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Trento
26 ottobre | 12:20

“Artva, pala e sonda? Non basta averle nello zaino: bisogna saper intervenire quando serve”. Prima neve in quota e i soccorritori si preparano a un'altra stagione di interventi

Il presidente del Soccorso alpino trentino, Walter Cainelli, a il Dolomiti: “In questa fase siamo ancora in un momento di transizione: gli interventi alle quote più basse sono 'estivi', quelli più in alto assumono già caratteristiche più invernali. La preparazione in quota fondamentale nella stagione fredda”

“Artva, pala e sonda? Non basta averle nello zaino: bisogna saper intervenire quando serve”

TRENTO. Mentre la prima neve è tornata a imbiancare le cime anche in Trentino – portando fino a circa 60 centimetri di accumuli alle alte quote, sopra i 2800 metri circa – con l'avvicinarsi della stagione invernale a cambiare non è solo l'ambiente delle terre alte, ma anche le priorità – e i rischi – di chi quell'ambiente lo vive tutti i giorni: soccorritori in primis. Se infatti all'inizio della diffusione del bollettino valanghe manca ancora qualche settimana, per gli operatori del Soccorso alpino che operano alle quote più alte lo scenario può già apparire decisamente “invernale” (Qui un esempio dal Piemonte negli scorsi giorni), imponendo modalità di intervento e di gestione delle emergenze ben diversa da quelle di sole poche settimane fa.

 

Ma quali sono, in particolare, i rischi in questa fase? Quali le priorità in vista della stagione invernale? Quali i consigli degli esperti? Il Dolomiti lo ha chiesto al presidente del Soccorso alpino e speleologico trentino, Walter Cainelli, che ha messo innanzitutto l'accento sul tema della prevenzione.

 

“Diciamo che al di là della stagione – dice innanzitutto Cainelli – la priorità rimane sempre la preparazione attenta delle attività che si vogliono svolgere”. Preparazione che, proprio in inverno, assume però caratteristiche particolari, viste le condizioni del terreno e le difficoltà portate in primis dalla copertura nevosa.

 

“In questa fase per esempio – dice ancora il presidente del Soccorso alpino trentino – siamo ancora in un momento di transizione: gli interventi alle quote più basse sono 'estivi', quelli più in alto assumono già caratteristiche più invernali. Di certo, per chi vuole affrontare sentieri esposti e potenzialmente ghiacciati è fondamentale munirsi di catenelle e ramponcini”.

 

Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi al progressivo abbassamento delle temperature e alla presenza sempre maggiore – si auspica – di accumuli nevosi si accompagnerà, naturalmente, l'aumento del rischio valanghe: “Proprio per questo, diventa sempre più importante conoscere e comprendere approfonditamente non solo il bollettino meteo, ma anche quello legato al rischio valanghivo”.

 

Generalmente, il bollettino valanghe per l'Euregio parte attorno alle fine di novembre, ed è disponibile sul portale ufficiale Valanghe.report per chiunque debba verificare lo stato del manto nevoso in quota prima di organizzare un'uscita. “Ricordiamo poi – continua Cainelli – che è obbligatorio per chi fa scialpinismo essere muniti di Artva, pala e sonda. Averli nello zaino però non è sufficiente: bisogna sapere come intervenire e come utilizzare questa strumentazione in caso di emergenza. Bisogna essere preparati a reagire in situazioni critiche, magari quando un compagno di escursione è stato sepolto da una valanga ed è necessario agire in tempi strettissimi”.

 

“Allo stesso modo – precisa – è importante saper riconoscere lo stato di rischio di un pendio innevato, riuscire a leggere il terreno che ci circonda per capire quale sia l'effettivo livello di pericolo. Proprio per questo l'invito a chiunque si approcci alla montagna in inverno con poca esperienza è di rivolgersi a dei professionisti, a delle guide alpine che possano trasmettere la loro esperienza sul campo”.

 

Rispetto ad altre attività in quota, in primis la mountain bike, nel 2025 gli interventi legati allo scialpinismo sono stati inferiori in termini numerici – si parla di 252 persone soccorse nel primo caso rispetto alle 35 nell'ambito scialpinistico nel solo Trentino, rispettivamente il 15,7 e il 2,2% del totale degli interventi – ma proprio la pericolosità dell'ambiente montano invernale porta, purtroppo, ogni stagione a numerose tragedie. Per quanto riguarda l'inverno 2025/2026, in Trentino sono state 6 le vittime, più 2 feriti, registrate dagli esperti del bollettino valanghe in 9 eventi valanghivi – i dati sono ancora più alti in Tirolo, 18 vittime e 27 feriti, e Alto Adige, 16 vittime e 5 feriti. La stagione invernale prosegue naturalmente a scavalco sull'anno solare ed è quindi complicato tracciare un paragone sul dato annuale: per dare un'idea però, nel corso del 2025 il Soccorso alpino trentino ha registrato in tutto 51 decessi in montagna sul territorio provinciale – un totale che comprende anche il recupero di salme non collegabili ad attività montane.

 

“Con l'arrivo dell'inverno – continua Cainelli – per noi soccorritori cambia naturalmente anche la tipologia di intervento: il freddo diventa una componente centrale e, di fronte al rischio di ipotermia, è ancora più importare essere veloci. Allo stesso tempo però, i percorsi che ci permettono di raggiungere le persone bisognose di aiuto, strade e sentieri in primis, sono resi molto più difficoltosi dalla presenza di neve e ghiaccio. Anche per questo i nostri 800 operatori, suddivisi su 33 stazioni di soccorso alpino e 1 speleologica, sono costantemente addestrati per rispondere al meglio alle diverse tipologie di intervento”.

 

Rispetto al periodo estivo, nel quale da anni ormai – in particolare dal post-Covid – si trova un sempre crescente interesse per le terre alte, con tutte le conseguenze del caso a partire dalle problematiche legate a una scarsa conoscenza dei pericoli in montagna, per Cainelli è più difficile che situazioni di grande disattenzione e di noncuranza per i rischi in quota si verifichino di inverno; ma i casi comunque non mancano.

“Quando si decide di affrontare una montagna innevata – dice infatti il presidente del Soccorso alpino trentino – tendenzialmente si ha più consapevolezza della necessità di partire con abbigliamento e attrezzatura consoni. Le eccezioni poi, per così dire, non mancano: verso la fine della scorsa stagione invernale siamo per esempio intervenuti sulla Marmolada, per recuperare una 'cordata' con persone con scarpe da ginnastica ai piedi e un paio di ramponi ogni due escursionisti. Siamo intervenuti con l'elicottero per recuperarli e li abbiamo portati a valle: per fortuna è andato tutto bene, ma comunque abbiamo utilizzato risorse e personale che sarebbero potuti essere impegnati in altri contesti”. Un appello arriva, infine, per chi esce con le ciaspole: “Non pensate di affrontare gli stessi pendii che percorrete in estate: in inverno, con la neve e il ghiaccio, le condizioni cambiano completamente”.

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