"In alta quota, il cane ha trovato una bottiglia di vetro risalente a decenni fa. Seguendola, ne ho recuperate altre quattordici, più un ammontare indefinito di altri rifiuti"

"Qualcuno ha banchettato quassù, lasciando poi la sua spazzatura sotto le rocce. Finché Nebel, gentilmente, non ha posto rimedio. Siate come Nebel. Raccogliete la spazzatura. Ponete rimedio alle mancanze di qualcun altro. Siate il cambiamento". Quando la montagna restituisce la memoria materiale degli atti di inciviltà del passato e ci ricorda che non è mai troppo tardi per cogliere l'occasione per lasciare un'impronta positiva

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Salendo verso i Laghi di Frudiere, in Val d’Ayas (Valle d'Aosta), un’escursione si è trasformata in una piccola opera di pulizia in alta montagna grazie al fiuto di un cane di nome Nebel. L'episodio, documentato dal fotografo Marco Soggetto attraverso un video condiviso su Instagram (@varasc.it), porta alla luce una questione che attraversa il tempo e lo spazio dei rilievi, mostrando come l’abbandono dei rifiuti in quota sia stata purtroppo un'abitudine radicata nei decenni passati e non soltanto una deriva contemporanea.
Seguendo l'iniziale ritrovamento di una singola bottiglia di vetro da parte del cane, l’escursionista ne ha portate alla luce altre quattordici, insieme a un quantitativo considerevole di frammenti e residui di plastica. Ripulendo la zona, è riemerso anche il sacchetto originale che un tempo conteneva quel carico. Tracce evidenti di un banchetto consumato parecchi anni fa, rimaste sepolte lassù fino all'intervento fortuito degli escursionisti (a due e quattro zampe): “Decenni fa, qualcuno ha banchettato quassù, lasciando poi la sua spazzatura sotto queste rocce. Finché Nebel, gentilmente, non ha posto rimedio”, commenta Soggetto.
Questa scoperta richiama alla mente quanto accaduto pochi mesi fa sul Glacier Blanc, anche se in quel caso la dinamica del ritrovamento era diversa: la scorsa estate, il progressivo e inesorabile ritiro del ghiacciaio (uno dei maggiori delle Alpi del Delfinato, in Francia) aveva fatto riemergere una sorta di discarica a cielo aperto. A quasi tremila metri di quota, non lontano dal Rifugio des Écrins, un escursionista si era imbattuto in un luccichio anomalo rivelatosi poi composto da migliaia di barattoli arrugginiti, vecchi sci e scarti di ogni genere (alcuni dei quali risalenti agli anni Quaranta del secolo scorso), restituiti dalla montagna.
Il parallelismo tra la Val d'Ayas e il massiccio degli Écrins ci racconta ancora una volta che, per qualcuno, l'alta quota ha funzionato per molto tempo come un luogo dove disfarsi di ciò che pesava troppo da riportare a valle, senza preoccuparsi delle conseguenze.
“Nebel ci tiene a farvi sapere di essere passabilmente disgustata da noi bipedi - si legge nella conclusione della didascalia del video pubblicato da Soggetto -. Siate come Nebel. Raccogliete la spazzatura. Ponete rimedio alle mancanze di qualcun altro. Siate il cambiamento”. Il gesto documentato dal video, che si chiude con questo caustico commento finale immaginando il disgusto provato dal cane verso gli umani disattenti e maleducati, non intende essere una semplice denuncia, ma ribalta la prospettiva sulla responsabilità individuale.
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L’episodio infatti ci ricorda, ancora una volta, come il gesto di inciviltà di disperdere i rifiuti in montagna non sia solo una pessima pratica contemporanea ma purtroppo ci appartiene da decenni (quando forse la coscienza ecologica era meno sviluppata di oggi). Ma ci racconta anche un’altra cosa: che non è mai troppo tardi per cogliere l’occasione per lasciare un’impronta positiva, affinché il nostro passaggio lasci dietro di sé un luogo migliore rispetto a come l’abbiamo trovato.
Raccogliere i rifiuti lasciati da sconosciuti decenni prima significa accettare il fatto che la frequentazione delle terre alte comporta un dovere di cura che va oltre il semplice rispetto delle regole personali. La montagna conserva la memoria materiale delle nostre azioni passate, ma offre costantemente a chi la attraversa oggi l'opportunità di porre rimedio agli errori altrui, trasformando una semplice escursione in un atto concreto di tutela ambientale.
Le immagini sono state gentilmente concesse da Marco Soggetto (@varasc_it)











