"Il Club Alpino trattato come un'associazione di vandali". Le aziende del marmo "diffidano" la camminata sulle Apuane. Le associazioni: "Ribadiamo il nostro impegno in difesa del territorio"

Oltre 200 persone erano presenti domenica all'escursione sul Monte Altissimo, uno dei luoghi più sfruttati dall'industria estrattiva. Nonostante le diffide degli impresari del marmo rivolte al Cai e all'associazione Apuane Libere, l'evento si è svolto per il meglio. Il commento di Benedetta Barsi, presidente del Cai Toscana

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nella giornata di ieri, domenica 25 ottobre, si è tenuta la "camminata consapevole" per sensibilizzare sul peso dell'industria estrattivista sul Monte Altissimo, nelle Alpi Apuane. L'evento si è svolto al meglio nonostante le tensioni emerse nei giorni precedenti: alcune imprese attive in zona avevano indirizzato diffide al Cai Toscana e all'associazione Apuane Libere, tra i principali promotori dell'evento, affinché la manifestazione non sostasse nelle aree estrattive.
I precedenti non erano dei migliori. Durante la precedente camminata consapevole – svoltasi il giugno scorso ad Orto di donna – decine delle auto dei partecipanti erano state vandalizzate da ignoti (ne parlavamo qui). Fortunatamente, questa volta tutto si è concluso per il meglio: ne abbiamo parlato con la presidente del Cai regionale, Benedetta Barsi.
"Nonostante le diffide, l'iniziativa si è svolta nel migliore dei modi e vi hanno preso parte circa 200 persone. Tutto è andato in maniera assolutamente tranquilla, come ci auspicavamo, anche grazie alla collaborazione delle forze dell'ordine che hanno presidiato le nostre auto nel parcheggio in cui le avevamo lasciate. Abbiamo seguito l'itinerario che avevamo precedentemente comunicato alla Questura, al Parco e a tutti gli enti di riferimento".
Nel corso della camminata si sono tenute diverse tappe, durante le quali le associazioni coinvolte – tra cui la sezione regionale Club Alpino Italiano – hanno contribuito a illustrare la realtà delle attività estrattive e le conseguenze di un modello di sfruttamento del territorio particolarmente pesante. Un estratto dalla locandina dell'evento:

"Sull'Altissimo sono particolarmente evidenti le ferite prodotte dalle cave. Il Piano del Comune (che definisce il monte 'a vocazione espressamente estrattiva') prevede di attivare o riattivare nel Canale delle Gobbie ben otto cave, sette delle quali inattive da tempo e ormai rinaturalizzate (il che comporterebbe gravi conseguenze sull'ecosistema). La situazione attuale e la minaccia annunciata nel Canale delle Gobbie impongono la nostra presenza e il nostro impegno, a denuncia dell'incompatibilità tra l'estrattivismo di rapina e il pregio di questo territorio".
In attesa dell'evento, nei giorni tra il 22 e 23 ottobre, alcune diffide erano arrivate agli indirizzi pec di Cai Toscana e Apuane Libere, sollevando l'indignazione delle associazioni coinvolte, trattate – secondo quanto dichiarato dalla presidente Cai – alla stregua di vandali.

Si legge nel comunicato del Cai regionale: "Prendiamo atto di un atteggiamento ingiustificato nei confronti dei partecipanti a un'escursione il cui intento, è importante ribadirlo, è pacifico, informativo e volto alla conoscenza del territorio in percorsi aperti e fruibili alla collettività tutta. Il territorio interessato è prevalentemente pubblico e affidato in concessione temporanea. Per questo riteniamo fondamentale che venga garantita la libertà di fruizione delle montagne, naturalmente nel pieno rispetto delle norme vigenti".
Come spiegato da Benedetta Barsi, ben quattro diffide sarebbero state rivolte alla storica associazione. I mittenti erano alcune delle aziende estrattive più attive in zona: Henraux Spa, R.G. Marmi, Cava Campo dell'Orzo Srl e Costa Medicea Sas.

"Ciò che ci ha maggiormente colpito è stato il fatto che associazioni da sempre dedicate alla protezione dell'ambiente siano state individuate come possibili responsabili di disordini. Una diffida di questo tipo, soprattutto in occasione di una manifestazione pacifica, non è certo un fatto ordinario".
Le diffide invitavano gli organizzatori a non sostare nelle aree estrattive, con l'indicazione che eventuali responsabilità sarebbero ricadute sui partecipanti. Inoltre, si invitavano le amministrazioni a vigilare sugli eventi ricreativi non autorizzati, nonostante l'iniziativa – secondo quanto confermato dalla presidente di sezione Cai – fosse stata regolarmente comunicata e autorizzata. Inoltre, la responsabilità di tutelare e recintare le aree interessate dalle attività estrattive, per la sicurezza degli escursionisti, è a carico delle aziende stesse.
"Cosa si teme, dunque, dalla presenza di cittadini e associazioni sul territorio?".

Il Cai Toscana ha accolto le diffide con stupore e ha parlato di questo episodio come di un gesto scomposto da parte degli impresari del marmo. "È sembrato quasi che chi ha inviato le diffide non sapesse bene chi fossimo e non conoscesse la natura delle nostre organizzazioni. In particolare, il Cai è un'associazione di grande autorevolezza, con una lunga esperienza nell'ambito della tutela ambientale e della frequentazione responsabile della montagna. Per questo motivo, più che indignazione, la vicenda mi ha suscitato sorpresa e perplessità".
Con le dovute cautele, però, la camminata consapevole è andata a buon fine: ha rappresentato un momento importante di sensibilizzazione e di testimonianza, nel quale le associazioni della zona hanno ribadito il loro impegno nella difesa del territorio e nella tutela dell'ambiente.

L'iniziativa è stata promossa da Apuane Libere, Amici della Terra, Arci Massa Carrara, Cai Carrara, Cai Massa, Cai Pietrasanta, Cai Toscana, Comitato Custodi della Ceragiola, Comitato Indipendente per la Partecipazione l'Informazione e la Trasparenza CIPIT, Comitato per la chiusura della discarica ex Cava Fornace, Comitato Ugo Pisa, GasVezza, Gruppo Archeologico Camaiore, La Voce degli Alberi, Legambiente Carrara, Legambiente MassaMontignoso, Legambiente Versilia e WWF Alta Toscana.












