Era salito in Appennino per arrampicare, ma non è più sceso: "Si dice che con la farina di castagne in queste valli ci si campava, così mi sono detto che potevo provarci anch'io"

Simone e Daniela di Rivivi Donicilio da tre anni hanno intrapreso la strada che Alessandro Cagnasso ha segnato vent'anni fa: il recupero degli essiccatoi e dei metati per trasformare in "farina dolce" le castagne secche. Un'opportunità che rende nuovamente produttivi boschi un tempo importantissimi per le famiglie della montagna

La t-shirt che indossa Simone Stradaioli porta un messaggio chiaro: Rivivi Donicilio. È il nome del suo progetto agricolo, legato a Donicilio, una piccola frazione di Verghereto (FC), a qualche chilometro da Alfero, dal Monte Fumaiolo e dalla sorgente del Tevere, ma già nella valle del Savio, il fiume che attraversa Cesena e sfocia nell'Adriatico. A Donicilio, dove ha sempre vissuto la sua famiglia materna, oggi c'è lo zio Giovanni Bernabini, che dall'autunno del 2024 è tornato a fare anche il guardiano del piccolo metato, l'essiccatoio per la castagne che per quaranta giorni brucia lentamente e trasforma il frutto fresco, che può così diventare anche farina e nei secoli ha sfamato la gente d'Appennino, che lo conosceva come albero del pane.
A metà ottobre, mentre Simone raccoglie, la compagna Daniela Raffaelli è impegnata a selezionare e insacchettare i frutti da vendere freschi: ogni pezzatura di castagna ha il suo utilizzo. "Siamo partiti recuperando il castagneto di mio nonno, ma lì si sono salvate appena sette piante. Quindi abbiamo acquistato un altro castagneto ad Alfero, con circa 120 piante in produzione. Da quest'anno, inoltre, ne gestiamo un terzo in affitto" racconta Simone, che ha poco meno di quarant'anni e nei terreni di proprietà produce anche miele e cereali, seminando vecchie varietà tradizionali della collina romagnola e dell'Appennino tosco-romagnolo da membro dell'Associazione per il Recupero dei Grani Antichi Romagnoli. "In questo magazzino, realizzeremo il nostro forno agricolo" racconta Simone. Prenderà il posto del forno a legna, quello che oggi lui e Daniela utilizzano per panificare saltuariamente e che è a fianco dell'essiccatoio in pietra, costruito nel 1870. Tre anni fa è stato rimesso in opera, per riprendere una tradizione di famiglia interrotta. Simone Stradaioli calcola che da un ettaro di castagneto, vendendo il frutto fresco, le castagne secche e la farina, può arrivare a ricavare circa 10mila euro. La sua azienda agricola Rivivi Donicilio è parte del nuovo Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale, presentato in occasione di Terra Madre 2026 (su L'Altramontagna ne ha scritto, in un articolo dal titolo bellissimo, "l'albero che ha bisogno degli esseri umani per vivere", il nostro Luigi Torreggiani).
La stessa scommessa di Simona vent'anni fa l'ha fatta anche Alessandro Cagnasso, originario di Parma e arrivato per caso in Lunigiana, per arrampicare. Era il 2006. Quest'anno ha festeggiato i vent'anni de La Bucolika, la sua azienda agricola che ha sede a Fazzano, una delle tante frazioni di Fivizzano (MS), a 450 metri sul livello del mare, sotto il Pizzo d'Uccello, una delle cime più iconiche delle Alpi Apuane. "Guardavo i castagneti e c'era uno zio del nostro amico che raccontata che una volta con la farina di castagne in queste valli ci si campava e che si poteva tornare a farlo. Io sono sempre stato innamorato della castagna e così mi sono detto che aveva senso riparare un essiccatoio" racconta Alessandro, che è originario di Parma. All'inizio, acquistava castagne in zona, riconoscendo un prezzo più alto degli altri gestori di metati. Poco a poco, negli anni, ha comprato dei castagneti abbandonati in modo da riprenderli ed "è quello che sto facendo, investendo ogni anno i soldi che guadagno con la farina nel recupero" spiega. Dopo 5 anni dalle prime potature, quest'anno hanno dato prodotto. Dallo scorso anno gli essiccatoi in funzione sono due: uno è dedicato alle castagne di terzi, l'altro a quelle raccolte nei castagneti di proprietà de La Bucolika. "Dallo scorso anno mi sono iscritto nuovamente alla Dop" aggiunge. Fa riferimento al disciplinare di produzione della Farina di castagne della Lunigiana, che impone determinate caratteristiche, a cominciare dalle varietà di castagne, che sono Bresciana, Carpanese, Fosetta, Marzolina, Moretta, Primaticcia, Rigola, Rossella e Rosso. La densità delle piante da frutto in produzione non può superare le 200 unità per ettaro. La resa produttiva massima non può superare 3.500 chilogrammi per ettaro. La resa massima delle castagne secche pelate, invece, non può superare il 32% in peso rispetto a un quintale di castagne crude: è l'umidità che va via, lentamente, nei 40 giorni di permanenza nel metato. Prima che il frutto venga battute per essere quindi accompagnato al mulino. E diventare, sotto la macina, "farina dolce", come la chiamava mia nonna.

Agricoltori e allevatori di montagna saranno anche quattro gatti, come sottolinea qualche commentatore, ma è grazie a loro se il bosco non ha preso il sopravvento su prati e pascoli, se gli orti di montagna continuano a far frutti, se ancora possiamo osservare e quindi assaggiare la biodiversità di ortaggi, verdure, frutta e cereali. Sappiamo che quello del contadino di montagna è un ruolo sociale, culturale ed ecologico fondamentale e per questo "Quattro gatti" racconterà le storie di quanti incrociano i punti del Manifesto de L'Altramomtagna, contribuendo a realizzare quotidianamente un abitare le Terre Alte capace di futuro.














