriamo. La prova del nove sarà l’ultimo scorcio dell’anno”.
Le difficoltà cui il report accenna per Belluno riguardano soprattutto la dinamica annua della produzione, che rimane stazionaria (anche lo scorso trimestre era +0,1%) dopo due anni di contrazione. L’andamento totale delle vendite è in flessione del -2,1% rispetto allo stesso trimestre 2024, mentre il fatturato estero cresce del +6,2%. Se però andiamo a vedere i singoli settori, questo segno positivo riguarda soprattutto macchinari industriali o la filiera estesa della “catena del freddo”, mentre rimane un segno negativo nell’occhialeria (-4,8%, con un calo di - 453 posti di lavoro dipendente nei primi nove mesi dell’anno), per restare ai settori più rilevanti dell’export bellunese. Qui dunque la maggiore criticità, specie per i terzisti che fungono da “cuscinetto” di produzione per le aziende leader e sono più esposti ai processi di riorganizzazione della filiera. “Vediamo - commenta Pozza - se si tratta di una preoccupazione temporanea o strutturale: vedo infatti molta incertezza al riguardo”.
In generale la domanda rimane comunque debole e condizionata dall’incertezza generata dalla politica protezionistica degli Stati Uniti. Non si riescono infatti ancora a prevedere i tempi di smaltimento delle scorte americane accumulate con gli anticipi di domanda, grazie ai quali finora l’impatto è stato più contenuto in termini di export - che, anzi, a livello nazionale è cresciuto del +9,5% tra gennaio e settembre 2025.
“Cosa succederà adesso? In questa situazione - risponde Pozza - resta fondamentale accompagnare le imprese alla diversificazione dei mercati. Inoltre, le politiche europee devono favorire la domanda interna, che coinvolge un mercato di 450 milioni di abitanti dell’Ue, rimuovendo quelli che Draghi ha chiamato dazi interni. C’è dunque tanto da fare sia per i consumi che per gli investimenti, e resta fondamentale la sfida della digitalizzazione, che rende più innovative e competitive le nostre imprese”.












